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Illegittimità del licenziamento disciplinare intimato ad un dipendente di Trenitalia Spa per non avere ottemperato ad un trasferimento

Licenziamento disciplinare di un dipendente di Trenitalia spa, che aveva rifiutato di recarsi in un impianto diverso da quello di assegnazione, a seguito di un trasferimento. Legittimo esercizio di autotutela, di cui all’art. 1460 cc.
Breve commento alla sentenza n. 18178/2017 del 24/7/2017 della Corte di Cassazione, sez. lav.
Con sentenza n. 5320/2014 la Corte di Appello di Torino, in riforma della sentenza di primo grado del Tribunale di Novara, dichiarava la illegittimità del licenziamento intimato per giusta causa ad un lavoratore, dipendente di Trenitalia Spa, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, poiché esso non aveva ottemperato all’ordine di prendere servizio presso un impianto, ubica-to in altra regione, a seguito di un trasferimento, risultando assente ingiusti-ficato nel corso di alcune giornate.
La Corte di Cassazione, adita da Trenitalia Spa, ha rigettato il ricorso, con-fermando la statuizione della Corte di Appello di Torino, di declaratoria di illegittimità del licenziamento intimato.
In proposito, la Suprema Corte, richiamando consolidati orientamenti, ha precisato:
“il provvedimento del datore di lavoro avente ad oggetto il trasferimento di sede di un lavoratore, non adeguatamente giustificato a norma dell’art. 2103 cc., determina la nullità dello stesso ed integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro, con la conseguenza che la mancata ottemperanza al-lo stesso provvedimento da parte del lavoratore trova giustificazione sia qua-le attuazione di un’eccezione di inadempimento (art. 1460 cc.), sia sulla base del rilievo che gli atti nulli non producono effetti, non potendosi ritenere che sussista una presunzione di legittimità dei provvedimenti aziendali che im-ponga l’ottemperanza agli stessi fino ad un contrario accertamento in giudi-zio” (cfr. fra le molte, Cass. n. 26920/2008).
Con riguardo al caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta-mente compiuta la valutazione espressa con la sentenza impugnata della Cor-te di Appello di Torino, la quale ha dichiarato la legittimità dell’esercizio del potere di autotutela del lavoratore, all’atto in cui ha rifiutato il trasferimento in altra sede, ritenendo prevalenti le ragioni del dipendente su quelle fatte valere dalla società, a base del trasferimento.
Di qui, il rigetto del ricorso promosso da Trenitalia Spa e la conferma di ille-gittimità del licenziamento, intimato al dipendente.
Avv. Emanuela Manini
Allegato: sent. 18178/2017 Corte di Cassazione

20170724163057408

Licenziamento di dipendente di Trenitalia Spa. Reintegrazione.

Licenziamento di dipendente di Trenitalia Spa a seguito della inottemperanza al provvedimento di assegnazione ad altra se-de, in attesa degli esiti del procedimento ex art. 700 cpc, frattanto radicato. Illegittimità del licenziamento intimato ed ordine di reintegra. Breve commento alla sentenza della Corte di Appello di Torino del 30/4/2014.

La vicenda prende avvio dal licenziamento intimato ad un dipendente di Trenitalia Spa immesso nei ruoli aziendali a seguito di declaratoria di illecita intermediazione di manodopera, in conseguenza del rifiuto di questi a prestare la attività lavorativa presso sede assai distante da quella di assegnazione, in attesa degli esiti del procedi-mento, ex art. 700 cpc, frattanto instaurato dinanzi al Tribunale di Novara. Il lavoratore, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, aveva impugnato il licenziamento dinanzi al Tribunale di Novara, che tuttavia aveva dichiarato legittimo l’atto di risoluzione del rapporto di lavoro. Radicato giudizio di appello avverso la predetta sentenza dinanzi alla Corte di Appello di Torino, questa ha accolto le ragioni del dipendente, dichiarando la illegittimità del licenziamento, nonché ordinando alla società la reintegra nel posto di lavoro, presso la originaria sede di assegnazione (Novara). In proposito, il giudice del gravame ha assunto a base della propria decisione le seguenti argomentazioni: – Trenitalia Spa all’atto di immissione in servizio del dipendente, intervenuta a distanza di oltre due anni dalla pronuncia di accertamento del rapporto di lavoro, avrebbe dovuto immettere il lavoratore nel posto di lavoro, e solo dopo la configurazione formale del rapporto, avrebbe potuto riprendere la normale dinamica con un eventuale trasferimento, sussistendone le esigenze aziendali. Al contrario, la società ha omesso di regolarizzare il rapporto sotto il profilo formale, amministrativo, contabile e previdenziale, di talchè il rifiuto del dipendente di prendere servizio nella sede di nuova assegnazione (Torre del Greco) doveva ritenersi giustificato, in base al principio di autotutela nel contratto a prestazioni corrispettive, ai sensi dell’art. 1460 cc. – Quanto alla circostanza, posta da Trenitalia Spa a base dell’intimato licenziamento, ovvero la continuazione della prestazione lavorativa alle dipendenze della appaltatrice, osserva la Corte di Appello che ciò era da porsi in relazione alla mancata ottemperanza della società alle sentenze che ordinavano la immissione del dipendente presso i ruoli aziendali di Trenitalia Spa, la quale si era avvantaggiata di tale circostanza, nulla obiettando per anni, così riducendo la propria obbligazione risarcitoria alle sole differenze retributive rispetto al trattamento economico spettante al lavoratore ove il medesimo fosse stato tempestivamente immesso in ruolo. Da ultimo, costituisce circostanza dirimente ai fini della valutazione del comportamento oggetto di censura disciplinare la carenza dell’elemento soggettivo, ovvero la buona fede del lavoratore nella tenuta della condotte. Di qui, la declaratoria di illegittimità del licenziamento e l’ordine di reintegra del dipendente nel posto di lavoro.

