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Mansioni superiori per un dipendente di Trenitalia Spa

Dipendente di Trenitalia Spa con inquadramento nel livello D, operatori specializzati, CCNL della Mobilità 20/7/2012.

Svolgimento di mansioni superiori nel livello professionale B, tecnici specializzati. Riqualificazione del dipendente. Commento alla sentenza n. 302/2017 del Tribunale di Livorno, sez. lav.

Si segnala la sentenza n. 302/2017 del Tribunale di Livorno, sez. lav. pronunciata nell’ambito di controversia promossa da un dipendente di Trenitalia Spa, con inquadramento nel livello professionale D, operatori specializzati, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, avente ad oggetto il riconoscimento dell’inquadramento nel superiore livello professionale B, tecnici specializzati, CCNL della Mobilità 20/7/2014.

Trattandosi di domanda volta al riconoscimento di mansioni superiori, il lavoratore ha ripercorso nell’ambito del processo le fasi del procedimento logico giuridico richiesto per tali tipi di controversie, ovvero la individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal contratto collettivo di categoria, l’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, il raffronto dei risultati di tali due indagini.

All’esito di tale complesso procedimento, è risultato accertato che il lavoratore, inquadrato come operatore specializzato ed ammesso ad attività di manutenzione dei rotabili presso la officina di Livorno, a far data dal mese di maggio 2012 fosse stato trasferito presso l’impianto di Fiorentina di Piombino ed ammesso all’espeltamento dei processi di manutenzione dei carri in dotazione alla Divisione Cargo, effettuando in autonomia le operazioni di check in e check out, la assegnazione del mezzo in riparazione ed il successivo controllo di idoneità del lavoro svolto.

Aspetto qualificante del superiore livello professionale è risultato essere lo svolgimento della attività in piena autonomia operativa, nonché con margini di discrezionalità, e con assunzione della relativa responsabilità, seppure nell’ambito delle procedure ed istruzioni ricevute, proprie della superiore declaratoria contrattuale.

Di qui, il Tribunale ha concluso nel senso del riconoscimento al lavoratore del diritto al superiore livello di inquadramento B CCNL Mobilità a partire dal mese di agosto 2012, ed ha condannato Trenitalia Spa al pagamento delle relative differenze retributive, oltre interessi e rivalutazione, e spese processuali.

Firenze lì, 15 giugno 2017

Avv. Emanuela Manini

Allegati: sentenza 302/2017

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licenziamento del lavoratore

LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE PER RITENUTA IMPOSSIBILITA’ SOPRAVVENUTA DELLA PRESTAZIONE DI LAVORO. IMPUGNAZIONE DEL LICENZIAMENTO CON LA PROCEDURA DELL’ART. 700 CPC. CONDANNA DELLA SOCIETA’ CONVENUTA ALLA REINTEGRAZIONE DEL LAVORATORE ED AL PAGAMENTO DELLE MENSILITA’ ARRETRATE. COMMENTO ALLA ORDINANZA 1/4/2010 DEL TRIBUNALE DI PISTOIA, SEZ. LAVORO.

Il Tribunale di Pistoia Sez. Lav., con la recentissima ordinanza del 1/4/2010, pronunciata nell’ambito di un ricorso, ex art. 700 cpc, promossa da un dipendente di Trenitalia Spa, assistito dall’Avv. Emanuela Manini, avverso la predetta società, a seguito della intimazione di un licenziamento per ritenuta inidoneità sopravvenuta della prestazione lavorativa, in accoglimento del ricorso, ha ordinato alla società la immediata reintegrazione del lavoratore, nonché ha disposto la condanna di quella al pagamento delle mensilità maturate a far data dal licenziamento fino alla effettiva reintegrazione in servizio, oltre rivalutazione monetaria, interessi di legge e spese del procedimento.

La vicenda prende avvio a seguito della rivendicazione mossa da un lavoratore, riconosciuto dipendente di Trenitalia Spa a fronte della accertata violazione della legislazione in materia di divieto di intermediazione di manodopera, ad essere immesso nei ruoli aziendali, e nel profilo professionale di appartenenza.

