Monthly Archives: gennaio 2014

Giù le mani dai contributi versati dalle società appaltatrici nel settore ferroviario in favore di lavoratori, assunti dalle Ferrovie dello Stato

Giù le mani dai contributi versati dalle società appaltatrici nel settore ferroviario in favore di lavoratori, assunti dalle Ferrovie dello Stato per effetto di illecita intermediazione di manodope-ra. Breve commento alla sentenza n. 558/2014 del Tribunale di Roma, sez. lav.
Si segnala la inedita sentenza, pronunciata dal Tribunale di Roma, sez. lav., nell’ambito di una controversia, promossa da RFI Spa e Trenitalia Spa avverso l’Inps ed un gruppo di lavoratori, patrocinati dall’Avv. Emanuela Manini, già alle dipendenze di imprese appalta-trici del settore ferroviario, in seguito assunti dalle predette società per effetto di illecita intermediazione di manodopera.
In particolare, RFI Spa e Trenitalia Spa sostenevano di avere proce-duto alla ricostruzione del rapporto di lavoro e previdenziale nei confronti di un gruppo di lavoratori, all’esito della declaratoria di intermediazione illecita di manodopera e di costituzione di rapporto di lavoro, nonché di avere richiesto all’Inps la detrazione tra quanto risultato versato nella gestione assicurativa dei lavoratori (fondo AGO) da parte delle imprese appaltatrici e quanto dalle stesse ver-sato nel Fondo Speciale dipendenti FS all’atto di regolarizzazione dei lavoratori assunti, infine, di essersi rivolte al Tribunale di Roma al fine di ottenere il riconoscimento di quanto richiesto.
Il Tribunale adito ha rigettato il ricorso così argomentando:
“Giova osservare che correttamente l’Inps ha respinto la domanda delle società ferroviarie atteso che ai sensi dell’art. 8 dpr n. 818/57 sono rimborsabili solo i contributi indebitamente versati. Nel caso di specie invece il dedotto versamento dei contributi previdenziali per i lavoratori convenuti appare debitamente effettuato da RFI e da Treni-talia, attesa la citata sentenza dell’allora Pretura del Lavoro di Firen-ze. Merita conto rilevare che per effetto di tale sentenza i contributi indebitametne versati sono quelli effettuati dalle ditte appaltatrici nei periodi di vigenza di fatto dell’appalto.
Ne consegue che unicamente codesta società (e i lavoratori per i contributi a loro carico) avrebbero potuto chiedere all’Inps il rimborso dei contributi indebiti nei termini prescrizionali di cui all’art. 2946 cc. E’ pacifico che i diretti interessati non abbiano mai presentato domanda amministrativa di rimborso, così determinando un sostanziale benefi-cio per l’Istituto Previdenziale. Non si comprende come di tale benefi-cio possano però avvantaggiarsi le società ricorrenti, che hanno ver-sato (rectius dedotto di aver versato) i contributi dovuti”.
Il Tribunale ha inoltre escluso che sia possibile spostare i contributi dalla assicurazione del rapporto di impiego privato alla assicurazione del rapporto di impiego dei ferrovieri, trattandosi di soggetti assi-curativi separati ed autonomi.
Ne discende che i lavoratori, frattanto divenuti ferrovieri, manter-ranno la doppia iscrizione contributiva, al fondo privato Inps ed al fondo FS, anche se, occorre precisare, la contribuzione versata in due distinte gestioni, afferente lo stesso periodo, può essere utiliz-zata una sola volta, ai fini della maturazione del diritto e della misu-ra della pensione.
Avv. Emanuela Manini

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Licenziamento di dipendente di Trenitalia Spa, reintegrazione in applicazione della legge Fornero.

