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Decesso dipendente

EM/mg commento a decesso di lavoratore dipendente fs per mesotelioma pleurico

DECESSO DI LAVORATORE DIPENDENTE DELLE FERROVIE DELLO STATO A CAUSA DI MESOTELIOMA PLEURICO. DIRITTO DELL’EREDE DEL DEFUNTO, IURE EREDITATIS, ALLA CORRESPONSIONE IN SUO FAVORE DEL RISARCIMENTO DEL DANNO BIOLOGICO E MORALE SUBITO DAL DE CUIUS. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA N. 801 DEL 5/7/2010, PRONUNCIATA DAL TRIBUNALE DI FIRENZE, SEZ. LAV.

Il caso prende avvio dal ricorso promosso con il patrocinio dell’Avv. Emanuela Manini dal figlio ed erede di un lavoratore dipendente dell’allora Ente Ferrovie dello Stato (ora RFI Spa) deceduto nell’anno 2007 a seguito di mesotelioma pleurico, contratto nel corso della attività lavorativa svolta presso il predetto ente, a far data dal 1954 fino al 1987, data di intervenuto pensionamento, con qualifica di operaio, addetto alla Officina Grandi Riparazioni, posta in Firenze, Porta al Prato, a causa del mancato approntamento da parte del datore di lavoro delle tutele alla integrità fisica ed alla personalità morale del prestatore di lavoro, ai sensi del R.D. 1722/1936, R.D. 5130/1927, L. 455/1943, DPR 303/195, DPR 648/1956, T.U. 1124/1965, art. 2017 cc., art. 2, 35, 41 Cost.

Muovendo da tali premesse in fatto, il ricorrente invocava nei confronti della società convenuta a titolo ereditario il risarcimento in suo favore del danno biologico da invalidità permanente e danno morale, oltre rivalutazione monetaria ed interessi di legge.

Si costituiva nel giudizio RFI Spa (già Ferrovie dello Stato) la quale invocava il rigetto della domanda, assumendo che il lavoratore deceduto aveva lavorato, prima della entrata in servizio alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato, presso una ditta appaltatrice, operante all’interno delle Officine delle Ferrovie dello Stato, di talchè non era da escludersi che la inalazione di fibre di amianto, nella dose, poi rivelatasi letale, fosse avvenuta nel corso del predetto periodo, atteso altresì il periodo di latenza della malattia, compresa tra i 40 e i 50 anni, con conseguente esclusione di responsabilità da parte della società convenuta.

Ammessa CTU medico legale, il Tribunale di Firenze, all’esito della indagine peritale, concludeva nel senso di accogliere il ricorso, condannando altresì RFI Spa al pagamento in favore del ricorrente dell’importo, pari ad euro 45.477,08 a titolo di risarcimento dei danni, biologico e morale, oltre rivalutazione monetaria ed interessi di legge, e spese di lite.

In particolare, ha osservato il Tribunale adito che per costante giurisprudenza, in caso di danno alla salute riconducibile alla nocività dell’ambiente di lavoro, è onere del datore di lavoro dimostrare la sua inevitabilità (art. 1218 cc. in riferimento all’art. 2087 Cass. 17/2/2008 n. 3788), citando all’uopo quanto osservato dalla Suprema Corte in fattispecie analoga a quella in esame, secondo cui “ritenuto che la responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087 cod. civ., non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, tuttavia non è circoscritta alla violazione di regole d’esperienza o di regole tecniche preesistenti e collaudate, ma deve ritenersi volta a sanzionare, anche alla luce delle garanzie costituzionali del lavoratore, l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro, tenuto conto della concreta realtà aziendale e della sua maggiore o minore possibilità di venire a conoscenza e di indagare sull’esistenza di fattori di rischio in un determinato momento storico. (Nella specie, la Corte Cass. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto responsabili ex art. 2087 cod. civ. le Ferrovie dello Stato per non aver predisposto, negli anni ’60, le cautele necessarie a sottrarre il proprio dipendente al rischio amianto). (Cass. 14/1/2005 n. 644)”.

