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Società di gestione di immobili ed obbligo contributivo

Iscrizione alla gestione commercianti presso l’Inps. Svolgimento di attività di impresa, consistente nella gestione di immobili di proprietà. Esclusione dall’obbligo contributivo. Breve commento alla sentenza n. 1079/2015 del Tribunale di Firenze, sez. lav.

Con sentenza n. 1079 del 14/10/2015 il Tribunale di Firenze, sez. lav., ha affrontato il tema del versamento della contribuzione nella gestione artigiani e commercianti da parte del socio di una società commerciale, dedita alla gestione di immobili, nel senso di escludere la obbligazione contributiva a suo carico.

La vicenda prende avvio dalla opposizione giudiziale intrapresa dal socio di una società immobiliare, patrocinato dall’Avv. GianLuca Braschi, avverso l’avviso di addebito notificato dall’Inps.

Il Tribunale di Firenze, sez. lav., chiamato a pronunciarsi sul caso, ha applicato la legislazione in materia di obbligo d’iscrizione nella gestione assicurativa (L. 662/1996, art. 1, comma 203), nonché ha invocato la giurisprudenza di legittimità, secondo cui: “La iscrizione alla gestione commercianti è obbligatoria “ove si realizzino congiuntamente le fattispecie previste dalla legge e cioè: la titolarità o gestione di imprese organizzate e dirette in prevalenza con il lavoro proprio e dei propri familiari; la piena responsabilità ed i rischi di gestione (unica eccezione proprio per i soci di srl); la partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; il possesso, ove richiesto da norme e regolamenti per l’esercizio dell’attività propria, di licenze e qualifiche professionali” (così Cass. Sez. U, Sentenza n. 3240 del 2010). Ne consegue che presupposto imprescindibile per l’iscrizione è l’esistenza di un’attività di impresa, di cui il soggetto sia titolare (o familiare coadiuvante), di cui abbia la piena responsabilità e al cui lavoro aziendale partecipi. Tale attività deve essere concretamente attuata non essendo l’obbligazione contributiva esigibile in presenza di un’attività d’impresa meramente potenziale (situazione riscontrabile nel caso di società commerciale di fatto inattiva ma regolarmente iscritta al registro delle imprese) poiché come efficacemente ribadito dalla Corte di Appello di Firenze, diversamente opinando, “la contribuzione si risolve inammissibilmente in una sorta di imposta, e perde i connotati di corrispettivo della tutela previdenziale apprestata per un lavoratore” (cfr sentenza C. Appello Fi 205/11 in atti est. Bronzini)”.

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Con riguardo al caso di specie, la società di cui il ricorrente era socio illimitatamente responsabile è dedita alla gestione di alcuni immobili di proprietà, e non svolge di fatto altra attività.

A ciò si aggiunge che l’Inps, pure onerato, non ha né dedotto né provato il concreto svolgimento di attività qualificabili come di natura imprenditoriale (quale l’attività di compravendita di immobili e la prestazione di servizi a terzi), atteso che il mero godimento di immobili non rientra nel concetto di impresa.

Di qui, l’annullamento dell’avviso di addebito impugnato ed il pieno accoglimento del ricorso.

Avv. Emanuela Manini

Allegati: sentenza n. 1079/2015

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Transazione novativa e regime di tassazione separata

Somme corrisposte al lavoratore nell’ambito di transazione novativa. Regime di tassazione separata. Breve commento alla sentenza n. 1259/2015 pronunciata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Firenze.

Con sentenza n. 1259/2015 la Commissione Tributaria Provinciale di Firenze apporta un decisivo chiarimento al regime della tassazione delle somme ricevute dal lavoratore, a fronte della rinuncia alla postazione di lavoro, nell’ambito di una transazione novativa, stipulata da un lavoratore con il proprio datore di lavoro.

La vicenda prende avvio dalla sentenza, pronunciata dal Tribunale di Firenze, sez. lav., di riconoscimento giudiziale di un rapporto di lavoro subordinato tra Trenitalia Spa, RFI Spa ed un lavoratore dipendente di una società appaltatrice di servizi ferroviari, a seguito di accertamento di intermediazione illecita di manodopera (art. 1, comma 3, L. 1369/1960).

All’atto di immissione in servizio, tra le società ferroviarie ed il lavoratore era stipulata una transazione, nell’ambito della quale, a fronte della rinuncia alla postazione di lavoro, le predette società corrispondevano al lavoratore una somma di denaro.

L’importo ricevuto era assoggettato a tassazione ordinaria, tuttavia, successivamente, ritenendo di avere erroneamente prescelto tale regime di tassazione, il lavoratore invocava nei confronti della Agenzia delle Entrate il rimborso dell’imposta, a suo giudizio pagata in eccesso, e di seguito, a fronte del silenzio rifiuto opposto dall’ufficio, con il patrocinio legale dell’Avv. Emanuela Manini, adiva la Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, al fine di sentire dichiarare il diritto alla corresponsione in suo favore della differenza di imposta tra tassazione ordinaria e tassazione separata.

La CTP di Firenze ha dato ragione al ricorrente, così motivando: “Le parti all’atto di definire la controversia tra le stesse, conclusa con sentenza passata in giudicato, di riconoscimento di rapporto di lavoro insorto con le due società ferroviarie, sono addivenute alla conclusione di un nuovo rapporto giuridico, diretto a costituire nuove obbligazioni, quali la rimessa di una somma di denaro da parte delle due società in favore del lavoratore.

Nel caso in oggetto c’è stata soltanto da parte del ricorrente una rinuncia alla reintegrazione al lavoro.

C’è stato un cambio di denaro in luogo della reintegrazione nel rapporto di lavoro dipendente, anche in presenza di una transazione novativa.

Gli emolumenti in questione non possono che ricondursi al rapporto di lavoro, e come tali, assoggettati a tassazione separata. Si osserva che la giurisprudenza (Cass. Civ. Sez. Lavoro 6910/2004), ha rilevato che con l’introduzione dell’art. 17 lett. a) TUIR, il legislatore ha inteso ricomprendere nel reddito di lavoro dipendente (anche) le somme percepite a seguito di qualsiasi transazione, prescindendo dalla natura (o meno) novativa della stessa, purché relative al rapporto di lavoro subordinato”.

Pertanto, la richiesta avanzata dal ricorrente è stata accolta.

Avv. Emanuela Manini

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Allegata: sentenza n. 1259/2015