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Tutto sulle pensioni ai superstiti

 TUTTO SULLE PENSIONI AI SUPERSTITI

La pensione ai superstiti è di due categorie:

1) pensione di reversibilità, la quale spetta al coniuge di persona deceduta, già in pensione al momento della morte; 2) pensione indiretta, la quale spetta per il caso di coniuge defunto non pensionato, che abbia versato cinque anni di contributi, di cui almeno tre negli ultimi cinque.

In entrambi i casi, al coniuge spetta, in linea generale, il 60% dell’importo maturato dal coniuge deceduto, sulla base della retribuzione dichiarata e della contribuzione versata.

L’importo liquidato a titolo di pensione ai superstiti subisce una riduzione in relazione al reddito del coniuge beneficiario: del 25% se il reddito è superiore a tre volte il trattamento minimo di pensione (nel 2015, 26.098,28); Per il caso di reddito superiore fino a cinque volte il trattamento minimo (nel 2015, 32.622,85) la pensione si riduce del 40%; infine, per redditi superiori la riduzione è pari al 50%.

Con decorrenza a far data dal 1/1/2012 la aliquota si riduce ulteriormente se il deceduto aveva superato i 70 anni al momento del matrimonio, se la differenza di età tra coniugi è superiore a 20 anni e se il matrimonio è durato meno di 10 anni.

La riduzione è pari al 10% per ogni anno di matrimonio mancante per raggiungere i dieci anni ed essa rimane immutata, essendo cristallizzati i requisiti al momento del decesso del coniuge.

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Il diritto alla pensione ai superstiti cessa per il caso che il beneficiario passi a nuove nozze, tuttavia questi ha diritto alla corresponsione di un assegno una tantum, purchè ne faccia apposita domanda.

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Per il caso in cui il coniuge superstite sia legalmente separato al momento del decesso dell’altro coniuge, esso mantiene inalterato il diritto al trattamento pensionistico, ad eccezione del caso di addebito della separazione ed in assenza di diritto all’assegno di mantenimento.

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In caso di divorzio, occorre distinguere. Se il coniuge divorziato superstite non abbia contratto nuove nozze esso ha diritto al trattamento pensionistico, purchè fosse titolare al momento del decesso di assegno divorzile (ma il diritto a pensione si perde se i coniugi si erano accordati per la corresponsione di assegno una tantum).

Il diritto alla pensione si perde in caso di contrazione di nuove nozze.

Infine, per il caso in cui il coniuge divorziato deceduto abbia contratto nuove nozze, la quota del 60% della pensione si ripartisce tra coniuge divorziato e coniuge superstite.

Tuttavia, poiché la legge non stabilisce criteri univoci, spetta al Tribunale determinare la quota di pensione da attribuire a ciascun avente diritto, che tenga conto della durata legale dei rispettivi matrimoni (circolari INPS 211/1998, 185/2015).

Avv. Emanuela Manini

Pensione ai superstiti in favore del coniuge divorziato

PENSIONE AI SUPERSTITI (INDIRETTA O DI REVERSIBILITA’) IN FAVORE DEL CONIUGE DIVORZIATO. CONDIZIONI PER LA FRUIZIONE DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO IN OGGETTO.

Ci vengono chiesti chiarimenti in ordine ai requisiti di accesso alla pensione ai superstiti (indiretta o di reversibilità) per il caso di coniuge divorziato dell’assicurato o del pensionato alla data del decesso di quest’ultimo.

Al fine di rispondere al quesito, è necessario delineare i tratti salienti della disciplina legislativa in materia.

La pensione ai superstiti può essere di due tipi:

– di reversibilità, se il defunto era già titolare di pensione diretta (vecchiaia, anzianità, inabilità);

– indiretta, se alla data del decesso il defunto poteva far valere i requisiti di anzianità assicurativa e contributiva previsti per il diritto alla pensione di inabilità (o all’assegno ordinario di invalidità) ovvero alla pensione di vecchiaia. In altri termini è sufficiente che l’assicurato deceduto possa far valere 5 anni di contribuzione, di cui almeno 3 nel quinquennio antecedente la morte, oppure 15 anni durante la intera vita lavorativa.

Beneficiari della pensione ai superstiti sono il coniuge ed i figli, ovvero altri familiari, per il caso di mancato diritto al trattamento pensionistico di coniuge e/o figli, alla ulteriore condizione che essi non siano titolari di altra pensione.

Quanto alla misura della pensione ai superstiti, essa è pari al: 60%, spettante al coniuge, o al figlio, mancando il coniuge; 20% spettante a ciascun figlio, se ha diritto anche il coniuge; 40% se hanno diritto solo i figli, elevata al 70% per il caso di figlio minore, studente o inabile; 15% spettante ai genitori, fratelli e sorelle, qualora al beneficio pensionistico concorrano più superstiti.

Se il beneficiario è titolare di altri redditi, l’importo del trattamento pensionistico ai superstiti è cumulabile con i redditi percepiti da quest’ultimo, seppure con alcune limitazioni.

Da ultimo, si segnala che ai sensi dell’art. 18, comma 5, L. 111/2011, con decorrenza dal 1/1/2012 la aliquota percentuale della pensione a favore del coniuge superstite è ridotta per il caso in cui al momento del matrimonio il pensionato, poi deceduto, avesse compiuto una età superiore a 70 anni e la differenza di età tra coniugi fosse superiore a 20 anni.

La riduzione della aliquota di pensione spettante è pari al 10% in ragione di ogni anno di matrimonio mancante rispetto al numero di 10.

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Con riguardo all’aspetto, oggetto di chiarimenti, occorre dire che il coniuge divorziato ha diritto alla pensione ai superstiti, purchè sussistano le seguenti condizioni:

– sia titolare di assegno di divorzio (art. 5 L. n. 898/1970) e non sia risposato. La contrazione di nuove nozze esclude il coniuge divorziato dal diritto della pensione ai superstiti anche se alla data del decesso dell’assicurato o del pensionato il nuovo matrimonio risulti sciolto per morte del coniuge o per divorzio;

– la data di inizio del rapporto assicurativo del lavoratore o del pensionato, deceduti, deve risultare anteriore alla data della sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio;

– risultino maturati, per il caso di decesso dell’assicurato, i requisiti di assicurazione e di contribuzione stabiliti dalla legge.

Per il caso in cui il defunto si fosse risposato, e fosse in vita il nuovo coniuge, il coniuge divorziato, che possa far valere i requisiti della pensione di reversibilità, ha diritto ad una quota della pensione ai superstiti, in ragione della durata del matrimonio, semprechè sia titolare del previsto assegno divorzile (L. 74/1987).

In buona sostanza, sia il coniuge divorziato che il coniuge superstite hanno pari ed autonomo diritto al trattamento di reversibilità (circolare INPS, n. 211/1998), con la conseguenza che per il caso di decesso (o di passaggio a nuove nozze) del coniuge superstite, il coniuge divorziato acquista il diritto all’intero trattamento pensionistico di reversibilità.

Avv. Emanuela Manini