Tag Archives: avvocati firenze

Commento alla sentenza n. 457/2009 del Tribunale di Ancona Sez. Lav.

Scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro. Una vicenda ancora aperta dopo le recentissima sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 11605/2009.
Commento alla sentenza n. 457/2009 del Tribunale di Ancona, Sez. Lav.
Come noto, la recentissima sentenza n. 11605/2009 della Corte di Cassazione, interrompendo l’ampio e consolidato orientamento giurisprudenziale in materia di anzianità di servizio nei contratti di formazione e lavoro, ha espressamente affermato il principio di diritto, secondo cui: “Non si pone in contrasto con la norma imperativa di cui all’art. 3, comma 5, d.l. n. 726/1984, conv. in l. 863/1984 – secondo cui il periodo di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato – il contratto collettivo – nella specie, Accordo interconfederale 18/12/1998, paragrafo 7.5, e CCNL dei dipendenti delle ferrovie statali 7/7/1995, punto 5.2 – che, nel disciplinare gli aumenti retributivi periodici, esclude l’utile computato del periodo di formazione lavoro, siccome la disposizione non nega l’anzianità di servizio stabilita dalla legge, ma si limita a prevedere una decurtazione retributiva per i dipendenti che hanno dato un apporto ridotto alla produttività aziendale a causa dellas specificità del rapporto di formazione lavoro”.
Pure a fronte della revisione con la citata sentenza del precedente orientamento espresso dalla Suprema Corte, una interessante sentenza di merito, pronunciata dal Tribunale di Ancona, sez. lav. n. 457/2009, non esita a criticarne la portata, rilevando come gli argomenti invocati nella citata decisione non appaiono affatto convincenti.
In particolare, il Tribunale di Ancona, dopo essersi soffermato sugli aspetti motivazionali della sentenza della Corte di Cassazione, sollevando rilevazioni critiche, chiude il cerchio del proprio ragionamento cogliendo la intrinseca contraddizione, insita nella tesi della richiamata cassazione, secondo cui “una norma come l’art. 3 comma 5 D.L. 726/1984, il cui tenore letterale impone che “il periodo di formazione e lavoro sia computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, effettuata durante ovvero al termine dell’esecuzione del contratto di formazione e lavoro” e quindi che “il lavoratore (debba) considerarsi assunto alla data di stipulazione del contratto di formazione e lavoro per tutti gli effetti che la legge o il contratto collegano a tale evento” sarebbe (formalmente e sostanzialmente) rispettata laddove vengano differenziati “ai fini di determinati istituti negoziali, retributivi…il periodo della formazione e lavoro rispetto a quello di lavoro ordinario”, in particolare non computando il primo periodo (proprio) ai fini degli “scatti”, e cioè dell’istituto retributivo più tipicamente e direttamente collegato alla maturata anzianità”.
In definitiva, rileva condivisibilmente il Tribunale di Ancona che le discriminazioni operate con riguardo ad istituti che richiamino l’anzianità, destinati a protrarsi per tutta la durata del rapporto di lavoro, violano la norma imperativa dell’art. 3, comma 5, DL 726/1984, la quale, con la espressa previsione, in esso contenuta, ha inteso evitare proprio tali discriminazioni nei confronti dei lavoratori in oggetto.
E non vi è dubbio che il mancato computo del periodo di formazione e lavoro, ai fini degli “scatti”, ovvero “dell’istituto retributivo più tipicamente e direttamente collegato alla maturata anzianità” finirebbe con il protrarre, per tutta la durata del rapporto di lavoro, i suoi effetti penalizzanti, in palese violazione del dettato legislativo.
Avv. Emanuela Manini

nota a sent. n. 360/09 della Corte di Appello di Firenze

EM/mg nota a sentenza c.a. fi n. 360-09
NOTA A SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO DI FIRENZE, N. 360/2009, LA QUALE HA RIGETTATO LA IMPUGNAZIONE PROPOSTA DALLA FONDAZIONE ENASARCO AVVERSO LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI FIRENZE, DI RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO DI UN AGENTE DI COMMERCIO AL RISARCIMENTO DEL DANNO DA ERRONEE INFORMAZIONI FORNITE DALL’ENASARCO, IN MERITO ALLA MATURAZIONE DEI REQUISITI PER LA PENSIONE DI VECCHIAIA.
Con ricorso al Tribunale di Firenze, Sez. Lav., una agente di commercio, rappresentata e difesa dall’Avv. GianLuca Braschi, conveniva in giudizio l’Enasarco al fine di invocare il risarcimento del danno subito, a seguito di erronea comunicazione, fornitale dall’ente previdenziale, per il tramite del proprio sistema informatico, in ordine alla propria posizione contributiva, a seguito della quale la assicurata era indotta a procrastinare la presentazione della domanda di pensione di vecchiaia, sul presupposto, poi rivelatosi erroneo, della carenza dei requisiti.
Con sentenza n. 248/2007 il Tribunale di Firenze, sez. lav., riconosceva la fondatezza della domanda risarcitoria della agente di commercio, liquidando in suo favore la somma di euro 11.656,14, a titolo di risarcimento del danno, quantificato sulla base dell’importo dei ratei di pensione che la stessa avrebbe percepito se fosse stata correttamente informata dall’Enasarco, in ordine alla maturazione del diritto a pensione.
Avverso la predetta sentenza interponeva appello l’Enasarco, invocandone la riforma, nonché il rigetto della domanda risarcitoria, frattanto avanzata.
La Corte d’appello di Firenze, con sentenza 360/2009, ha rigettato l’appello, presentato dall’ente previdenziale, dando ancora una volta ragione all’agente di commercio, con ampia ed articolata motivazione.
In sintesi, riconosceva la Corte d’Appello che, pure non trovando applicazione nei confronti dell’Enasarco l’art. 54 L. 88/1989, che pone a carico di Inps ed Inail l’obbligo di comunicare agli assicurati l’entità dei contributi versati, non pare dubitabile che il rilascio di erronee informazioni da parte del sistema informatico dell’Enasarco, da imputarsi a carenza del sistema, quale causa del danno subito dalla assicurata, indotta a non presentare domanda di pensione per prospettata carenza di contributi, integri gli estremi della responsabilità contrattuale dell’Enasarco nei confronti dell’agente cui, pertanto, spetta l’invocato risarcimento del danno.
Avv. GianLuca Braschi

