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Commento Sentenza n. 2734-2010 Corte di Cassazione

EM/mg commento sentenza n. 2734-2010 corte di cassazione sez. lav. IMPRESA CHE ABBIA FATTO RICORSO ALLA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI STRAORDINARIA (CIGS) E SUCCESSIVAMENTE ALLA MESSA IN MOBILITA DEI LAVORATORI IN ESUBERO. INAPPLICABILITA’ DELL’ART. 24, L. N. 223/1991, LADDOVE FISSA IL REQUISITO NUMERICO DI CINQUE LICENZIAMENTI IN 120 GG. PER UNITA’ PRODUTTIVA ALLA IMPRESA CHE ABBIA FATTO RICORSO ALLA CIGS ED ALLA MOBILITA’. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA N. 2734/2010 DELLA CORTE DI CASSAZIONE SEZ. LAV. Con sentenza n. 2734/2010, la Corte di Cassazione, Sez. Lav. ha accolto il ricorso promosso da una società avverso la sentenza n. 1526/2005 della Corte di Appello di Firenze, Sez. Lav., statuendo il principio di diritto secondo cui l’impresa che abbia fatto ricorso alla CIGS ed alla mobilità non è tenuta all’atto di intimazione del licenziamento collettivo dei lavoratori, ritenuti in esubero, al rispetto del requisito numerico dei cinque licenziamenti nell’arco di 120 gg. per unità produttiva, potendo procedere al licenziamento di un numero minore di dipendenti (e finanché di un solo dipendente). La vicenda prende avvio dal ricorso promosso da un lavoratore dinanzi al Tribunale di Pisa, Sez. Lav., volto ad ottenere la declaratoria di illegittimità del licenziamento collettivo intimatogli all’esito di una procedura di mobilità, conclusasi con il solo licenziamento del ricorrente. Il Tribunale di Pisa, Sez. Lav., respingeva il ricorso promosso dal lavoratore, rilevando che questi non aveva contestato la procedura di mobilità, né la individuazione dei criteri di scelta, bensì solo la circostanza che l’azienda non aveva assolto compiutamente l’impegno di ricollocare i lavoratori sospesi facendo luogo all’unico licenziamento del ricorrente. Sotto quest’ultimo aspetto, il Tribunale adito, ritenendo corretto l’inter procedurale seguito dalla società nell’ambito dell’atto risolutorio del rapporto di lavoro, proprio del ricorrente, ne dichiarava la legittimità. La Corte di Appello di Firenze, Sez. Lav., adita dal lavoratore, riformava la decisione in primo grado, dichiarando la illegittimità del licenziamento intimato al lavoratore, ordinando alla società datrice di lavoro la immediata reintegrazione nel posto di lavoro. La società presentava quindi ricorso in Cassazione, sostenendo di avere attivato una procedura di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) seguita da una messa in mobilità e quindi, senza soluzione di continuità, da una procedura di licenziamento collettivo. In tale contesto, pertanto, sosteneva la società ricorrente, deve escludersi la applicabilità dell’art. 24 L. n. 223/1991, in materia di requisito numerico di cinque licenziamenti nei 120 gg. per unità produttiva, poiché il citato art. 24 non richiama l’art. 4, comma 1, disciplinante il caso di impresa ammessa al trattamento di CIGS e di mobilità, e, dunque, non si applica ai licenziamenti a seguito di mobilità. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società ricorrente, confermando le statuizioni contenute nella sentenza di primo grado in punto di legittimità del licenziamento, intimato all’unico lavoratore, senza il rispetto del limite di cinque, indicato dalla norma. In proposito, è dato leggere nella parte motivazionale della citata sentenza: “La norma di cui all’art. 24 attiene a quelle imprese le quali, senza una preventiva procedura di CIGS e/o di mobilità, addivengano alla decisione di ridurre il personale. Sulla scorta della sentenza di questa Corte di Cassazione n. 17384.2003, va osservato che il legislatore – come è fatto riconosciuto dalla maggioranza della dottrina se pure con accenti problematici – ha inteso disciplinare in modo sicuramente diverso l’ipotesi di “licenziamento collettivo per riduzione di personale ex art. 24” rispetto a quella di “licenziamento collettivo post mobilità ex art. 4” richiamando espressamente all’articolo 24 “le disposizioni di cui all’art. 4, commi da 2 a 12 e all’art. 15 bis, e all’art. 5 commi da 1 a 5” e, quindi, NON richiamando l’articolo 4, comma 1 – unico comma che si riporta al precedente articolo 1 con l’individuazione del requisito dimensionale previsto, pertanto, esclusivamente per l’ipotesi di “licenziamento ex articolo 4” e non per quella di “licenziamento ex articolo 20”. In definitiva, la Suprema Corte, prendendo posizione sulla questione della procedura da seguire in materia di licenziamento collettivo e licenziamento a seguito di mobilità, ammette la inapplicabilità dell’art. 24 cit. al licenziamento in esito a CIGS e messa in mobilità, con conseguente facoltà per il datore di lavoro di procedere, in tale caso, all’allontanamento anche di un solo dipendente.

