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Intermediazione illecita di manodopera e sede di lavoro

INTERMEDIAZIONE ILLECITA DI MANODOPERA NEL TRASPORTO FERROVIARIO. DIRITTO DEL LAVORATORE, ALL’ATTO DI IMMISSIONE IN SERVIZIO, ALL’ESPLETAMENTO DELLA MANSIONE PRESSO IL POSTO DI LAVORO DA ULTIMO OCCUPATO. BREVE COMMENTO ALLA ORDINANZA 28/5/2015 DELLA CORTE DI APPELLO DI FIRENZE.

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L’ordinanza, emessa dalla Corte di Appello di Firenze in data 28/5/2015, nell’ambito di un giudizio di appello promosso da Trenitalia Spa avverso un lavoratore, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, immesso in servizio a seguito di declaratoria di intermediazione illecita di manodopera, segna un passo avanti in materia di luogo di espletamento della mansione all’atto della presa in servizio del lavoratore intermediato.

La vicenda prende avvio dalla assegnazione da parte di Trenitalia Spa di un lavoratore, a seguito di declaratoria di intermediazione illecita di manodopera, ad una sede di lavoro diversa (e molto distante) da quella da ultimo occupata, e di avvio di un contenzioso da parte del dipendente, volto a sentire dichiarare la illegittimità del provvedimento assunto.

La Corte di Appello di Firenze, adita da Trenitalia Spa avverso il provvedimento pronunciato in primo grado, nel quale la società era risultata soccombente, ha preso le mosse dalla statuizione giudiziale che ha riconosciuto l’insorgere di rapporto di lavoro subordinato tra il lavoratore, formalmente dipendente da società appaltatrice di servizi ferroviari, e Trenitalia Spa presso uno specifico impianto ed ha ritenuto che l’Azienda ferroviaria fosse tenuta a mantenere il dipendente presso tale ultima sede di lavoro, fino a quando non sopraggiunga un legittimo provvedimento di trasferimento.

Si legge nella ordinanza della Corte di Appello: “Le mosse devono essere prese dal contenuto della decisione di questa Corte (sent. 103/08) ormai passata in giudicato, con la quale è stato, in sostanza, riconosciuto che il rapporto di lavoro, nonostante l’apparente dipendenza da terzi, si svolse di fatto direttamente fra Trenitalia Spa, e i lavoratori, cioè rilevando che concretamente la società in quello specifico stabilimento (Officina Manutenzione Locomotiva di Firenze) si era organizzata in maniera tale da utilizzare quelle mansioni direttamente e rispetto a questo dato di fatto la circostanza che l’organico non contemplasse l’astratta figura professionale vuol dire poco. Vuol dire, invece che, appunto prescindendo dalla propria teorica pianta organica, l’azienda aveva avuto necessità di utilizzare operai comuni e non si vede per quale ragione non debba continuare a farlo dopo che è stato squarciato il velo della fittizia interposizione. La circostanza non pare dissimile da quella che si verifica nel caso di nullità del termine, rispetto al quale la Cassazione riconosce il diritto a veder continuare l’espletamento delle proprie mansioni nel posto da ultimo occupato (c. 19095/13, conf. 11927/13, 27844/09) salvo un successivo legittimo trasferimento”.

Di qui la declaratoria di inammissibilità dell’appello, ed il rigetto del giudizio di impugnazione promosso da Trenitalia Spa.

Avv. Emanuela Manini

Ordinanza 28/5/2015

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EM/mg trenitalia spa nota a sentenza (sent. n. 1426-2008)

Nota a sentenza

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Con sentenza n. 1426/2008 del 4/11/2008, la Corte d’Appello di Firenze, sez. lavoro, ha consolidato un orientamento giurisprudenziale, secondo cui per il caso di costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra una lavoratore e le Ferrovie dello Stato (ora Trenitalia Spa, Rete Ferroviaria Italiana Spa) in seguito ad una sentenza di accertamento di intermediazione illecita di manodopera, per tutto il periodo in cui è risultato accertata la illeicità dell’appalto, spetta alla società del trasporto ferroviario il pagamento per l’intero della contribuzione previdenziale, anche con riguardo alla quota di contribuzione gravante sul lavoratore.

La vicenda prende avvio dalla richiesta avanzata da Rete Ferroviaria italiana Spa nei confronti di un lavoratore al quale, dopo avere ottenuto, con sentenza passata in giudicato, il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con RFI Spa, nonché del diritto a percepire differenze retributive, aveva ricevuto dalla società ferroviaria la richiesta di pagamento della quota di contribuzione che avrebbe dovuto fare carico al lavoratore dalla data di accertamento del rapporto di lavoro, fino alla effettiva reintegra.

Il Tribunale di Firenze, sez. lavoro, investito della vicenda, ha dichiarato la insussistenza del diritto di RFI Spa a richiedere la contribuzione, per la parte a carico del prestatore di lavoro, per tutto il periodo in cui questi è stato ammesso alla attività lavorativa, per fatto colpevole della società datrice di lavoro.

Ed invero, la norma dell’art. 19 L. 218/1952, la quale dispone la responsabilità a carico del datore di lavoro del pagamento dei contributi anche per la parte a carico del lavoratore (da trattenersi sulla retribuzione corrisposta alla scadenza del periodo di paga cui il contributo si riferisce) deve applicarsi anche alle Ferrovie dello Stato (oggi Trenitalia Spa, RFI Spa), essendo disciplina di carattere generale, applicabile ai datori di lavoro sia privati che pubblici (quale, appunto, le Ferrovie dello Stato).

La Corte di Appello di Firenze, investita da RFI Spa del gravame avverso la sentenza del Tribunale di primo grado ha rigettato l’appello della società, confermando il principio che alcuna pretesa potrà essere avanzata dal datore di lavoro, volta a riversare sul lavoratore le conseguenze della omessa contribuzione.