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Tassazione separata delle somme percepite nell’ambito di una transazione novativa

Tassazione separata delle somme percepite nell’ambito di una transazione novativa, ancora una conferma dalla Commissione Tributaria provinciale di Firenze.

Con sentenza n. 1332 del 26/10/2015 la Commissione Tributaria provinciale di Firenze consolida il proprio orientamento, già espresso con sentenza n. 1259/2015, volto a ritenere assoggettate a tassazione separata le somme percepite da un lavoratore nell’ambito di una transazione novativa, stipulata con il datore di lavoro, avente ad oggetto la rinuncia alla postazione di lavoro, dietro rimessa di una somma di denaro.

La vicenda prende avvio dal riconoscimento giudiziale di un rapporto di lavoro subordinato tra un lavoratore dipendente di una cooperativa appaltatrice di servizi ferroviari e le società Trenitalia Spa, RFI Spa, per effetto di accertamento di illecita intermediazione di manodopera (art. 1, comma 3, L. 1369/1960).

Successivamente il lavoratore e le società ferroviarie hanno stipulato una transazione generale novativa, nell’ambito della quale era convenuta la rinuncia alla postazione di lavoro da parte del lavoratore dietro rimessa in suo favore da parte di Trenitalia Spa, RFI Spa di una somma di denaro, corrisposta al netto della ritenuta fiscale.

Il lavoratore ha sottoposto la somma ricevuta a tassazione ordinaria, successivamente, ritenendo corretto il regime della tassazione separata, ha invocato il rimborso della imposta Irpef, pagata in eccesso, nonché di seguito, a fronte del silenzio rifiuto della Agenzia delle Entrate, ha adito, con il patrocinio dell’Avv. Emanuela Manini, la Commissione Tributaria provinciale di Firenze.

La Commissione adita, con sentenza n. 1332/2015 del 26/10/2015 ha accolto le ragioni del contribuente, così argomentando: “L’art. 46 del T.U.I.R., prima della emanazione del D.Lgs 314/1997, stabiliva che fossero da considerarsi redditi da lavoro dipendente quelli che derivavano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri.

L’art. 32 del Dl 41/95 ha modificato l’art. 16, lett. a) e c) del DPR 917/86 prevedendo l’assoggettamento a tassazione separata delle somme e dei valori comunque percepiti, al netto delle spese legali sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedure esecutive, a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria o di transazioni, relative alla risoluzione del rapporto di lavoro.

A seguito di tale modifica discende che le somme, comunque percepite a titolo di transazioni, anche novative, intervenute in costanza di rapporto di lavoro o alla cessazione dello stesso, siano da ritenere soggette a tassazione separata, ai sensi dell’art. 16 c. 1 del TUIR, ora art. 17, nonché a ritenuta a titolo di acconto Irpef, ai sensi dell’art. 23 stesso decreto.

Ebbene, dall’esame della documentazione versata in atti, e precisamente dall’atto di transazione, si può legittimamente sostenere che la somma corrisposta dalle società ferroviarie sia connessa e dipendente dal rapporto di lavoro, proprio perché nascente dallo stesso e teso alla definizione transattiva del medesimo.

È lo stesso dato normativo che consente di affermare che nel reddito di lavoro siano da ricomprendere le somme e valori percepiti dal lavoratore nel periodo ed in relazione consequenziale al rapporto di lavoro”.

Attesa la soccombenza, l’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di lite.

Avv. Emanuela Manini

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Allegati: sentenza n. 1332/2015

Intermediazione illecita degli appalti ferroviari, regime di tassazione della somma corrisposta dalle società ferroviarie quale prezzo per la rinuncia alla postazione di lavoro

