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Contribuzione dovuta sulle interruzioni dei rapporti di lavoro a partire dall’1/1/2013. Circolare inps 44/2013

Nuovo sistema degli ammortizzatori sociali ed aspetti della Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI). Chiarimenti apportati dalla circolare Inps n. 44/2013 del 22/3/2013 in materia di contribuzione dovuta sulle interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, intervenute a partire dal 1/1/2013.

Come noto, la legge n. 228/2012 (legge di stabilità 2013) ha apportato variazioni alla legge n. 92/2012, di riforma del mercato del lavoro, in materia di contribuzione dovuta sulle interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, intervenute dal 1/1/2013.

L’Inps, con propria circolare n. 44/2013 del 22/6/2013 apporta chiarimenti ai criteri di determinazione del contributo ASPI e fornisce istruzioni ai datori di lavoro in materia di versamento della contribuzione.

In particolare, l’art. 1, comma 250, L. n. 228/2012, lett. f., riformulando il comma 31, art. 2, L. 92/2012, così dispone:

“Nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’Aspi, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41% del massimale mensile di Aspi per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30”.

La nuova disciplina introduce l’obbligo, gravante sui datori di lavoro, di assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore, il cui rapporto di lavoro sia stato interrotto, il diritto teorico a percepire l’ASPI, a prescindere dalla effettiva percezione della indennità.

Restano escluse dall’obbligo contributivo in oggetto le cessazioni del rapporto di lavoro a seguito di: dimissione (ad eccezione di quelle per giusta causa, ovvero intervenute durante il periodo tutelato di maternità); risoluzione consensuale (ad eccezione di quella derivante da procedura di conciliazione presso la Direzione Territoriale del lavoro (D.T.L.) nonché da trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 Km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con mezzi pubblici); decesso del lavoratore.

Il contributo ASPI è altresì dovuto per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni e dal recesso del lavoratore, ivi compreso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di formazione, di cui all’art. 2, c.o. 1, lett. m) dlgs 167/2011.

Il contributo è in ogni caso dovuto nel caso di dimissioni dell’apprendista per giusta causa o intervenute durante il periodo di tutela della maternità.

Infine, a partire dal 1/1/2017 per i casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza di cui all’art. 4 comma 9 L. 223/1991 non abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo ASPI è moltiplicato per tre volte.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla sopracitata circolare Inps.

Avv. Emanuela Manini

Allegati: circolare Inps n. 44/2013

 Scarica la circolare inps n. 44/2013

ASPI

Ancora sulla Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI).
La legge 28/6/2012 n. 92 (c.d. legge “Fornero”) ha realizzato la riforma dei trattamenti di disoccupazione (l’art. 2 della citata legge re-ca la rubrica “ammortizzatori sociali”) attraverso la graduale sostituzione di quasi tutti gli interventi, legati alla perdita del lavoro, previsti dalla vigente legislazione, e la introduzione della Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI), demandata alla gestione Inps delle prestazioni temporanee, di cui all’art. 24 L. n. 88/1989, da applicarsi a tutti gli eventi di disoccupazione verificatisi a partire dal 1/1/2013.
L’ASPI si applica ai lavoratori dipendenti, compresi gli apprendisti ed i soci di cooperativa in regime di subordinazione, ad esclusione dei dipendenti pubblici assunti con contratto di lavoro a tempo in-determinato e degli operai agricoli.
Requisiti per l’accesso all’ASPI sono il possesso di almeno due anni di contribuzione, di cui uno nell’ultimo anno, nonché la involontarietà dello stato di disoccupazione. Pertanto sono esclusi coloro che abbiano cessato il rapporto di lavoro per dimissioni con esclusione del caso di dimissioni per giusta causa o per risoluzione consen-suale del rapporto, ad eccezione del caso in cui si addivenga alla ri-soluzione consensuale del rapporto di lavoro all’esito della procedu-ra di conciliazione, avviata nell’ambito di un licenziamento per giu-stificato motivo oggettivo (art. 7 L. n. 604/1966, come novellato dall’art. 1, comma 40, L. n. 92/2012).
Tuttavia, la perdita dello stato di disoccupazione non comporta la immediata cessazione della prestazione, bensì la sua sospensione, per il caso di instaurazione di rapporto di lavoro subordinato di du-rata non superiore a 6 mesi.
Per il caso di avvio di una attività di lavoro autonomo è necessario informare l’Inps entro un mese dall’inizio della attività (pena la perdita immediata del beneficio), indicando il reddito annuo che si pre-vede di conseguire.
Se esso risulta inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, la indennità sarà mantenuta, seppure in misura ridotta.
A partire dall’anno 2013 la indennità di disoccupazione con requisiti ridotti è sostituita dalla “mini ASPI”, la quale è riconosciuta a chi possa far valere almeno 13 settimane di contribuzione nell’ultimo anno (attualmente, per la fruizione della indennità con requisiti ri-dotto occorrono almeno 78 giornate lavorate).
Infine, è prevista la decadenza dalla fruizione dell’ASPI (o della mini ASPI), oltrechè per il caso di avvio di attività di lavoro autonomo senza comunicarlo all’Inps, per il conseguimento dei requisiti per la fruizione della pensione di vecchiaia o anticipata, ovvero per acqui-sizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, salva la opzione del soggetto per la conservazione della indennità di disoccupazione.
Avv. Emanuela Manini

