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Scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro

EM/mg scatti anzianità nei contratti di formazione e lavoro (commento sentenze n. 820-09 e 82-10)

Scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro.

Orientamento del Tribunale di Firenze, Sez. Lav., a fronte della sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Lav. n. 11605/2009. Commento alle sentenze n. 820/2009 e n. 82/2010 del Tribunale di Firenze, Sez. Lav.

I giudici del lavoro del Tribunale di Firenze, investiti delle controversie, aventi ad oggetto il diritto di dipendenti di Trenitalia Spa al computo della anzianità di servizio che tenga conto del periodo in regime di contratto di formazione e lavoro ai fini degli aumenti periodi di anzianità, a fronte del mutato indirizzo giurisprudenziale, inaugurato con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11605/2009, ha assunto con due recentissime sentenze posizioni contrastanti, sulle quali pare opportuno riflettere.

In particolare, con sentenza n. 82/2009, il Tribunale di Firenze, investito della questione con ricorso promosso da un dipendente di Trenitalia Spa, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, confermando la posizione assunta più volte dal predetto Tribunale, nonché in linea con la consolidata tesi della Suprema Corte (v.di per tutte Cass. Civ. n. 10961/2000) ha ribadito che “Il computo della anzianità collettiva di parte ricorrente debba essere effettuato non solo in relazione agli effetti che la legge ricollega direttamente al decorso del tempo, ma anche a quelli derivanti a suo favore dalla contrattazione collettiva che prevede gli scatti biennali di anzianità (Cass. n. 11309/2000)”.

Quanto alla interpretazione, cui è pervenuta la Cassazione con la citata sentenza n. 11605/2009, secondo cui è consentito “all’autonomia collettiva differenziare, ai fini di determinati istituti negoziali, retributivi e non, il periodo di formazione e lavoro rispetto a quello di lavoro ordinario”, il Tribunale adito ha ritenuto di non condividere tale evoluzione giurisprudenziale, atteso che la stessa, a suo giudizio, apre la possibilità di una differenziazione tra istituti in palese contrasto con il tenore letterare del comma 5 dell’art. 3 D.L. n. 726/1984, il quale dispone che il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione in rapporto a tempo indeterminato. Una diversa soluzione, prosegue il Tribunale di Firenze “sarebbe contraria al principio della interpretazione letterale, in quanto l’espressione è “computato nell’anzianità di servizio” riferita al periodo del contratto di formazione lavoro non contiene alcuna limitazione, che sarebbe stata invece necessaria, essendo prevalentemente contrattuali le ipotesi in cui l’anzianità ha rilievo, se il legislatore avesse voluto limitare la portata della norma”.

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Di diverso avviso si è mostrato altro giudice del Tribunale di Firenze il quale, investito della stessa questione con ricorsi, promossi anch’essi da dipendenti Trenitalia Spa, in ossequio al mutato orientamento giurisprudenziale di legittimità, con sentenza n. 82/2010, ha rigettato la domanda dei ricorrenti, compensando le spese di lite.

In particolare, il giudice adito, pure premettendo che “l’interpretazione letterale dell’art. 3, comma 5L. n. 863/1984 deporrebbe a sostegno della tesi attrice non contenendo tale disposizione alcuna limitazione della propria portata normativa”, rileva tuttavia come nella questione non possa prescindersi dall’autorevole intervento della Corte di Cassazione, con sent. n. 11605/2009, nell’ambito del quale, osserva il Giudice del lavoro, “La Corte ha posto in particolare rilievo la distinzione tra l’incidenza della norma legale richiamata rispetto all’anzianità di servizio del lavoratore sin dalla sua assunzione con CFL (conseguente alla retrodazione del rapporto sin dall’assunzione con CFL) rispetto alla peculiare differenziazione del periodo di formazione e lavoro ai fini di determinati istituti, di natura retributiva o meno, rientrante nei poteri dell’autonomia collettiva”.

Di qui, in adesione al citato richiamo giurisprudenziale, il Tribunale ha rigettato le domande dei lavoratori.

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Il contrasto giurisprudenziale in atto tra i giudici di merito (si veda anche Tribunale di Ancona, sent. n. 457/2009) mostra all’evidenza come la questione dei contratti di formazione e lavoro sia ancora aperta dopo il recente intervento della Suprema Corte, e meriti una ulteriore riflessione, anche in sede di giudizio di legittimità, magari attraverso la investitura delle Sezioni Unite della Suprema Corte, le quali pongano fine, anche nell’interesse dei lavoratori, soggetti a un diverso trattamento economico in ragione della oscillazione giurisprudenziale, al sofferto percorso degli scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro.

Avv. Emanuela Manini

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Sentenza Corte di Cassazione n. 26893

EM/mg commento assicurazione per infortuni sul lavoro e malattie professionali, breve commento sent. cass. sez. lav. n. 26893 del 21.12.2009

ASSICURAZIONE PER GLI INFORTUNI SUL LAVORO E PER LE MALATTIE PROFESSIONALI. PATOLOGIA AD ORIGINE “MULTIFATTORIALE”, OVVERO ADDEBITABILE SIA A RISCHIO LAVORATIVO CHE EXTRALAVORATIVO (TABAGISMO). INDENNIZZABILITÀ DELLA MALATTIA QUANDO RISULTI ACCERTATO CHE ESSA HA AVUTO ORIGINE DALLA ESPOSIZIONE LAVORATIVA ANCHE IN CONCORSO CON LA ESPOSIZIONE AL FUMO DI SIGARETTA. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE, SEZ. LAV., N. 26893 DEL 21/12/2009.

