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Intermediazione illecita di manodopera negli appalti ferroviari. Prescrizione dei crediti retributivi

Intermediazione illecita di manodopera nell’ambito degli appalti ferroviari. Prescrizione delle differenze retributive maturate nei confronti della società intermittente. Insussistenza. Breve commento alla sentenza n. 146/2016, pronunciata in data 16/2/2016 dalla Corte di Appello di Firenze, sez. lav.

Si segnala una interessante sentenza della Corte di Appello di Firenze, sez. lav., in materia di intermediazione illecita di manodopera negli appalti ferroviari.

La vicenda prende avvio a seguito della instaurazione di una controversia dinanzi al Tribunale di Firenze, sez. lav., promossa da una lavoratrice, patrocinata dall’Avv. Emanuela Manini, dipendente di una società appaltatrice di servizi ferroviari, volta all’accertamento di una illecita intermediazione di manodopera, e della insorgenza di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze di FS Spa, in seguito RFI Spa.

Il Tribunale di Firenze, sez. lav., accoglieva la domanda della ricorrente, tuttavia dichiarava il rapporto insorto con la società ferroviaria cessato al momento della cessione da parte di RFI Spa della gestione dei servizi di portineria, cui la ricorrente era adibita, a Ferservizi Spa.

Avverso la predetta sentenza, per tale parte di statuizione, la lavoratrice interponeva appello, chiedendo che il rapporto di lavoro subordinato, costituito con RFI Spa, fosse dichiarato ancora in essere con la predetta società.

La Corte di Appello di Firenze, sez. lav., ha accolto il ricorso, essendo risultato provato che la prestazione lavorativa fosse proseguita dopo la instaurazione della lite, e non fosse intervenuto un valido atto di risoluzione del rapporto di lavoro da parte di RFI Spa.

La Corte di Appello si è pronunciata anche su altro aspetto della vicenda, afferente la eccepita prescrizione dei crediti retributivi vantati dalla lavoratrice in pendenza del rapporto di lavoro, nel senso di rigettare la eccezione di prescrizione, così argomentando:

“In tema di prescrizione dei crediti retributivi del lavoratore, l’onere di provare la sussistenza del requisito occupazionale della stabilità reale, ai fini della decorrenza del termine in costanza di rapporto di lavoro, grava sul datore di lavoro, che tale decorrenza eccepisca, dovendosi ritenere, alla luce della tutela ex art. 36 Cost. che la sospensione in costanza di rapporto costituisca la regola e l’immediata decorrenza l’eccezione. Né, in senso contrario, rileva il diverso principio, operante nelle controversie aventi ad oggetto l’impugnativa del licenziamento, secondo il quale, a fronte della richiesta di tutela reale del lavoratore, spetta al datore di lavoro la prova dell’assenza della suddetta condizione, che rileva quale fatto impeditivo del diritto del lavoratore alla reintegrazione” (Cass. n. 7640/2012). Nel caso concreto peraltro, non è soltanto questione di stabilità reale o meno: “Il requisito della stabilità reale, che consente il decorso della prescrizione quinquennale dei diritti del lavoratore in costanza di rapporto di lavoro, va verificato alla stregua del concreto atteggiarsi del rapporto stesso. Ne consegue che, con riferimento a rapporti di lavoro costituiti in violazione del divieto di intermediazione ed interposizione di cui all’art. 1 della legge 23 ottobre 1960, n. 1369 (applicabile “ratione temporis”), la suddetta verifica deve essere effettuata sulla base delle concrete modalità anche soggettive, di svolgimento del rapporto, senza che assumano rilievo la disciplina che l’avrebbe regolato ove fosse sorto “ab initio” con il datore di lavoro effettivo ovvero la quantificazione attribuita in sede giudiziale” (v.di Cass. 4/6/2014, n. 12553).

Nella specie, non si può trascurare che omissis si è venuta a trovare in una situazione di estrema incertezza occupazionale, nella quale non solo le cooperative (una delle quali fallita) si succedevano spesso per il “cambio dell’appalto”, ma nelle quali anche la stessa committenza (cioè l’interponente) sembra aver inteso affidare a terzi la gestione del rapporto con le cooperative. Non può dunque parlarsi di prescrizione in pendenza del rapporto e in danno del prestatore”.

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Di qui, l’accoglimento dell’appello principale, proposto dalla lavoratrice, ed il rigetto dell’appello incidentale di RFI Spa.

Avv. Emanuela Manini

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Tassazione separata delle somme percepite nell’ambito di una transazione novativa

Tassazione separata delle somme percepite nell’ambito di una transazione novativa, ancora una conferma dalla Commissione Tributaria provinciale di Firenze.

Con sentenza n. 1332 del 26/10/2015 la Commissione Tributaria provinciale di Firenze consolida il proprio orientamento, già espresso con sentenza n. 1259/2015, volto a ritenere assoggettate a tassazione separata le somme percepite da un lavoratore nell’ambito di una transazione novativa, stipulata con il datore di lavoro, avente ad oggetto la rinuncia alla postazione di lavoro, dietro rimessa di una somma di denaro.

La vicenda prende avvio dal riconoscimento giudiziale di un rapporto di lavoro subordinato tra un lavoratore dipendente di una cooperativa appaltatrice di servizi ferroviari e le società Trenitalia Spa, RFI Spa, per effetto di accertamento di illecita intermediazione di manodopera (art. 1, comma 3, L. 1369/1960).

Successivamente il lavoratore e le società ferroviarie hanno stipulato una transazione generale novativa, nell’ambito della quale era convenuta la rinuncia alla postazione di lavoro da parte del lavoratore dietro rimessa in suo favore da parte di Trenitalia Spa, RFI Spa di una somma di denaro, corrisposta al netto della ritenuta fiscale.

