Monthly Archives: febbraio 2014

Contributi previdenziali versati in diverse gestioni pensionistiche.

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI VERSATI IN DIVERSE GESTIONI PENSIONISTICHE. LE TRE SOLUZIONI, AL FINE DI UTILIZZARE LA CONTRIBUZIONE ACCREDITATA: A) RICONGIUNZIONE, B) TOTALIZZAZIONE; C) CUMULO.
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Per il caso, assai frequente, che nel corso della propria vita lavorativa siano stati versati contributi in diverse gestioni pensionistiche l’assicurato ha a disposizione tre soluzioni per utilizzare la contribuzione accreditata in più gestioni ovvero: a) ricongiunzione; b) totalizzazione; c) cumulo.
Ricongiunzione.
I lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato (L. 29/1979) ed i lavoratori autonomi iscritti alle casse dei liberi professionisti (L. 45/1990) che abbiano contributi versati in diverse gestioni pensionistiche possono ricorrere alla ricongiunzione dei contributi.
La ricongiunzione è onerosa (a partire dall’anno 2010 è stata eliminata la possibilità di trasferire gratuitamente i contributi) ed è riferita a tutti i periodi assicurativi (contribuzione figurativa, obbligatoria, volontaria, da riscatto), sono esclusi dalla ricongiunzione i contributi versati nella gestione separata Inps.
La facoltà può essere esercitata una sola volta, senza possibilità di deroga, è tuttavia possibile ripresentare la domanda dopo almeno 10 anni dalla prima, con almeno 5 anni di accredito contributivo.
La pensione è liquidata dalla gestione che accentui su di se i contributi, ed il calcolo della pensione è misto a seconda delle regole della gestione accentrante (retributivo, misto, contributivo).
Totalizzazione.
Per chi possegga periodi assicurativi in diverse gestioni previdenziali è possibile ricorrere alla totalizzazione dei contributi, senza oneri aggiuntivi.
Tale facoltà è riservata a chi abbia compiuto 65 anni (sia per gli uomini che per le donne) ed abbia una anzianità contributiva pari a 20 anni (per il conseguimento della pensione di vecchiaia) ovvero non inferiore a 40 anni (per il conseguimento della pensione anticipata, già pensione di anzianità).
E’ bene sapere che le quote di pensione derivanti dalla totalizzazione dei periodi assicurativi vengono liquidate con il sistema di calcolo contributivo, ad eccezione del caso in cui il lavoratore abbia conseguito i requisiti per il diritto a pensione in una delle gestioni previdenziali. La pensione totalizzata non è integrabile al minimo.
Cumulo.
Secondo la L. 228/2012 si può ricorrere al cumulo dei contributi accreditati nelle diverse gestioni al solo fine di conseguire la pensione di vecchiaia (è esclusa la pensione anticipata o di anzianità) il cui conseguimento è legato ai requisiti anagrafici previsti dalla legge Fornero (per il 2014: 66 anni e 3 mesi per i lavoratori e lavoratori del pubblico impiego, 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato, 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome).
Per accedere al cumulo dei contributi occorre non essere titolari di trattamento pensionistico presso una delle gestioni di iscrizione e non avere maturato il diritto autonomo al trattamento pensionistico in nessuna delle gestioni oggetto di cumulo.
Il calcolo della pensione è in funzione della anzianità contributiva maturata nelle singole gestioni previdenziali (a differenza della totalizzazione), la domanda di pensione va presentata alla gestione di ultima iscrizione, spetta all’Inps la erogazione degli importi liquidati dalle singole Gestioni (Fonte, il Sole 24 ore).
Avv. Emanuela Manini

 

Intermediazione illecita degli appalti ferroviari, regime di tassazione della somma corrisposta dalle società ferroviarie quale prezzo per la rinuncia alla postazione di lavoro

