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Licenziamento dei dipendenti pubblici e privati, disciplina legislativa applicabile

Licenziamento dei dipendenti pubblici e privati. La diversità della disciplina legislativa, ad essi applicabile, alla luce del Jobs Act.

A) Licenziamento dei dipendenti pubblici. A1) Licenziamento disciplinare.

La disciplina dei licenziamenti disciplinari per i pubblici dipendenti, esclusi dalla applicazione della legge Fornero, nonché dal Jobs Act e dal decreto attuativo (L. 183/2014), è contenuta nel Dlgs n. 165/2001, modificato dal Dlgs n. 150/2009 (cd. legge Brunetta), il quale soggiace a procedure disciplinari prima della intimazione del licenziamento.

Per il caso di impugnazione giudiziale del licenziamento e di declaratoria di illegittimità da parte del giudice del lavoro, il dipendente pubblico dovrà essere reintegrato, ai sensi dell’art. 18 L. 300/1970, ed avrà diritto a tutte le mensilità maturate dalla data di cessazione del rapporto di lavoro a quella di effettiva reintegra, oltre alla regolarizzazione del periodo contributivo corrispondente.

A2) Licenziamento per motivi economici.

Per il caso di licenziamento per motivi economici, il dipendente pubblico soggiace all’istituto della mobilità da eccedenze, il quale prevede una verifica periodica da parte della P.A. sulle dotazioni organiche.

I dipendenti soprannumerari vengono iscritti in una lista di mobilità e godono di un sostegno al reddito di durata biennale.

Le Amministrazioni, per il caso di carenze in organico, non possono bandire concorsi ma devono attingere dalle liste di mobilità per coprire il posto.

Con il decorso del biennio, senza che alcuna amministrazione abbia avanzato richieste di personale soprannumerario, il rapporto di lavoro cessa.

B) Licenziamento dei dipendenti privati. B1) Licenziamento disciplinare soggetto alla disciplina del Jobs Act.

I lavoratori assunti dopo l’entrata in vigore del decreto di attuazione del Jobs Act (L. 183/2014) da imprese del settore privato che abbiano i requisiti dimensionali dell’art. 18 L. 300/1970 (15 dipendenti), per il caso di licenziamento per motivi disciplinari, seguito da declaratoria di illegittimità in sede giudiziale, potranno essere reintegrati nel posto di lavoro nella (sola) ipotesi di “insussistenza del fatto materiale”, dimostrata nel giudizio; in tutti gli altri casi di declaratoria di illegittimità del licenziamento spetterà una indennità risarcitoria di importo pari a 2 mensilità per ogni anno di anzianità, con un limite minimo di 4 mensilità, fino ad un massimo di 24 mensilità.

B2) Licenziamento disciplinare di lavoratori assunti prima della entrata in vigore del Jobs Act.

Per questi lavoratori continua ad applicarsi la legge Fornero (L. 92/2012). In particolare, per il caso di licenziamento disciplinare, la tutela reintegratoria si applica per il caso che sia giudizialmente accertata la insussistenza (materiale o giuridica) del fatto addebitato, ovvero quando il fatto contestato sia punito dal CCNL di settore con una sanzione conservativa (es. multa, sospensione dal servizio e dalla retribuzione).

B3) Licenziamento per motivi economici dei lavoratori assunti dopo l’entrata in vigore del Jobs Act.

In questo caso il licenziamento sarà intimato senza che debba essere preceduto dalla conciliazione in DTL (essa potrà essere esperita in via facoltativa), il lavoratore potrà impugnare il licenziamento dinanzi al giudice del lavoro con rito ordinario e per il caso di declaratoria di illegittimità del licenziamento, esso ha diritto ad un risarcimento del danno in misura pari a 2 mensilità (con un minimo di 4 mensilità) per ogni anno di anzianità aziendale ed un massimo di 24 mensilità.

E’ esclusa la reintegra.

B4) Licenziamento per motivi oggettivi di lavoratori assunti prima della entrata in vigore del Jobs Act.