Il lavoratore ha sottoposto la somma ricevuta a tassazione ordinaria, successivamente, ritenendo corretto il regime della tassazione separata, ha invocato il rimborso della imposta Irpef, pagata in eccesso, nonché di seguito, a fronte del silenzio rifiuto della Agenzia delle Entrate, ha adito, con il patrocinio dell’Avv. Emanuela Manini, la Commissione Tributaria provinciale di Firenze.

La Commissione adita, con sentenza n. 1332/2015 del 26/10/2015 ha accolto le ragioni del contribuente, così argomentando: “L’art. 46 del T.U.I.R., prima della emanazione del D.Lgs 314/1997, stabiliva che fossero da considerarsi redditi da lavoro dipendente quelli che derivavano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri.

L’art. 32 del Dl 41/95 ha modificato l’art. 16, lett. a) e c) del DPR 917/86 prevedendo l’assoggettamento a tassazione separata delle somme e dei valori comunque percepiti, al netto delle spese legali sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedure esecutive, a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria o di transazioni, relative alla risoluzione del rapporto di lavoro.

A seguito di tale modifica discende che le somme, comunque percepite a titolo di transazioni, anche novative, intervenute in costanza di rapporto di lavoro o alla cessazione dello stesso, siano da ritenere soggette a tassazione separata, ai sensi dell’art. 16 c. 1 del TUIR, ora art. 17, nonché a ritenuta a titolo di acconto Irpef, ai sensi dell’art. 23 stesso decreto.

Ebbene, dall’esame della documentazione versata in atti, e precisamente dall’atto di transazione, si può legittimamente sostenere che la somma corrisposta dalle società ferroviarie sia connessa e dipendente dal rapporto di lavoro, proprio perché nascente dallo stesso e teso alla definizione transattiva del medesimo.

È lo stesso dato normativo che consente di affermare che nel reddito di lavoro siano da ricomprendere le somme e valori percepiti dal lavoratore nel periodo ed in relazione consequenziale al rapporto di lavoro”.

Attesa la soccombenza, l’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di lite.

Avv. Emanuela Manini

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Allegati: sentenza n. 1332/2015

Intermediazione illecita di manodopera e contributi previdenziali

Rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato insorto con RFI Spa e/o Trenitalia Spa a seguito di accertamento di illecita intermediazione di manodopera, ai sensi dell’art. 1 L. 1639/1960. Onere della contribuzione interamente a carico delle società datrici di lavoro. Breve commento alla sentenza n. 18232/2015 della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro.

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 18232/2015, dando continuità al precedente orientamento giurisprudenziale, si è pronunciata nel caso di costituzione di un rapporto di lavoro subordinato insorto con società del gruppo FS (RFI Spa, Trenitalia Spa) a seguito di intermediazione illecita di manodopera, ai sensi dell’art. 1 L. 1369/1960, ed ha ribadito il principio secondo cui i contributi previdenziali non versati fanno interamente carico alle società ferroviarie, senza che sia consentito a queste di pretendere dal lavoratore la quota a carico di quest’ultimo.

Si legge nella citata sentenza: “Come puntualizzato da questa Corte in analoghe occasioni (cfr. Cass. n. 6848/2009), il combinato disposto degli artt. 19 e 23 L. 218/1952 delinea il regime giuridico di due distinte fattispecie, la prima delle quali ha ad oggetto l’ipotesi normale e fisiologica del pagamento della contribuzione alla scadenza del periodo di paga, mentre la seconda quella patologica dell’omissione del pagamento o dell’adempimento tardivo, facendone derivare conseguenze rilevanti in punto di responsabilità del datore di lavoro: nella prima ipotesi, la legge garantisce al datore di lavoro (operante come mero adiectus solutionis causa nei confronti dell’ente creditore) il diritto a trattenere “il contributo a carico del lavoratore…sulla retribuzione corrisposta…alla scadenza del periodo di paga cui il contributo si riferisce”, laddove, nella seconda, il datore di lavoro resta “tenuto al pagamento dei contributi o delle parti di contributi non versate, tanto per la quota a proprio

carico che per la quota a carico del lavoratore”….E ciò al fine di evitare (per come correttamente avverte Cass. n. 5916/1998) che, in conseguenza dell’inadempimento del datore di lavoro, venga riversato sul lavoratore il pagamento delle somme arretrate, il cui livello si accresce per il tempo dell’inadempimento, assumendo proporzioni apprezzabili e direttamente proporzionali al perdurare dell’inadempimento del soggetto obbligato. Infine, ribadendosi come, a fronte di un comportamento antigiuridico del datore di lavoro (che ometta o ritardi il pagamento dei contributi), vada riconosciuta la possibilità per lo stesso di dimostrare l’impossibilità di adempiere la prestazione dovuto per causa non imputabile (cfr. Cass. n. 8800/2008), secondo una prospettiva in realtà eccedente la struttura della fattispecie, nella quale rileva essenzialmente un inadempimento colpevole, valutabile secondo i rimedi comuni (Cass. 11 giugno 2013, n. 14631; Cass. 14 giugno 2013, n. 15004; Cass. 17 giugno 2013, n. 15070; Cass. 17 giugno 2013, n. 15071; Cass. 25 giugno 2013 n. 19524).

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Di qui, il rigetto del ricorso promosso da RFI Spa nei confronti di un lavoratore, patrocinato dagli Avv.ti Gianluca Braschi ed Emanuela Manini, sia nelle fasi di merito che in quella di legittimità.

Allegati: sentenza n. 18232/2015

                                                                  Avv. Emanuela Manini

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