Con una recentissima sentenza, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi nel caso di patologie, ad origine multifattoriale, quali le patologie tumorali, le quali hanno, o possono avere, una origine professionale, in ragione della esposizione presso l’ambiente di lavoro a fonti di rischio.

Il caso prende avvio dal ricorso promosso da un lavoratore avverso l’Inail, avente ad oggetto la domanda di costituzione di rendita vitalizia, attesa la contrazione, a suo dire, di una patologia polmonare, da imputarsi alla attività lavorativa (esposizione a sostanze inquinanti presso un impianto petrolchimico).

Accolto il ricorso in primo grado, lo stesso, a seguito di impugnazione, promossa dall’Inail, era rigettato dalla Corte di Appello in accoglimento delle argomentazioni sostenute dall’Inail, nonché attese le risultanze della consulenza medica, nel corso della quale era emersa la esistenza del fattore di rischio extralavorativo, costituito dal tabagismo dell’assicurato.

La Corte di Cassazione, investita della controversia nel terzo grado di giudizio, ha accolto il ricorso del lavoratore, richiamando i propri precedenti giurisprudenziali in materia (Cass. Civ. sent. 14023/2004), secondo cui per il caso di patologia a genesi multifattoriale costituisce onere dell’Inail fornire la prova che “la lavorazione, cui il lavoratore è stato addetto, non ha avuto idoneità sufficiente a cagionare la malattia, di modo che, per escludere la tutela assicurativa, deve risultare rigorosamente ed inequivocabilmente accertato che vi è stato l’intervento di un diverso fattore patogeno, il quale, da solo o in misura pravalente, ha cagionato o concorso a cagionare la tecnopatia”.

Di qui, conclude la Cassazione nel senso “che intanto può essere esclusa l’indennizzabilità della malattia denunciata in quanto l’Inail dia la prova rigorosa che la malattia ha avuto come unica causa il fumo di sigaretta, mentre la malattia sarà indennizzabile ove risulti che essa ha avuto origine dalle sostanze cui il lavoratore era esposto ovvero da entrambe le cause”.

In definitiva, nell’ipotesi di malattia ad eziologia multifattoriale, quale il tumore, la sussistenza di nesso di causalità relativo alla origine professionale della patologia necessita di una concreta e specifica dimostrazione, che può anche essere data in via di probabilità, seppure “qualificata”, nel senso che possa essere verificata attraverso elementi idonei atti a fornire la specifica dimostrazione della idoneità della esposizione al rischio a provocare l’evento morboso.

In un contesto di tale natura ruolo determinante assumerà, nel concorso con gli altri elementi, la valutazione del consulente tecnico di ufficio, al quale spetterà chiarire la idoneità della attività lavorativa specifica alla determinazione della patologia neoplastica, seppure in concorso con altri fattori extralavorativi (v.di anche Cass. Civ. 3152/1999).

Avv. Emanuela Manini

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Licenziamento collettivo

EM/mg articolo licenziamento collettivo

LICENZIAMENTO COLLETTIVO, INTIMATO ALL’ESITO DI PROCEDURA DI MOBILITA’, EX LEGE 223/1991. LIMITI DEL CONTROLLO GIUDIZIARIO IN ORDINE ALLA OSSERVANZA DELLA PROCEDURA LEGISLATIVA IN MATERIA DI RIDUZIONE DEL PERSONALE. DEVOLUZIONE DEL CONTROLLO DI LEGITTIMITA’ DELLA PROCEDURA, EX ANTE , ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA N. 22824 DEL 28/10/2009 DELLA CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAV.

La recentissima sentenza n. 22824 del 28/10/2009, pronunciata dalla Corte di Cassazione, sez. lav. in tema di risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di intimazione di licenziamento collettivo consolida un orientamento volto a devolvere il controllo del procedimento di messa in mobilità/licenziamento collettivo, intrapreso dal datore di lavoro, alle organizzazioni sindacali, destinatarie di incisivi poteri di informazione e consultazione, con la conseguenza che il controllo devoluto al giudice in sede contenziosa non riguarda più gli specifici motivi posti a base della riduzione di personale (a diffferenza di quanto accade in relazione ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo) bensì la correttezza procedurale della operazione.

Naturalmente, prosegue la Cassazione, potrà costituire oggetto di controllo giudiziario l’adempimento (o meno) dell’obbligo per l’impresa di trattare in buona fede e di fornire specifica informazione, preventiva ed in corso di procedura, nonché motivazione delle scelte, con un comportamento che deve essere ispirato a piena lealtà nel corso dell’intero procedimento.

Resta inteso che il conseguimento di un accordo con le organizzazioni sindacali non sana eventuali vizi da cui può risultare affetta la procedura e, tuttavia, l’accordo raggiunto può assumere rilevanza, nella fase giudiziale, nel senso di ritenere adempiuto da parte del datore di lavoro l’obbligo di adempimento degli specifici doveri (di informazione e di motivazione delle scelte) sul medesimo gravanti.

Tale inaugurato orientamento giurisprudenziale, volto ad esaltare il potere di controllo, ex ante, delle organizzazioni sindacali, nonché a ridurre il potere di controllo ex post dell’organo giudicante, deve indurre gli organismi sindacali ad apprestare una elevata attenzione alla rigorosa osservanza della procedura la quale, a seguito del conseguimento dell’accordo sindacale, potrebbe acquisire un crisma di legalità, sottratto al controllo giudiziario.

Resta ferma la sindacalità in fase giudiziale dei criteri di scelta nella individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità, previsti dai contratti collettivi stipulati con i sindacati, ai sensi dell’art. 4, comma 2, L. 223/1191, ovvero, in mancanza di criteri contrattuali, dei criteri legali (carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico produttive ed organizzative) in concorso tra loro.

Avv. Emanuela Manini