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Riforma del diritto del lavoro (jobs act). Ultima novità legislativa

RIFORMA DEL DIRITTO DEL LAVORO (JOBS ACT). ULTIMA NOVITA’ LEGISLATIVA.

Dal 7/3/2015 sono entrati in vigore i decreti legislativi n. 22/2015 “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati”, e n. 23/2015 “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti”, di riforma del diritto del lavoro. Queste le principali novità legislative.

– Dal 1maggio 2015 si applica la nuova prestazione di sostegno al reddito in favore di disoccupati, denominata NASPI, la quale prende il posto della ASPI e della mini ASPI (introdotta dalla legge Fornero).

Essa si fonda su tre presupposti: 1) la condizione di disoccupato; 2) il possesso di contributi per almeno 13 settimane nei 4 anni che precedono la perdita del lavoro; 3) 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi antecedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Per i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, è stata introdotta la DIS-COLL, la quale si applica in via sperimentale per gli eventi che si verifichino tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2015.

I requisiti di accesso alla prestazione consistono in tre mesi di contribuzione nel periodo tra il 1 gennaio dell’anno solare antecedente la cessazione del lavoro e di un mese di contribuzione nell’anno solare di disoccupazione.

– A partire dal 1 gennaio 2017 sarà eliminata la indennità di mobilità, e la stessa sarà sostituita dalla NASPI.

Per beneficiare della indennità di mobilità nel periodo transitorio occorre che i lavoratori siano stati assunti a tempo indeterminato, abbiano maturato una indennità aziendale pari ad 12 mesi, di cui almeno 6 mesi di lavoro effettivo (chi non ha i requisiti accederà all’ASPI e dal 1 maggio 2015 alla NASPI), l’importo della indennità è pari al 100% del trattamento straordinario di integrazione salariale (CIGS), con la fissazione di un importo massimo di netti euro 914,96, per una retribuzione fino ad euro 2.102,24, ed euro 1.167,91 netti per una retribuzione superiore.

– Ai lavoratori assunti, a partire dal 7/3/2015, da aziende che occupano più di 15 dipendenti (ovvero a quelli assunti entro il 6 marzo da impresa fino a 15 dipendenti se in futuro l’organico aumenti oltre la soglia prevista dall’art. 18 St. Lav.) si applica il meccanismo indennitario delle tutele crescenti, ovvero:

1) in caso di licenziamento disciplinare, laddove sia dichiarata la sua illegittimità, la reintegra del lavoratore è prevista solo per il caso di insussistenza materiale del fatto contestato, in tutti gli altri casi è prevista una indennità risarcitoria, pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mensilità;

2) in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, a fronte di declaratoria di illegittimità, spetta al lavoratore una indennità risarcitoria, pari a due mensilità dell’ultima retribuzione (utile ai fini del calcolo del TFR) per ogni anno di servizio, con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mensilità;

– nelle aziende che occupano fino a 15 dipendenti, la disciplina, come detto, si applica anche ai lavoratori occupati alla data del 7/3/2015, per il caso in cui, per effetto di nuove assunzioni, sia superata la soglia dei 15 dipendenti. La misura della indennità è dimezzata, ed è pari ad 1 mensilità per ogni anno di servizio (anziché 2), con un minimo di 2 ed un massimo di 6 mensilità. Per il caso di licenziamento disciplinare è sempre esclusa la tutela reintegratoria, anche laddove risulti provata la insussistenza materiale del fatto contestato.

Le nuove regole si applicheranno anche a datori di lavoro senza scopo di lucro (sindacati, partiti, associazioni culturali, religiose…) i quali finora soggiacevano al regime di libera recedibilità.

3) Il regime della indennità si applica anche ai licenziamenti collettivi, (5 lavoratori o più nell’arco di 120 gg.) con esclusione della reintegrazione (a parte il caso, di scuola, di intimazione del licenziamento in forma orale), con corresponsione di una indennità risarcitoria da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità.

Avv. Emanuela Manini

Novità dal mondo del lavoro

NOVITA’ DAL MONDO DEL LAVORO

1) TFR in busta paga, dal 1 marzo 2015 è possibile.

A partire dal 1 marzo 2015 il lavoratore dipendente del settore privato, che vanti una anzianità aziendale di almeno 6 mesi, può chiedere l’inserimento in busta paga, nella forma di quota integrativa della retribuzione (QUIR), dell’importo equivalente al trattamento di fine rapporto (TFR) che matura ogni mese in suo favore, al netto del contributo dello 0,50.

La possibilità è offerta al lavoratore nel periodo che va dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018, senza possibilità di ripensamento.

La QUIR non è soggetta al regime di tassazione separata (come il TFR) ma al regime ordinario (comprese le addizionali IRPEF).

Il reddito erogato a titolo di QUIR non entra nel calcolo del limite reddituale richiesto per l’accesso al bonus fiscale di 80 euro. Tuttavia, la sua corresponsione potrebbe incidere sulle prestazioni collegate al reddito (ad es., l’assegno per il nucleo familiare) in quanto il suo ammontare rientra nel computo del reddito complessivo.

Sono esclusi dal TFR in busta paga lavoratori agricoli e colf, dipendenti di aziende in Cig o cassa in deroga, coloro che hanno ricevuto un finanziamento, dando in garanzia il TFR.

2) Indicatore della situazione economica equivalente – ISEE – , cosa cambia con la riforma.

A partire dal 1 gennaio 2015 sono entrate in vigore le nuove norme in materia di compilazione del modello ISEE, utile al fine di richiedere benefici ed agevolazioni sociali ed assistenziali in favore di cittadini in condizioni disagiate.

Tra le novità, è stata introdotta una nuova nozione di reddito, in cui vengono inclusi, accanto al reddito complessivo ai fini IRPEF, tutti i redditi tassati con regimi sostitutivi o a titolo di imposta (es. cedolare secca, premi di produttività…), redditi esenti (es., assegni per il nucleo familiare, pensioni di invalidità, assegno sociale, indennità accompagnamento), redditi figurativi di immobili e delle attività mobiliari. Sono esclusi gli assegni di mantenimento corrisposti al coniuge, separato o divorziato, ed ai figli.

L’ISEE è calcolato con riferimento al nucleo familiare di appartenenza del richiedente, costituito dalla “famiglia anagrafica”, intesa come formazione di persone legate da vincolo di coniugio, parentela, affinità, adozione, tutela, ovvero da “convivenza anagrafica”.

Le prestazioni che possono essere richieste dietro presentazione dell’ISEE sono: 1) prestazioni di natura socio – sanitaria (aiuto domestico a persone disabili all’interno della propria abitazione, ospitalità all’interno di residenza socio – sanitaria assistenziale, aiuti diretti a favorire l’inserimento sociale); 2) prestazioni agevolate rivolte a minorenni, in presenza di genitori non conviventi; 3) prestazioni per il diritto allo studio universitario.

In relazione ai dati autodichiarati vengono effettuati controlli da parte della Agenzia delle Entrate, dell’Inps, degli enti erogatori e della Guardia di Finanza, al fine di verificare la rispondenza al vero dei dati indicati dal richiedente.

Firenze lì, 2 marzo 2015                              Avv. Emanuela Manini