Per questi lavoratori continuerà ad applicarsi la legge Fornero (L. n. 92/2012). In particolare, il licenziamento dovrà essere preceduto dalla procedura di conciliazione preso la DTL, territorialmente competente, e per il caso di esito infruttuoso del tentativo di conciliazione, il lavoratore che abbia impugnato giudizialmente il licenziamento con il rito Fornero, potrà essere reintegrato qualora risulti provata in giudizio la “manifesta insussistenza del fatto” posto a base dell’atto risolutorio.

In tutti gli altri casi di declaratoria di illegittimità del licenziamento, il lavoratore ha diritto ad una indennità risarcitoria compresa tra le 12 e le 24 mensilità, senza reintegra.

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B5) Licenziamento collettivo di lavoratori assunti dopo l’entrata in vigore del Jobs Act.

Per il caso di licenziamento collettivo di almeno 5 lavoratori nell’arco dei 120 gg., disciplinato dalla L. 223/1991, si applicheranno le nuove sanzioni previste per il caso di licenziamento individuale per motivi oggettivi che sia dichiarato illegittimo (resta ferma la disciplina della procedura sindacale e del confronto in sede amministrativa, oltrechè quella afferente i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare), ovvero una indennità risarcitoria pari a 2 mensilità (con un minimo di 4 mensilità) fino ad un massimo di 24 mensilità.

B6) Licenziamento collettivo di lavoratori assunti prima della entrata in vigore del Jobs Act.

Ferma restando la applicazione della L. 223/1991, per il caso di declaratoria di illegittimità del licenziamento collettivo per violazione dei criteri di scelta, il lavoratore dovrà essere reintegrato, in tutti gli altri casi esso avrà diritto ad una indennità risarcitoria variabile tra 12 e 24 mensilità.

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B7) Licenziamento di lavoratori assunti da partiti, sindacati, associazioni di tendenza.

Esclusi fino ad oggi da qualsivoglia tutela, ai nuovi assunti si applicheranno le regole comuni, sopra indicate.

Firenze lì, 5 Gennaio 2015

Avv. Emanuela Manini

Contributi previdenziali versati in diverse gestioni pensionistiche.

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI VERSATI IN DIVERSE GESTIONI PENSIONISTICHE. LE TRE SOLUZIONI, AL FINE DI UTILIZZARE LA CONTRIBUZIONE ACCREDITATA: A) RICONGIUNZIONE, B) TOTALIZZAZIONE; C) CUMULO.
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Per il caso, assai frequente, che nel corso della propria vita lavorativa siano stati versati contributi in diverse gestioni pensionistiche l’assicurato ha a disposizione tre soluzioni per utilizzare la contribuzione accreditata in più gestioni ovvero: a) ricongiunzione; b) totalizzazione; c) cumulo.
Ricongiunzione.
I lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato (L. 29/1979) ed i lavoratori autonomi iscritti alle casse dei liberi professionisti (L. 45/1990) che abbiano contributi versati in diverse gestioni pensionistiche possono ricorrere alla ricongiunzione dei contributi.
La ricongiunzione è onerosa (a partire dall’anno 2010 è stata eliminata la possibilità di trasferire gratuitamente i contributi) ed è riferita a tutti i periodi assicurativi (contribuzione figurativa, obbligatoria, volontaria, da riscatto), sono esclusi dalla ricongiunzione i contributi versati nella gestione separata Inps.
La facoltà può essere esercitata una sola volta, senza possibilità di deroga, è tuttavia possibile ripresentare la domanda dopo almeno 10 anni dalla prima, con almeno 5 anni di accredito contributivo.
La pensione è liquidata dalla gestione che accentui su di se i contributi, ed il calcolo della pensione è misto a seconda delle regole della gestione accentrante (retributivo, misto, contributivo).
Totalizzazione.
Per chi possegga periodi assicurativi in diverse gestioni previdenziali è possibile ricorrere alla totalizzazione dei contributi, senza oneri aggiuntivi.
Tale facoltà è riservata a chi abbia compiuto 65 anni (sia per gli uomini che per le donne) ed abbia una anzianità contributiva pari a 20 anni (per il conseguimento della pensione di vecchiaia) ovvero non inferiore a 40 anni (per il conseguimento della pensione anticipata, già pensione di anzianità).
E’ bene sapere che le quote di pensione derivanti dalla totalizzazione dei periodi assicurativi vengono liquidate con il sistema di calcolo contributivo, ad eccezione del caso in cui il lavoratore abbia conseguito i requisiti per il diritto a pensione in una delle gestioni previdenziali. La pensione totalizzata non è integrabile al minimo.
Cumulo.
Secondo la L. 228/2012 si può ricorrere al cumulo dei contributi accreditati nelle diverse gestioni al solo fine di conseguire la pensione di vecchiaia (è esclusa la pensione anticipata o di anzianità) il cui conseguimento è legato ai requisiti anagrafici previsti dalla legge Fornero (per il 2014: 66 anni e 3 mesi per i lavoratori e lavoratori del pubblico impiego, 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato, 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome).
Per accedere al cumulo dei contributi occorre non essere titolari di trattamento pensionistico presso una delle gestioni di iscrizione e non avere maturato il diritto autonomo al trattamento pensionistico in nessuna delle gestioni oggetto di cumulo.
Il calcolo della pensione è in funzione della anzianità contributiva maturata nelle singole gestioni previdenziali (a differenza della totalizzazione), la domanda di pensione va presentata alla gestione di ultima iscrizione, spetta all’Inps la erogazione degli importi liquidati dalle singole Gestioni (Fonte, il Sole 24 ore).
Avv. Emanuela Manini

