Monthly Archives: luglio 2015

Enasarco: modalità di calcolo della pensione

Con la recente sentenza n. 422/2015 la Corte di Appello di Torino, confermando la decisione n. 1323/2014 emessa in primo grado dal Tribunale di Torino, ha affermato la legittimità della interpretazione sostenuta da un pensionato Enasarco in punto di modalità di calcolo della c.d. quota a) delle pensioni liquidate dall’ente che invocava la determinazione del trattamento pensionistico a lui liquidato sulla base del meccanismo, per lui più favorevole, stabilito dall’art. 10 comma terzo della L. 12 del 2/2/1973 piuttosto che dal meccanismo stabilito dall’art. 10 comma primo della L. 12 del 2/2/1973 applicatogli dall’ente previdenziale. Secondo i giudici torinesi dal combinato disposto della vigente normativa regolante la materia emergono due diversi alternativi sistemi di calcolo della predetta voce del trattamento pensionistico – che insieme ad ulteriori quote va a formare la pensione liquidate dall’ente – con diritto del pensionato a vedersi applicato il trattamento di miglior favore tra i due possibili. Con riferimento all’anzianità contributiva maturata anteriormente al 1° ottobre 1998 il pensionato può, quindi, optare per l’importo scaturente “….dalla più elevata tra le medie annue delle “provvigioni liquidate”, per le quali siano stati effettivamente versati i contributi obbligatori o volontari, calcolata per ognuno dei periodi di tre anni consecutivi compresi nel decennio precedente l’ultimo versamento” ex art. 10 comma primo della L. 12 del 2/2/1973 oppure per l’importo scaturente “….dalla media annua delle provvigioni liquidate…fino alla data del conseguimento del diritto per quanti sono gli anni di anzianità contributiva” ex art. 10 comma terzo della L. 12 del 2/2/1973 ed art. 11 del DPR n. 758 del 30/4/1968. La vicenda è nata allorquando un pensionando Enasarco, da tempo non più attivo, al fine di maturare l’anzianità minima necessaria per poter presentare domanda di pensione di vecchiaia si vedeva costretto ad effettuare – previa autorizzazione dell’ente – dei versamenti volontari ed, in conseguenza, si vedeva modificare il periodo contributivo da prendere a riferimento ex art. 10 comma primo della L. 12 del 2/2/1973 per il calcolo di tale voce pensionistica e, poi, liquidare un assegno di pensione modestissimo a fronte di un precedente calcolo previsionale ottenuto tramite il portale della stessa Fondazione Enasarco. Nell’esaminare la posizione emergeva, tuttavia, la possibilità di ottenere una diversa determinazione della quota a) della pensione di vecchiaia Enasarco di spettanza ai sensi di quanto stabilito dall’art. 11 del DPR n. 758 del 30/4/1968 come richiamato dall’art. 10 comma terzo della L. 12 del 2/2/1973. La relativa istanza avanzata dal pensionato veniva però respinta da Fondazione Enasarco che affermava l’inoperatività della normativa invocata sostenendo che sarebbe stata sostituita e, quindi, abrogata implicitamente dalla stessa L. 12/1973 – che pure ne disponeva l’applicazione in peculiari ipotesi quali quella in questione – ovvero dal Regolamento Enasarco approvato con D.M. 20/2/1974. Avendo diversa convinzione il pensionato si rivolgeva, quindi, alla Magistratura. All’esito del giudizio la tesi sostenuta dal pensionato era ritenuta condivisibile dai giudici torinesi nelle sentenze sopra richiamate con argomentazioni che appaiono solide e convincenti. Non risultano precedenti in argomento. La questione può assumere rilievo per quei pensionati Enasarco che, per varie vicissitudini, negli ultimi anni lavorativi abbiano avuto un reddito rilevante ai fini pensionistici [effettivo o figurativo] modesto ed inferiore a quello medio risultante dal prendere a riferimento l’intera anzianità lavorativa.

Avv. GianLuca Braschi

Scarica la sentenza

Modifiche nel mondo del lavoro

MODIFICHE NEL MONDO DEL LAVORO

I decreti legislativi 80/2015 in materia di congedi parentali e 81/2015 in materia di contratti di lavoro flessibili hanno apportato importanti modifiche ai settori, oggetto di disciplina legislativa.

1) Alcune modifiche sono apportate al contratto a termine, in particolare è confermata la eliminazione dell’obbligo di sussistenza e di indicazione delle ragioni di carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo, a fondamento della apposizione del termine.

La durata dei contratti a termine (per effetto di una successione dei contratti) non può superare i 36 mesi (salva diversa previsione, contenuta nei contratti collettivi). Decorsi i 36 mesi, è ancora possibile stipulare un ulteriore contratto in sede protetta, della durata di 12 mesi.

2) E’ confermata la acausalità nel contratto di somministrazione a tempo determinato, che non ha limiti di durata.

E’ preclusa la possibilità di ricorrere a tale tipologia di contratto in caso di crisi aziendale, licenziamenti collettivi, CIG.

Il contratto di somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) può essere utilizzato in tutti i settori, con l’unico limite che tale tipologia contrattuale non può superare il 20% dei lavoratori assunti nell’azienda.

3) Scomparso il contratto a progetto (sono mantenuti i contratti in essere, fino alla loro scadenza), risorge il contratto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a tempo indeterminato, finalizzato alla fornitura di un servizio continuativo.

Tale tipologia contrattuale, di lavoro autonomo, a partire dal 1/1/2016 è destinata a trasformarsi in rapporto di lavoro subordinato per il caso di eteroorganizzazione del lavoro, nel senso che l’azienda decide “quando” e “dove” lavorare a nulla rilevando che il collaboratore decida “come” lavorare.

4) Per il caso di contratto part-time, il datore di lavoro potrà richiedere la prestazione di ore di lavoro supplementare nella misura massima del 25% salvo diversa previsione del contratto collettivo, per la prestazione di lavoro supplementare non è più necessario il consenso del lavoratore, il quale potrà rifiutarsi di lavorare nel caso in cui sussistono “comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari, di formazione professionale”.

5) Il contratto di apprendistato diventa uno strumento per consentire la qualificazione o la riqualificazione di quanti sono destinatari di un trattamento di disoccupazione, a prescindere dall’età. Il contratto, che deve contenere il piano formativo individuale, ha una durata minima di sei mesi. Il numero complessivo di apprendisti non può superare il rapporto di tre a due riferito ai lavoratori specializzati. E’ confermata la riduzione contributiva per un ulteriore anno in caso di conferma del lavoratore dopo il periodo di formazione (ad esclusione dei contratti di apprendistato stipulati con disoccupati e lavoratori in mobilità).

6) In materia di congedi parentali, è consentito il superamento di 5 mesi di astensione obbligatoria in caso di parto prematuro, inoltre è possibile sospendere il congedo di maternità in caso di ricovero del neonato in struttura pubblica o privata.

E’ esteso da 8 a 12 anni del figlio il periodo di fruibilità del congedo e lo stesso è consentito ad ore.

7) E’ consentito l’utilizzo di strumenti di controllo a distanza dei lavoratori per esigenze organizzative e produttive, sicurezza sul lavoro, tutela del patrimonio aziendale. Esso deve essere autorizzato mediante accordo collettivo, sottoscritto dalle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) o aziendali (RSA).

La consegna di materiali aziendali (tablet o smartphone) non può essere rifiutata. Le informazioni raccolte fornite tramite gli impianti di controllo sono utilizzabili anche ai fini disciplinari.

Avv. Emanuela Manini