Ebbene, con riguardo al caso di specie ha osservato il Tribunale che la società convenuta non ha assolto l’onere probatorio, volto a dimostrare la adozione di tutte le misure atte a preservare la salute psicofisica del lavoratore, a nulla rilevando la effettuazione di prestazione lavorativa alle dipendenze di ditta appaltatrice, operante nella struttura aziendale delle Ferrovie dello Stato, attesa la configurazione in tal caso di una corresponsabilità risarcitoria del committente.

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Quanto alla entità del danno liquidato in favore del ricorrente in ossequio a giurisprudenza di legittimità in materia, il Tribunale ha commisurato l’ammontare del danno biologico terminale al periodo di inabilità temporanea, decorso dalla liquidazione della rendita Inail alla data del decesso, quantificato nella misura massima (euro 107,78 al giorno), attese le conseguenze mortali della patologia, detratto quanto corrisposto dall’Inail a titolo di rendita permanente.

Quanto al danno morale, esso è stato quantificato nella misura pari al 50% di quello biologico.

Di qui la entità del danno nella misura complessiva, come sopra indicata.

Avv. Emanuela Manini

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Scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro

EM/mg scatti anzianità nei contratti di formazione e lavoro (commento sentenze n. 820-09 e 82-10)

Scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro.

Orientamento del Tribunale di Firenze, Sez. Lav., a fronte della sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Lav. n. 11605/2009. Commento alle sentenze n. 820/2009 e n. 82/2010 del Tribunale di Firenze, Sez. Lav.

I giudici del lavoro del Tribunale di Firenze, investiti delle controversie, aventi ad oggetto il diritto di dipendenti di Trenitalia Spa al computo della anzianità di servizio che tenga conto del periodo in regime di contratto di formazione e lavoro ai fini degli aumenti periodi di anzianità, a fronte del mutato indirizzo giurisprudenziale, inaugurato con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11605/2009, ha assunto con due recentissime sentenze posizioni contrastanti, sulle quali pare opportuno riflettere.

In particolare, con sentenza n. 82/2009, il Tribunale di Firenze, investito della questione con ricorso promosso da un dipendente di Trenitalia Spa, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, confermando la posizione assunta più volte dal predetto Tribunale, nonché in linea con la consolidata tesi della Suprema Corte (v.di per tutte Cass. Civ. n. 10961/2000) ha ribadito che “Il computo della anzianità collettiva di parte ricorrente debba essere effettuato non solo in relazione agli effetti che la legge ricollega direttamente al decorso del tempo, ma anche a quelli derivanti a suo favore dalla contrattazione collettiva che prevede gli scatti biennali di anzianità (Cass. n. 11309/2000)”.

Quanto alla interpretazione, cui è pervenuta la Cassazione con la citata sentenza n. 11605/2009, secondo cui è consentito “all’autonomia collettiva differenziare, ai fini di determinati istituti negoziali, retributivi e non, il periodo di formazione e lavoro rispetto a quello di lavoro ordinario”, il Tribunale adito ha ritenuto di non condividere tale evoluzione giurisprudenziale, atteso che la stessa, a suo giudizio, apre la possibilità di una differenziazione tra istituti in palese contrasto con il tenore letterare del comma 5 dell’art. 3 D.L. n. 726/1984, il quale dispone che il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione in rapporto a tempo indeterminato. Una diversa soluzione, prosegue il Tribunale di Firenze “sarebbe contraria al principio della interpretazione letterale, in quanto l’espressione è “computato nell’anzianità di servizio” riferita al periodo del contratto di formazione lavoro non contiene alcuna limitazione, che sarebbe stata invece necessaria, essendo prevalentemente contrattuali le ipotesi in cui l’anzianità ha rilievo, se il legislatore avesse voluto limitare la portata della norma”.

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Di diverso avviso si è mostrato altro giudice del Tribunale di Firenze il quale, investito della stessa questione con ricorsi, promossi anch’essi da dipendenti Trenitalia Spa, in ossequio al mutato orientamento giurisprudenziale di legittimità, con sentenza n. 82/2010, ha rigettato la domanda dei ricorrenti, compensando le spese di lite.