 

Licenziamento di dipendente di Trenitalia Spa al rientro da periodo di malattia contratta all’estero, per omessa procedura di legalizzazione del certificato medico rilasciato da paese estero. Conferma della ordinanza del Tribunale di Livorno, Sezione Lavoro, di declaratoria di illegittimità del licenziamento ed ordine di reintegrazione a Trenitalia Spa nel posto di lavoro, secondo la legge Fornero.

Si segnala il provvedimento del Tribunale di Livorno, sezione lavoro, di conferma della ordinanza, emessa nella fase sommaria del rito Fornero, di declaratoria di illegittimità del licenziamento intimato ad un dipendente di Trenitalia Spa per giustificato motivo soggettivo, con conseguente reintegrazione nella postazione di lavoro da ultimo occupata, e con condanna al pagamento di una indennità risarcitoria.

La vicenda prende avvio dalla contrazione di  malattia da parte di un dipendente di Trenitalia Spa all’estero per fruizione di periodo di ferie, certificata in base a certificato medico, rilasciato dal paese straniero in lingua originale, e prontamente trasmesso, via fax, dal lavoratore all’impianto di appartenenza.

Dopo alcuni mesi dalla ripresa del servizio, il lavoratore si vedeva recapitare contestazione disciplinare per non avere provveduto ad effettuare la “legalizzazione” del suddetto certificato, quale procedura amministrativa illustrata dalla circolare Inps n. 136 del 25/7/2003, secondo cui “nel caso di assicurati occupa in Italia che si ammalano durante soggiorni all’estero in paesi non facenti parte della Comunità Europea…la corresponsione dell’indennità di malattia può avere luogo solo dopo la presentazione della certificazione originale, legalizzata a cura della rappresentanza diplomatica o consolare italiana operante all’estero…”.

A fronte della mancata “legalizzazione” della certificazione medica estera (procedura non conosciuta dal lavoratore) il Tribunale di Livorno, chiamato a verificare la gravità dell’addebito e la sussistenza della imputabilità e rimproverabilità al dipendente, ha ritenuto che la condotta contestata rientrasse indubitabilmente tra le condotte punibili, ai sensi del combinato disposto dagli artt. 32 e 59 CCNL della Mobilità ferroviaria, con la sanzione della multa, e tanto è bastato per ritenere operante la tutela di cui all’art. 18 comma 4 Statuto lavoratori, come novellato dalla legge 92/12, a norma del quale “Il Giudice nella ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore (…) perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di una indennità risarcitoria…”.

Radicata opposizione da Trentalia Spa avverso l’ordinanza sopracitata, il Tribunale di Livorno, sezione lavoro, in diversa composizione ha confermato l’ordinanza emessa in fase sommaria, condannando altresì la società opponente al pagamento delle spese di lite.

In particolare, il Tribunale adito ha sottolineato come il licenziamento fosse stato intimato per mancata legalizzazione della certificazione estera, e pertanto alcuna rilevanza disciplinare doveva essere attribuita alla sussistenza o meno dello stato di malattia, pena la violazione del principio di immodificabilità della contestazione disciplinare.

Con riguardo ai fatti, oggetto di contestazione disciplinare, il Tribunale adito ha ribadito che l’art. 32 CCNL settore prevede che il mancato adempimento degli oneri di comunicazione di malattia, laddove non determinato da forza maggiore e giustificato motivo, è sanzionabile con la sanzione della multa.

Di qui, fermo restando il mancato adempimento da parte del lavoratore della procedura di legalizzazione (art. 32) doveva ritenersi determinata da giustificato motivo, nondimeno, anche laddove si ritenesse la insussistenza del giustificato motivo, Trenitalia Spa avrebbe potuto irrogare al lavoratore la sanzione disciplinare della multa, non certo il licenziamento.

Ne discende l’obbligo della società, ai sensi dell’art. 18 L. 300/1970, come novellato dall’art. 1 L. 92/2012, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro, nonché di corrispondere a questi una indennità commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegra, oltre interessi legali sul capitale mensile rivalutato.

Emanuela Manini

Allegati: sentenza