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Società di gestione di immobili ed iscrizione alla gestione commercianti Inps

Società di gestione di immobili, in proprietà della società, niente obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti dell’Inps da parte dei soci.

Con avviso di addebito, l’Inps invocava nei confronti del socio accomandatario ed amministratore di una società in accomandita semplice (Sas), gerente il patrimonio immobiliare in proprietà della predetta società, il pagamento della contribuzione pretesa a seguito della iscrizione d’ufficio alla gestione commercianti.

Avverso l’avviso di addebito il socio della società adiva il Tribunale di Firenze, sez. lavoro, con il patrocinio dell’Avv. GianLuca Braschi, richiamando la giurisprudenza di legittimità che nega l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti da parte dei soci di società di persone che abbiano locato a terzi immobili di proprietà e si limitino a riscuotere i canoni, senza esercitare attività commerciali, concludendo per la infondatezza sostanziale della pretesa contributiva per difetto dei requisiti oggettivi e soggettivi richiesti per legge.

Il Tribunale adito accoglieva la opposizione del socio con sentenza, che di seguito veniva appellata dall’Inps.

La Corte di Appello di Firenze, sez. lav., con sentenza 531/2017, ha rigettato l’appello promosso dall’Inps, ed ha confermato la pronuncia in primo grado.

In particolare, la Corte di Appello ha ripercorso i requisiti che devono sussistere per l’obbligo di iscrizione nella gestione commercianti Inps, ovvero:

1) che i soggetti siano titolari o gestori di impresa organizzata e/o diretta prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia; 2) che abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione; 3) che partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e previdenza; 4) che siano in possesso, ove previsto, di licenza e/o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi o registri.

Con riguardo alle imprese commerciali proprietarie di immobili locati a terzi, richiamando la consolidata giurisprudenza di legittimità, la Corte di Appello di Firenze ha affermato che la attività di mera riscossione di canoni di immobili locati a terzi non costituisce attività di impresa, indipendentemente dal fatto che ad esercitarla sia una attività commerciale, e pertanto non fa insorgere l’obbligo contributivo a carico dei soci.

Di qui, l’integrale rigetto dell’appello promosso dall’Inps.

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allegato: sentenza 530/2017.

Avv. Emanuela Manini

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Società di gestione di immobili ed obbligo contributivo

Iscrizione alla gestione commercianti presso l’Inps. Svolgimento di attività di impresa, consistente nella gestione di immobili di proprietà. Esclusione dall’obbligo contributivo. Breve commento alla sentenza n. 1079/2015 del Tribunale di Firenze, sez. lav.

Con sentenza n. 1079 del 14/10/2015 il Tribunale di Firenze, sez. lav., ha affrontato il tema del versamento della contribuzione nella gestione artigiani e commercianti da parte del socio di una società commerciale, dedita alla gestione di immobili, nel senso di escludere la obbligazione contributiva a suo carico.

La vicenda prende avvio dalla opposizione giudiziale intrapresa dal socio di una società immobiliare, patrocinato dall’Avv. GianLuca Braschi, avverso l’avviso di addebito notificato dall’Inps.

Il Tribunale di Firenze, sez. lav., chiamato a pronunciarsi sul caso, ha applicato la legislazione in materia di obbligo d’iscrizione nella gestione assicurativa (L. 662/1996, art. 1, comma 203), nonché ha invocato la giurisprudenza di legittimità, secondo cui: “La iscrizione alla gestione commercianti è obbligatoria “ove si realizzino congiuntamente le fattispecie previste dalla legge e cioè: la titolarità o gestione di imprese organizzate e dirette in prevalenza con il lavoro proprio e dei propri familiari; la piena responsabilità ed i rischi di gestione (unica eccezione proprio per i soci di srl); la partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; il possesso, ove richiesto da norme e regolamenti per l’esercizio dell’attività propria, di licenze e qualifiche professionali” (così Cass. Sez. U, Sentenza n. 3240 del 2010). Ne consegue che presupposto imprescindibile per l’iscrizione è l’esistenza di un’attività di impresa, di cui il soggetto sia titolare (o familiare coadiuvante), di cui abbia la piena responsabilità e al cui lavoro aziendale partecipi. Tale attività deve essere concretamente attuata non essendo l’obbligazione contributiva esigibile in presenza di un’attività d’impresa meramente potenziale (situazione riscontrabile nel caso di società commerciale di fatto inattiva ma regolarmente iscritta al registro delle imprese) poiché come efficacemente ribadito dalla Corte di Appello di Firenze, diversamente opinando, “la contribuzione si risolve inammissibilmente in una sorta di imposta, e perde i connotati di corrispettivo della tutela previdenziale apprestata per un lavoratore” (cfr sentenza C. Appello Fi 205/11 in atti est. Bronzini)”.

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Con riguardo al caso di specie, la società di cui il ricorrente era socio illimitatamente responsabile è dedita alla gestione di alcuni immobili di proprietà, e non svolge di fatto altra attività.

A ciò si aggiunge che l’Inps, pure onerato, non ha né dedotto né provato il concreto svolgimento di attività qualificabili come di natura imprenditoriale (quale l’attività di compravendita di immobili e la prestazione di servizi a terzi), atteso che il mero godimento di immobili non rientra nel concetto di impresa.

Di qui, l’annullamento dell’avviso di addebito impugnato ed il pieno accoglimento del ricorso.

Avv. Emanuela Manini

Allegati: sentenza n. 1079/2015

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