 

Riforma Fornero, tipi contrattuali

Novità, non più nuove, della Riforma Fornero Contratto a ter-mine e contratto di somministrazione. Tipi contrattuali “secondari”.
Una delle novità più salienti, introdotte dalla riforma Fornero, è costituita dalla libera stipulazione del primo rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, concluso per lo svolgimento di qualsiasi tipo di mansione, sia nella forma del contratto a termine che della prima missione di un lavoratore assunto con contratto di somministrazione a termine.
Altre ipotesi di acausalità possono essere introdotte dalla contrattazione collettiva, a fronte di determinate situazioni.
Il contratto acausale non può essere prorogato, tuttavia può proseguire oltre la scadenza per un periodo massimo di 30 gg. (se la durata iniziale era inferiore a 6 mesi) o 50 gg. (se la durata iniziale era superiore a 6 mesi), ferme restando le maggiorazioni retributive, di cui all’art. 5, comma 1, Dlgs 368/2001.
Per il datore di lavoro che ricorre alla stipulazione di un contratto a termine è prevista una maggiorazione dell’1,4% rispetto al costo del lavoro subordinato a tempo indeterminato, che sarà restituita solo per il caso di conversione del contratto a tempo indeterminato.
Sul fronte della impugnazione del termine apposto al contratto, viene concesso un periodo di 120 gg. per la impugnazione stragiudiziale ed un termine di 180 gg. (decorrente dalla scadenza del termine) per la impugnazione giudiziale.
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Con l’entrata in vigore della riforma Fornero viene modificato il lavo-ro occasionale “accessorio” retribuito attraverso i cd. “vaucher”.
E’ ribadito che deve trattarsi di attività di natura meramente occasionale, per la quale è previsto il limite massimo di euro 5.000,00 annui, con riferimento alla “totalità dei committenti”, oltre all’ulteriore limite di euro 2.000,00 annui per ciascun singolo committente.
Quanto ai “tirocini”, già riformati con L. 138/2011 per la piena ap-plicazione degli stessi, è necessaria la conclusione di una intesa tra il Governo e le singole Regioni, volta a definire le linee guida della materia.
La riforma prevede che i tirocinanti debbano essere congruamente compensati con una indennità in relazione alla prestazione svolta, pena la applicazione di una sanzione amministrativa tra euro 1.000,00 ed euro 6.000,00.
Avv. Emanuela Manini