Intermediazione illecita negli appalti ferroviari. Rinuncia alla postazione di lavoro dietro rimessa di una somma di denaro. Sottoposizione dell’importo corrisposto da Trenitalia Spa e/o RFI Spa in favore del lavoratore a titolo transattivo a tassazione separata e non a tassazione ordinaria.
Si richiama l’attenzione su una vicenda che vede coinvolti lavoratori dipendenti di imprese appaltatrici di servizi ferroviari, i quali, all’esito di declaratoria di intermediazione illecita di manodopera, hanno conseguito un accordo con le società ferroviarie, volto alla ri-nuncia alla postazione di lavoro dietro rimessa di una somma di de-naro da parte di queste ultime, al netto della ritenuta di acconto (20%), a titolo di transazione generale novativa.
La questione che si pone è quale sia il corretto regime di tassazione (ordinaria o separata) da applicare alla somma ricevuta.
In materia di trattamento fiscale delle somme erogate al lavoratore nell’ambito di transazioni relative a controversie di lavoro, il quadro normativo di riferimento è costituito dagli artt. 6, 17, 19, 51 testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con DPR n. 917/1986, come modificato dal Dlgs n. 344/2003.
L’art. 51 (già 48) del TUIR contiene una ampia nozione di reddito da lavoro dipendente, stabilendo che tale reddito è “costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sottoforma di erogazioni liberali, in relazione al rap-porto di lavoro”.
L’art. 17 (già art. 16) TUIR disciplina le modalità della tassazione delle somme percepite dal lavoratore, distinguendo tra transazione “relativa alla risoluzione del rapporto di lavoro” e transazione inter-venuta nel corso di tale rapporto prevedendo solo nel primo caso l’assoggettamento a tassazione separata.
L’art. 17 lett. a) TUIR stabilisce, infatti, che sono assoggettate a transazione separata solo “le somme e i valori comunque percepiti, al netto delle spese legali sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedura esecutiva, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazione relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro”.
Dall’art. 17, lett. b) discende invece la regola dell’assoggettamento a tassazione ordinaria delle somme (aventi natura retributiva) corrisposte al lavoratore a seguito di transazioni stipulate nel corso del rapporto di lavoro laddove la norma stabilisce che sono soggetti a tassazione separata solo “gli emolumenti arretrati corrisposti per effetto di legge, contratti collettivi, sentenze o atti amministrativi sopravvenuti o altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti”.
In entrambi i casi, il datore di lavoro dovrà effettuare la ritenuta d’acconto ai sensi di quanto previsto dall’art. 23 DPR 600/1973.
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Così delineato il quadro legislativo di riferimento, con riguardo alla fattispecie in esame, non pare dubitabile che l’importo percepito da un lavoratore a seguito di accordo transattivo, stipulato con RFI Spa e Trenitalia Spa, di rinuncia alla postazione di lavoro dietro rimessa di una somma di denaro, debba essere assoggettato a tassazione separata e non a tassazione ordinaria.
Infatti, le parti all’atto di definire la controversia tra gli stessi insorta, conclusasi con sentenza, di riconoscimento di rapporto di lavoro insorto con le società ferroviarie, hanno inteso addivenire alla conclusione di un nuovo rapporto giuridico, diretto a costituire nuove obbligazioni, quali la rimessa di una somma di denaro da parte di RFI Spa e Trenitalia Spa in favore del lavoratore.
Attesa la omnicomprensiva nozione di reddito da lavoro dipendente, delineata dall’art. 51 TUIR, gli emolumenti non possono che ricondursi al rapporto di lavoro, e come tali, sono assoggettati a tassa-zione separata.
Del resto, come è stato rilevato in giurisprudenza, con l’introduzione dell’art. 17 lett. a) TUIR, il legislatore ha inteso ricomprendere nel reddito da lavoro dipendente (anche) le somme percepite a seguito di qualsiasi transazione, prescindendo dalla natura (o meno) novativa della stessa, purchè relative al rapporto di lavoro subordinato (Cass. Civ. Sez. Lav. 6910/2004).
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Per il caso in cui il lavoratore abbia sottoposto la somma ricevuta a titolo transattivo al regime della tassazione ordinaria anzichè a quello della tassazione separata, esso potrà avanzare all’Agenzia delle Entrate, territorialmente competente, istanza di rimborso Irpef per la parte di imposta pagata in eccesso.
Si ricorda che ai sensi dell’art. 38 DPR 620/1973 la istanza di rimborso della imposta deve essere presentata entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data del versamento diretto.
Avv. Emanuela Manini

Riforma Fornero, tipi contrattuali

Novità, non più nuove, della Riforma Fornero Contratto a ter-mine e contratto di somministrazione. Tipi contrattuali “secondari”.
Una delle novità più salienti, introdotte dalla riforma Fornero, è costituita dalla libera stipulazione del primo rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, concluso per lo svolgimento di qualsiasi tipo di mansione, sia nella forma del contratto a termine che della prima missione di un lavoratore assunto con contratto di somministrazione a termine.
Altre ipotesi di acausalità possono essere introdotte dalla contrattazione collettiva, a fronte di determinate situazioni.
Il contratto acausale non può essere prorogato, tuttavia può proseguire oltre la scadenza per un periodo massimo di 30 gg. (se la durata iniziale era inferiore a 6 mesi) o 50 gg. (se la durata iniziale era superiore a 6 mesi), ferme restando le maggiorazioni retributive, di cui all’art. 5, comma 1, Dlgs 368/2001.
Per il datore di lavoro che ricorre alla stipulazione di un contratto a termine è prevista una maggiorazione dell’1,4% rispetto al costo del lavoro subordinato a tempo indeterminato, che sarà restituita solo per il caso di conversione del contratto a tempo indeterminato.
Sul fronte della impugnazione del termine apposto al contratto, viene concesso un periodo di 120 gg. per la impugnazione stragiudiziale ed un termine di 180 gg. (decorrente dalla scadenza del termine) per la impugnazione giudiziale.
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Con l’entrata in vigore della riforma Fornero viene modificato il lavo-ro occasionale “accessorio” retribuito attraverso i cd. “vaucher”.
E’ ribadito che deve trattarsi di attività di natura meramente occasionale, per la quale è previsto il limite massimo di euro 5.000,00 annui, con riferimento alla “totalità dei committenti”, oltre all’ulteriore limite di euro 2.000,00 annui per ciascun singolo committente.
Quanto ai “tirocini”, già riformati con L. 138/2011 per la piena ap-plicazione degli stessi, è necessaria la conclusione di una intesa tra il Governo e le singole Regioni, volta a definire le linee guida della materia.
La riforma prevede che i tirocinanti debbano essere congruamente compensati con una indennità in relazione alla prestazione svolta, pena la applicazione di una sanzione amministrativa tra euro 1.000,00 ed euro 6.000,00.
Avv. Emanuela Manini