Per parte sua Trenitalia Spa, in vista della reintegrazione nella postazione lavorativa, sottoponeva il lavoratore a visita medica al fine di valutare, la idoneità fisica del dipendente all’espletamento delle mansioni, proprie del profilo professionale di inquadramento.

All’esito della predetta visita Trenitalia Spa, alla luce del giudizio sanitario, di accertamento della sopravvenuta impossibilità alla prestazione lavorativa, escludendo la utilizzabilità del dipendente in altra attività all’interno della società, risolveva il rapporto di lavoro, con effetto immediato, per giustificato motivo, ai sensi dell’art 3 L. 1966/604.

A seguito dell’intimato licenziamento, il lavoratore radicava ricorso giudiziario ex art. 700 cpc, invocando la immediata reintegrazione nel posto di lavoro, previa declaratoria di illegittimità dell’atto risolutorio del rapporto di lavoro, nonché la condanna della società convenuta alla corresponsione in suo favore di tutte le mensilità maturate e maturande a far data dalla intimazione di licenziamento fino alla effettiva reintegrazione, oltre rivalutazione monetaria, interessi legali, e spese del procedimento.

Costituitasi ritualmente in giudizio, Trenitalia Spa resisteva alla domanda, invocando la inammissibilità e/o improponibilità del ricorso, ovvero, nel merito, la sua reiezione.

Ammessa CTU medico legale sulla persona del lavoratore, all’esito della fase istruttoria, il Tribunale adito accoglieva la domanda cautelare proposta, condannando altresì Trenitalia Spa al pagamento delle mensilità maturate dalla data di intimazione del licenziamento fino alla effettiva reintegrazione in servizio, oltre rivalutazione ed interessi e spese del procedimento.

In particolare, osservava l’organo giudicante, sotto il profilo del “fumus boni iuris”, che la consulenza tecnica medico legale avesse accertato la parziale idoneità del lavoratore alle mansioni proprie del profilo di appartenenza (ausiliario), di talché costituiva dovere della società datrice di lavoro impiegare il lavoratore in mansioni equivalenti, anche alla luce del costante orientamento giurisprudenziale (Cass. Civ. Sez. Lav. 15500/2009) secondo cui “in caso di sopravvenuta infermità permanente del lavoratore, non si realizza un’impossibilità della prestazione lavorativa quale giustificato motivo oggettivo di recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro subordinato (art. 1 e 3 L. n. 604 del 1966 e art. 1463 e 1464 cc), qualora il lavoratore possa essere adibito a mansioni equivalenti o, se impossibile, anche a mansioni inferiori, purché da un lato tale diversa attività sia utilizzabile nell’impresa, secondo l’assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall’imprenditore, e dall’altro, l’adeguamento sia sorretto dal consenso, nonché dall’interesse dello stesso lavoratore”.

Quanto al “periculum in mora”, il Tribunale di Pistoia ne ammetteva la sussistenza, “tenuto conto del fatto che lo svolgimento dell’attività lavorativa, oltre a rappresentare la fonte dei mezzi di sostentamento del lavoratore, costituisce mezzo di esplicazione della sua personalità”, con la conseguente irrilevanza del carattere patrimoniale della pretesa economica alla retribuzione, attesa la “idoneità della reintegrazione per equivalente a neutralizzare gli effetti del decorso del tempo occorrente allo svolgimento del processo ordinario”.

Di qui, il pieno accoglimento delle domande del lavoratore.

Avv. Emanuela Manini

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Scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro

EM/mg scatti anzianità nei contratti di formazione e lavoro (commento sentenze n. 820-09 e 82-10)

Scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro.

Orientamento del Tribunale di Firenze, Sez. Lav., a fronte della sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Lav. n. 11605/2009. Commento alle sentenze n. 820/2009 e n. 82/2010 del Tribunale di Firenze, Sez. Lav.