commento sentenza 13/09/09 del 6/02/2009 Commissione Tributaria Regionale Firenze

Scarica la Sentenza Integrale >>>

EM/mg commento sentenza n. 13.09.09 del 6-2-2009 commissione tributaria regionale di fi

Nota a commento della sentenza 13/09/09, del 6/2/2009 emessa dalla Commissione Tributaria Regionale di Firenze, di rigetto dell’appello promosso dalla Agenzia delle Entrate, Ufficio di Empoli, avverso la sentenza n. 42/2006, pronunciata dalla C.T.P. di Firenze (causa vinta).

La vicenda prende avvio a seguito della emissione di avviso di accertamento, emesso dalla Agenzia delle Entrate, Ufficio di Empoli, nei confronti di una società in nome collettivo, contenente accertamento di maggiori ricavi ai fini Irpef, Iva, Irap, emessi sulla base di verbale di constatazione della Guardia di Finanza, al termine di una verifica, avviata nei confronti della predetta società, effettuata a seguito di una segnalazione, pervenuta dall’ufficio ispettivo dell’Inps, nell’ambito del quale era evidenziato l’utilizzo di personale, non assicurato, secondo le dichiarazioni rese dal lavoratore nel corso della indagine ispettiva.

A fronte di tali accertamenti la società adiva il Tribunale di Firenze, sez. Lavoro, invocando la illegittimità del verbale ispettivo Inps, rilevando come la efficacia probatoria dei verbali di accertamento degli ispettori Inps sia limitata a quanto il pubblico ufficiale attesti essere avvenuto in sua presenza, e non riguarda la intrinseca veridicità delle dichiarazioni raccolte dal pubblico ufficiale, le quali devono essere confermate in giudizio dalle persone che le hanno rese.

All’esito della fase istruttoria, il Tribunale di Firenze, sez. Lav., annullava il verbale ispettivo dell’Inps, essendo risultata provata la insussistenza di un rapporto di lavoro non assicurato tra il lavoratore e la società.

Nelle more del giudizio, pendente dinanzi al Tribunale di Firenze, la società radicava ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Firenze invocando l’annullamento dell’avviso di accertamento emesso dalla Agenzia delle Entrate, volto alla rideterminazione del reddito della società sulla base di presunti maggiori ricavi riconducibili al lavoro irregolare del dipendente, secondo le dichiarazioni rese da quest’ultimo.

Poiché nel corso del giudizio tributario il Tribunale di Firenze accertava la insussistenza di tale rapporto di lavoro, la C.T.P. rilevava come fosse venuto meno l’unico elemento sul quale era radicata la presunzione di conseguimento di maggiori ricavi da parte della società, a base della motivazione degli accertamenti fiscali, accogliendo, per l’effetto, il ricorso presentato dalla società.

A fronte della sentenza di primo grado, la Agenzia delle Entrate Ufficio di Empoli, radicava atto di appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale di Firenze, argomentando nel senso che le dichiarazioni rese dal lavoratore nel corso della ispezione Inps fossero sufficienti a supportare l’accertamento fiscale, a nulla rilevando la sentenza del giudice del lavoro sulla insussistenza di rapporto di lavoro subordinato tra il predetto lavoratore e la società.

La C.T.R. ha dato ancora una volta ragione alla società, respingendo l’appello nonché confermando il principio secondo cui, per il caso di accertamento tributario, effettuato sulla base di un atto, emesso da un organo extratributario (quale l’Inps), in difetto di ulteriori indagini ed ispezioni da parte dell’ufficio tributario, venuto meno l’unico atto, a base dell’accertamento tributario, anche l’accertamento fiscale rimane irrimediabilmente travolto.

Di qui la conferma della statuizione, assunta in primo grado, di annullamento del verbale di accertamento, oggetto di impugnazione.

Avv. Emanuela Manini