Intermediazione illecita negli appalti ferroviari. Rinuncia alla postazione di lavoro dietro rimessa di una somma di denaro. Sottoposizione dell’importo corrisposto da Trenitalia Spa e/o RFI Spa in favore del lavoratore a titolo transattivo a tassazione separata e non a tassazione ordinaria.
Si richiama l’attenzione su una vicenda che vede coinvolti lavoratori dipendenti di imprese appaltatrici di servizi ferroviari, i quali, all’esito di declaratoria di intermediazione illecita di manodopera, hanno conseguito un accordo con le società ferroviarie, volto alla ri-nuncia alla postazione di lavoro dietro rimessa di una somma di de-naro da parte di queste ultime, al netto della ritenuta di acconto (20%), a titolo di transazione generale novativa.
La questione che si pone è quale sia il corretto regime di tassazione (ordinaria o separata) da applicare alla somma ricevuta.
In materia di trattamento fiscale delle somme erogate al lavoratore nell’ambito di transazioni relative a controversie di lavoro, il quadro normativo di riferimento è costituito dagli artt. 6, 17, 19, 51 testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con DPR n. 917/1986, come modificato dal Dlgs n. 344/2003.
L’art. 51 (già 48) del TUIR contiene una ampia nozione di reddito da lavoro dipendente, stabilendo che tale reddito è “costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sottoforma di erogazioni liberali, in relazione al rap-porto di lavoro”.
L’art. 17 (già art. 16) TUIR disciplina le modalità della tassazione delle somme percepite dal lavoratore, distinguendo tra transazione “relativa alla risoluzione del rapporto di lavoro” e transazione inter-venuta nel corso di tale rapporto prevedendo solo nel primo caso l’assoggettamento a tassazione separata.
L’art. 17 lett. a) TUIR stabilisce, infatti, che sono assoggettate a transazione separata solo “le somme e i valori comunque percepiti, al netto delle spese legali sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedura esecutiva, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazione relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro”.
Dall’art. 17, lett. b) discende invece la regola dell’assoggettamento a tassazione ordinaria delle somme (aventi natura retributiva) corrisposte al lavoratore a seguito di transazioni stipulate nel corso del rapporto di lavoro laddove la norma stabilisce che sono soggetti a tassazione separata solo “gli emolumenti arretrati corrisposti per effetto di legge, contratti collettivi, sentenze o atti amministrativi sopravvenuti o altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti”.
In entrambi i casi, il datore di lavoro dovrà effettuare la ritenuta d’acconto ai sensi di quanto previsto dall’art. 23 DPR 600/1973.
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Così delineato il quadro legislativo di riferimento, con riguardo alla fattispecie in esame, non pare dubitabile che l’importo percepito da un lavoratore a seguito di accordo transattivo, stipulato con RFI Spa e Trenitalia Spa, di rinuncia alla postazione di lavoro dietro rimessa di una somma di denaro, debba essere assoggettato a tassazione separata e non a tassazione ordinaria.
Infatti, le parti all’atto di definire la controversia tra gli stessi insorta, conclusasi con sentenza, di riconoscimento di rapporto di lavoro insorto con le società ferroviarie, hanno inteso addivenire alla conclusione di un nuovo rapporto giuridico, diretto a costituire nuove obbligazioni, quali la rimessa di una somma di denaro da parte di RFI Spa e Trenitalia Spa in favore del lavoratore.
Attesa la omnicomprensiva nozione di reddito da lavoro dipendente, delineata dall’art. 51 TUIR, gli emolumenti non possono che ricondursi al rapporto di lavoro, e come tali, sono assoggettati a tassa-zione separata.
Del resto, come è stato rilevato in giurisprudenza, con l’introduzione dell’art. 17 lett. a) TUIR, il legislatore ha inteso ricomprendere nel reddito da lavoro dipendente (anche) le somme percepite a seguito di qualsiasi transazione, prescindendo dalla natura (o meno) novativa della stessa, purchè relative al rapporto di lavoro subordinato (Cass. Civ. Sez. Lav. 6910/2004).
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Per il caso in cui il lavoratore abbia sottoposto la somma ricevuta a titolo transattivo al regime della tassazione ordinaria anzichè a quello della tassazione separata, esso potrà avanzare all’Agenzia delle Entrate, territorialmente competente, istanza di rimborso Irpef per la parte di imposta pagata in eccesso.
Si ricorda che ai sensi dell’art. 38 DPR 620/1973 la istanza di rimborso della imposta deve essere presentata entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data del versamento diretto.
Avv. Emanuela Manini