In particolare, il giudice adito, pure premettendo che “l’interpretazione letterale dell’art. 3, comma 5L. n. 863/1984 deporrebbe a sostegno della tesi attrice non contenendo tale disposizione alcuna limitazione della propria portata normativa”, rileva tuttavia come nella questione non possa prescindersi dall’autorevole intervento della Corte di Cassazione, con sent. n. 11605/2009, nell’ambito del quale, osserva il Giudice del lavoro, “La Corte ha posto in particolare rilievo la distinzione tra l’incidenza della norma legale richiamata rispetto all’anzianità di servizio del lavoratore sin dalla sua assunzione con CFL (conseguente alla retrodazione del rapporto sin dall’assunzione con CFL) rispetto alla peculiare differenziazione del periodo di formazione e lavoro ai fini di determinati istituti, di natura retributiva o meno, rientrante nei poteri dell’autonomia collettiva”.

Di qui, in adesione al citato richiamo giurisprudenziale, il Tribunale ha rigettato le domande dei lavoratori.

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Il contrasto giurisprudenziale in atto tra i giudici di merito (si veda anche Tribunale di Ancona, sent. n. 457/2009) mostra all’evidenza come la questione dei contratti di formazione e lavoro sia ancora aperta dopo il recente intervento della Suprema Corte, e meriti una ulteriore riflessione, anche in sede di giudizio di legittimità, magari attraverso la investitura delle Sezioni Unite della Suprema Corte, le quali pongano fine, anche nell’interesse dei lavoratori, soggetti a un diverso trattamento economico in ragione della oscillazione giurisprudenziale, al sofferto percorso degli scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro.

Avv. Emanuela Manini

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commento a sentenza del 5-6-09

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Nota a sentenza 5/6/2009 del Tribunale di Firenze, Sez. Lav. nell’ambito di una controversia, instaurata con la procedura dell’art. 700 cpc, da una lavoratrice avverso Trenitalia Spa, volta ad invocare la sospensione della efficacia del provvedimento, con cui, all’atto della sua immissione in servizio, era assegnata ad un impianto di lavoro, diverso da quello da ultimo occupato.

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All’esito di un giudizio, intrapreso dinanzi al Tribunale di Firenze, Giudice del Lavoro, confermato nei successivi gradi di impugnazione, era riconosciuta la illecita intermediazione di mano d’opera, nonché la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra una lavoratrice e le Ferrovie dello Stato (in seguito denominate Trenitalia Spa), con diritto della stessa ad essere immessa nei ruoli della società nella sede di origine assegnata (Firenze) e nella qualifica riconosciuta.

All’atto della esecuzione della sopracitata sentenza, Trenitalia Spa, prospettando la impossibilità della collocazione presso la sede di appartenenza, assegnava la dipendente ad altro impianto di lavoro, dove la dipendente era invitata a prendere servizio.

Radicato dalla lavoratrice, rappresentata e difesa dall’Avv. Emanuela Manini, procedimento cautelare, ex art. 700 cpc, dinanzi al Tribunale di Firenze, il Giudice adito, a scioglimento della sua riserva, ordinava a Trenitalia Spa la immediata sospensione del provvedimento di assegnazione della ricorrente a sede di lavoro diversa da quella assegnata con sentenza di accertamento della illecita interposizione di manodopera (Firenze), ordinando alla società la sua adibizione alla predetta sede.

In particolare, ha osservato il Tribunale che risultava evidente la inottemperanza della società alle pronunce giudiziali di riconoscimento del rapporto di lavoro, proprio della lavoratrice, con Trenitalia Spa, a nulla rilevando la prospettata impossibilità di utilizzare presso la sede originaria la prestazione lavorativa della ricorrente, trattandosi di un aspetto da valutare, ai sensi dell’art. 2103 cc., in relazione al successivo corretto esercizio del potere di individuazione della sede di lavoro e della eventuale adozione di un trasferimento, nei limiti della disciplina contrattualistica di settore.

Inoltre, il Tribunale di Firenze, ha rilevato la sussistenza, nella fattispecie in esame, del periculum in mora, trattandosi di una lavoratrice, madre di un bambino in tenerissima età, la cui assegnazione ad una sede di lavoro molto lontana dal nucleo familiare avrebbe provocato pregiudizi irreparabili alla propria situazione familiare.

La ricorrente ha, dunque, potuto fare ritorno presso la propria sede di lavoro, in attesa del pronunciamento della fase di merito.                                                       Avv. Emanuela Manini