Entrata in vigore dell’ASPI a partire dall’1/1/2013. Agevolazioni contributive, a partire dalla stessa data per assunzioni di lavoratori ultra cinquantenni e donne di qualsiasi età

Ancora sulla riforma del diritto del lavoro. Al debutto, alla data del 1/1/2013, la Assicurazione Sociale per l’impiego (ASPI). Agevolazioni contributive in favore di datori di lavoro che assumeranno, a partire dal 1/1/2013, lavoratori di età non inferiore a 50 anni e donne di qualsiasi età.

La legge n. 92/2012, di riforma del mercato del lavoro, ha introdotto il nuovo istituto della “Assicurazione sociale per l’impiego” (ASPI), destinato a sostituire, a partire dal 1/1/2013, gli istituti fino a quel momento esistenti.

Come noto, gli istituti facenti parte del sistema degli ammortizzatori sociali sono tre:

1) indennità di disoccupazione. Essa è erogata all’assicurato che abbia una anzianità contributiva minima, e venga a trovarsi in uno stato di disoccupazione involontaria (in esso è inclusa la ipotesi di dimissioni rassegnate dal lavoratore per giusta causa). La indennità ha una durata massima di otto mesi per il caso di lavoratore che non abbia superato i 50 anni alla data del licenziamento, di 12 mesi per il caso di lavoratore che abbia superato i 50 anni, il suo ammontare è pari al 60% della retribuzione media dei tre mesi antecedenti il licenziamento, al 50% per i successivi due mesi, al 40% per il periodo restante.

2) Cassa integrazione guadagni. Essa è erogata al lavoratore, temporaneamente sospeso dal lavoro per cause al medesimo non imputabili (crisi temporanee di mercato, ragioni aziendali, eventi oggettivamente non evitabili), per un certo periodo, e corrisponde ad un trattamento economico a carico dell’Inps, proporzionato alla retribuzione, il cui ammontare è stabilito con riferimento alle ore integrabili ed alla misura della integrazione.

3) Indennità di mobilità. Essa interviene a sostegno di particolari categorie di lavoratori licenziati da aziende in difficoltà, ed è volta a garantire al lavoratore una indennità sostitutiva della retribuzione.

A differenza della indennità di disoccupazione non presuppone una anzianità contributiva minima, ed è  incompatibile con qualunque trattamento pensionistico.

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Tutti gli istituti ad oggi vigenti sono sostituiti, a partire dal 1/1/2013, dall’Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI).

Essa, al pari della indennità di disoccupazione, costituisce una prestazione previdenziale a carico della gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti (art. 24 L. 88/1989), trova applicazione per i casi di disoccupazione, verificatisi successivamente al 1/1/2013, è estesa a tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici (questi ultimi con contratto di lavoro a tempo non indeterminato), compresi gli apprendisti e gli artisti ed esclusi i CO.CO.CO.

Per avere accesso all’ASPI occorre avere perduto involontariamente il posto di lavoro ed essere disoccupati, potere far valere almeno due anni di assicurazione ed uno di contribuzione nel bienno precedente l’inizio del periodo di disoccupazione.

L’importo dell’ASPI non può superare il massimo, pari per l’anno 2012, ad euro 1.119,32 mensili, progressivamente decurtato dopo il decorso di sei mesi.

La durata massima dell’ASPI è pari ad 12 mesi per i lavoratori con meno di 55 anni di età, pari a 18 mesi per i lavoratori con più di 55 anni.

Per accedere al beneficio occorre presentare domanda entro 8 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, e comunque, a pena di decadenza dal diritto, entro 60 gg. dalla data di inizio della disoccupazione indennizzabile (dunque, entro 68 gg. dalla cessazione del rapporto di lavoro).

E’ prevista la decadenza dal beneficio per il caso di mancata comunicazione all’Inps dello svolgimento di attività lavorativa, ovvero per il raggiungimento dei requisiti per la fruizione di pensione, di vecchiaia, anticipata, di invalidità (a meno che l’assicurato non opti per il mantenimento dell’ASPI).

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Si ricorda che dal 1 gennaio 2013, per il caso di assunzione con contratto di lavoro a tempo determinato od in somministrazione di lavoratori, di età non inferiore a 50 anni, disoccupati da oltre 12 mesi, il datore di lavoro ha diritto alla riduzione del 50% dei contributi previdenziali a suo carico, per una durata di 12 mesi, elevabile a 18 mesi per il caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Avv. Emanuela Manini