I giudici del lavoro del Tribunale di Firenze, investiti delle controversie, aventi ad oggetto il diritto di dipendenti di Trenitalia Spa al computo della anzianità di servizio che tenga conto del periodo in regime di contratto di formazione e lavoro ai fini degli aumenti periodi di anzianità, a fronte del mutato indirizzo giurisprudenziale, inaugurato con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11605/2009, ha assunto con due recentissime sentenze posizioni contrastanti, sulle quali pare opportuno riflettere.

In particolare, con sentenza n. 82/2009, il Tribunale di Firenze, investito della questione con ricorso promosso da un dipendente di Trenitalia Spa, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, confermando la posizione assunta più volte dal predetto Tribunale, nonché in linea con la consolidata tesi della Suprema Corte (v.di per tutte Cass. Civ. n. 10961/2000) ha ribadito che “Il computo della anzianità collettiva di parte ricorrente debba essere effettuato non solo in relazione agli effetti che la legge ricollega direttamente al decorso del tempo, ma anche a quelli derivanti a suo favore dalla contrattazione collettiva che prevede gli scatti biennali di anzianità (Cass. n. 11309/2000)”.

Quanto alla interpretazione, cui è pervenuta la Cassazione con la citata sentenza n. 11605/2009, secondo cui è consentito “all’autonomia collettiva differenziare, ai fini di determinati istituti negoziali, retributivi e non, il periodo di formazione e lavoro rispetto a quello di lavoro ordinario”, il Tribunale adito ha ritenuto di non condividere tale evoluzione giurisprudenziale, atteso che la stessa, a suo giudizio, apre la possibilità di una differenziazione tra istituti in palese contrasto con il tenore letterare del comma 5 dell’art. 3 D.L. n. 726/1984, il quale dispone che il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione in rapporto a tempo indeterminato. Una diversa soluzione, prosegue il Tribunale di Firenze “sarebbe contraria al principio della interpretazione letterale, in quanto l’espressione è “computato nell’anzianità di servizio” riferita al periodo del contratto di formazione lavoro non contiene alcuna limitazione, che sarebbe stata invece necessaria, essendo prevalentemente contrattuali le ipotesi in cui l’anzianità ha rilievo, se il legislatore avesse voluto limitare la portata della norma”.

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Di diverso avviso si è mostrato altro giudice del Tribunale di Firenze il quale, investito della stessa questione con ricorsi, promossi anch’essi da dipendenti Trenitalia Spa, in ossequio al mutato orientamento giurisprudenziale di legittimità, con sentenza n. 82/2010, ha rigettato la domanda dei ricorrenti, compensando le spese di lite.

In particolare, il giudice adito, pure premettendo che “l’interpretazione letterale dell’art. 3, comma 5L. n. 863/1984 deporrebbe a sostegno della tesi attrice non contenendo tale disposizione alcuna limitazione della propria portata normativa”, rileva tuttavia come nella questione non possa prescindersi dall’autorevole intervento della Corte di Cassazione, con sent. n. 11605/2009, nell’ambito del quale, osserva il Giudice del lavoro, “La Corte ha posto in particolare rilievo la distinzione tra l’incidenza della norma legale richiamata rispetto all’anzianità di servizio del lavoratore sin dalla sua assunzione con CFL (conseguente alla retrodazione del rapporto sin dall’assunzione con CFL) rispetto alla peculiare differenziazione del periodo di formazione e lavoro ai fini di determinati istituti, di natura retributiva o meno, rientrante nei poteri dell’autonomia collettiva”.

Di qui, in adesione al citato richiamo giurisprudenziale, il Tribunale ha rigettato le domande dei lavoratori.

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Il contrasto giurisprudenziale in atto tra i giudici di merito (si veda anche Tribunale di Ancona, sent. n. 457/2009) mostra all’evidenza come la questione dei contratti di formazione e lavoro sia ancora aperta dopo il recente intervento della Suprema Corte, e meriti una ulteriore riflessione, anche in sede di giudizio di legittimità, magari attraverso la investitura delle Sezioni Unite della Suprema Corte, le quali pongano fine, anche nell’interesse dei lavoratori, soggetti a un diverso trattamento economico in ragione della oscillazione giurisprudenziale, al sofferto percorso degli scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro.

Avv. Emanuela Manini

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