Avv. Emanuela Manini

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Trasferimento di dipendente di Trenitalia Spa, prevalenza delle esigenze (anagrafiche e di assistenza) del lavoratore sull’esercizio del potere datoriale di trasferimento

Trasferimento di lavoratore dipendente di Trenitalia Spa in ragione della cessazione della attività di originaria adibizione del lavoratore. Prevalenza delle esigenze anagrafiche (lavoratore ultra cinquantenne) e di assistenza (fruizione dei benefici di cui alla L. 104/1992) sull’esercizio del potere datoriale di trasferire il lavoratore. Accoglimento del ricorso, ex art. 700 cpc, promosso dal lavoratore, con conseguente sospensione del provvedimento di trasferimento.

Si segnala la decisione assunta dal Tribunale di Siena, giudice del lavoro, nell’ambito di ricorso promosso da un lavoratore dipendente, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, avverso Trenitalia Spa volto ad impugnare il provvedimento di trasferimento, assunto dalla società, dall’impianto di Siena all’impianto di Firenze, in ragione della paventata soppressione del posto di lavoro.

La vicenda prende avvio dal ricorso ex art. 700 cpc promosso avverso un lavoratore dipendente di Trenitalia Spa assegnato all’ufficio distribuzione Turni Siena dell’U.O. Distribuzione Turni pdc Firenze – DPR con qualifica di quadro, avverso il provvedimento di trasferimento all’impianto primario condotta di Firenze dove le mansioni di assegnazione del lavoratore (addetto alla distribuzione dei turni del personale) erano state frattanto trasferite.

A fondamento del proprio ricorso, il lavoratore assumeva:

– che era stato assegnato, prima della assunzione del provvedimento di trasferimento, alla struttura Manutenzione e Pulizia Toscana – Contratto Pulizie, con sede lavorativa in Siena, e che tale destinazione lavorativa dovesse considerarsi definitiva e non temporanea, come riferito dalla società;

– che lo stesso, ai sensi dell’art. 40, n. 5, CCNL 16/4/2003, non poteva essere trasferito ad altro impianto senza il proprio consenso, avendo egli compiuto 50 anni;

– infine, che lo stesso rientrava nella tutela prevista dalla L. n. 104/1992, prestando egli assistenza al fratello disabile.

Costituendosi in giudizio, Trenitalia Spa assumeva che la assegnazione all’impianto di Firenze traeva origine dalla cessazione della attività, cui era adibito il lavoratore, di distribuzione dei turni del personale presso l’impianto di Siena, e dalla conseguente assegnazione delle predette attività all’impianto di Firenze, a nulla rilevando la temporanea assegnazione del dipendente ad altra attività nelle more della riorganizzazione aziendale della attività di distribuzione dei turni.

Il Tribunale di Siena, all’esito della audizione delle parti, a scioglimento della riserva, accoglieva il ricorso promosso dal lavoratore, disponendo la sospensione della assegnazione del ricorrente all’impianto di Firenze, nonché ordinando a Trenitalia Spa l’immediato mantenimento della assegnazione alla struttura manutenzione e pulizia Toscana, condannava altresì Trenitalia Spa al pagamento delle spese di lite.

A fondamento della decisione assunta, il Tribunale adito, all’esito di un approfondito excursus della giurisprudenza formatasi in materia, ha ritenuto che la natura collettiva del trasferimento subito dal lavoratore, in ragione della riorganizzazione della attività di distribuzione dei turni del personale, che ha visto coinvolto tutto il personale (tra cui il ricorrente) operante presso l’impianto di Siena, “non appare e non può essere assolutamente ostativa alla esplicazione di quei valori di tutela e in specie del secondo, ex lege 1992/n. 104, ragionevolmente sussistenti nel caso esaminato”.

Sotto tale aspetto, è apparso dunque possibile per il Tribunale il mantenimento del lavoratore nella postazione lavorativa, assegnata al dipendente prima del trasferimento, a nulla valendo dire che si trattasse di sottoutilizzazione della professionalità di quadro, propria del lavoratore, in attesa del riordino dell’ufficio, a fronte della irrilevanza mostrata da Trenitalia Spa ad un demansionamento, all’atto di offerta di riconversione della professionalità in altri settori produttivi (macchinista/capotreno), quale contropartita per il lavoratore al mantenimento presso la postazione lavorativa in Siena.

Quanto al periculum in mora, ha argomentato il Tribunale nel senso che “evidente, e piuttosto tipico, in materia, il periculum in mora insito nella grave ingiuria, irreparabile, che la nuova sede lavorativa, nonostante una distanza chilometrica relativa, viene ad arrecare alle obiettive esigenze assistenziali di familiare stretto (fratello), non senza riflesso immediato su diritto della personalità del lavoratore”.

Di qui, la fondatezza del diritto del lavoratore a permanere presso la originaria sede di lavoro, anche in applicazione dei principi di buona fede e correttezza, ex artt. 1175, 1375 cc.

Avv. Emanuela Manini

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