Avv. Emanuela Manini

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Licenziamento collettivo

EM/mg articolo licenziamento collettivo

LICENZIAMENTO COLLETTIVO, INTIMATO ALL’ESITO DI PROCEDURA DI MOBILITA’, EX LEGE 223/1991. LIMITI DEL CONTROLLO GIUDIZIARIO IN ORDINE ALLA OSSERVANZA DELLA PROCEDURA LEGISLATIVA IN MATERIA DI RIDUZIONE DEL PERSONALE. DEVOLUZIONE DEL CONTROLLO DI LEGITTIMITA’ DELLA PROCEDURA, EX ANTE , ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA N. 22824 DEL 28/10/2009 DELLA CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAV.

La recentissima sentenza n. 22824 del 28/10/2009, pronunciata dalla Corte di Cassazione, sez. lav. in tema di risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di intimazione di licenziamento collettivo consolida un orientamento volto a devolvere il controllo del procedimento di messa in mobilità/licenziamento collettivo, intrapreso dal datore di lavoro, alle organizzazioni sindacali, destinatarie di incisivi poteri di informazione e consultazione, con la conseguenza che il controllo devoluto al giudice in sede contenziosa non riguarda più gli specifici motivi posti a base della riduzione di personale (a diffferenza di quanto accade in relazione ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo) bensì la correttezza procedurale della operazione.

Naturalmente, prosegue la Cassazione, potrà costituire oggetto di controllo giudiziario l’adempimento (o meno) dell’obbligo per l’impresa di trattare in buona fede e di fornire specifica informazione, preventiva ed in corso di procedura, nonché motivazione delle scelte, con un comportamento che deve essere ispirato a piena lealtà nel corso dell’intero procedimento.

Resta inteso che il conseguimento di un accordo con le organizzazioni sindacali non sana eventuali vizi da cui può risultare affetta la procedura e, tuttavia, l’accordo raggiunto può assumere rilevanza, nella fase giudiziale, nel senso di ritenere adempiuto da parte del datore di lavoro l’obbligo di adempimento degli specifici doveri (di informazione e di motivazione delle scelte) sul medesimo gravanti.

Tale inaugurato orientamento giurisprudenziale, volto ad esaltare il potere di controllo, ex ante, delle organizzazioni sindacali, nonché a ridurre il potere di controllo ex post dell’organo giudicante, deve indurre gli organismi sindacali ad apprestare una elevata attenzione alla rigorosa osservanza della procedura la quale, a seguito del conseguimento dell’accordo sindacale, potrebbe acquisire un crisma di legalità, sottratto al controllo giudiziario.

Resta ferma la sindacalità in fase giudiziale dei criteri di scelta nella individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità, previsti dai contratti collettivi stipulati con i sindacati, ai sensi dell’art. 4, comma 2, L. 223/1191, ovvero, in mancanza di criteri contrattuali, dei criteri legali (carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico produttive ed organizzative) in concorso tra loro.

Avv. Emanuela Manini