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Entrata in vigore dell’ASPI a partire dall’1/1/2013. Agevolazioni contributive, a partire dalla stessa data per assunzioni di lavoratori ultra cinquantenni e donne di qualsiasi età

Ancora sulla riforma del diritto del lavoro. Al debutto, alla data del 1/1/2013, la Assicurazione Sociale per l’impiego (ASPI). Agevolazioni contributive in favore di datori di lavoro che assumeranno, a partire dal 1/1/2013, lavoratori di età non inferiore a 50 anni e donne di qualsiasi età.

La legge n. 92/2012, di riforma del mercato del lavoro, ha introdotto il nuovo istituto della “Assicurazione sociale per l’impiego” (ASPI), destinato a sostituire, a partire dal 1/1/2013, gli istituti fino a quel momento esistenti.

Come noto, gli istituti facenti parte del sistema degli ammortizzatori sociali sono tre:

1) indennità di disoccupazione. Essa è erogata all’assicurato che abbia una anzianità contributiva minima, e venga a trovarsi in uno stato di disoccupazione involontaria (in esso è inclusa la ipotesi di dimissioni rassegnate dal lavoratore per giusta causa). La indennità ha una durata massima di otto mesi per il caso di lavoratore che non abbia superato i 50 anni alla data del licenziamento, di 12 mesi per il caso di lavoratore che abbia superato i 50 anni, il suo ammontare è pari al 60% della retribuzione media dei tre mesi antecedenti il licenziamento, al 50% per i successivi due mesi, al 40% per il periodo restante.

2) Cassa integrazione guadagni. Essa è erogata al lavoratore, temporaneamente sospeso dal lavoro per cause al medesimo non imputabili (crisi temporanee di mercato, ragioni aziendali, eventi oggettivamente non evitabili), per un certo periodo, e corrisponde ad un trattamento economico a carico dell’Inps, proporzionato alla retribuzione, il cui ammontare è stabilito con riferimento alle ore integrabili ed alla misura della integrazione.

3) Indennità di mobilità. Essa interviene a sostegno di particolari categorie di lavoratori licenziati da aziende in difficoltà, ed è volta a garantire al lavoratore una indennità sostitutiva della retribuzione.

A differenza della indennità di disoccupazione non presuppone una anzianità contributiva minima, ed è  incompatibile con qualunque trattamento pensionistico.

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Tutti gli istituti ad oggi vigenti sono sostituiti, a partire dal 1/1/2013, dall’Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI).

Essa, al pari della indennità di disoccupazione, costituisce una prestazione previdenziale a carico della gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti (art. 24 L. 88/1989), trova applicazione per i casi di disoccupazione, verificatisi successivamente al 1/1/2013, è estesa a tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici (questi ultimi con contratto di lavoro a tempo non indeterminato), compresi gli apprendisti e gli artisti ed esclusi i CO.CO.CO.

Per avere accesso all’ASPI occorre avere perduto involontariamente il posto di lavoro ed essere disoccupati, potere far valere almeno due anni di assicurazione ed uno di contribuzione nel bienno precedente l’inizio del periodo di disoccupazione.

L’importo dell’ASPI non può superare il massimo, pari per l’anno 2012, ad euro 1.119,32 mensili, progressivamente decurtato dopo il decorso di sei mesi.

La durata massima dell’ASPI è pari ad 12 mesi per i lavoratori con meno di 55 anni di età, pari a 18 mesi per i lavoratori con più di 55 anni.

Per accedere al beneficio occorre presentare domanda entro 8 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, e comunque, a pena di decadenza dal diritto, entro 60 gg. dalla data di inizio della disoccupazione indennizzabile (dunque, entro 68 gg. dalla cessazione del rapporto di lavoro).

E’ prevista la decadenza dal beneficio per il caso di mancata comunicazione all’Inps dello svolgimento di attività lavorativa, ovvero per il raggiungimento dei requisiti per la fruizione di pensione, di vecchiaia, anticipata, di invalidità (a meno che l’assicurato non opti per il mantenimento dell’ASPI).

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Si ricorda che dal 1 gennaio 2013, per il caso di assunzione con contratto di lavoro a tempo determinato od in somministrazione di lavoratori, di età non inferiore a 50 anni, disoccupati da oltre 12 mesi, il datore di lavoro ha diritto alla riduzione del 50% dei contributi previdenziali a suo carico, per una durata di 12 mesi, elevabile a 18 mesi per il caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Avv. Emanuela Manini

Pensione dei ferrovieri in seguito alla entrata in vigore della legge 214/2011

Effetti previdenziali sul personale dipendente da società del gruppo FS a seguito della entrata in vigore della L. n. 214/2011, di conversione con modificazioni del D.L. n. 201/2011, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”. Circolare Inps n. 25/2012.

Come noto, dal 1/1/2012 si applicano le nuove disposizioni in materia di trattamenti pensionistici riguardanti i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché alla gestione separata (art. 2, comma 26, L. n. 335/1995).

In particolare, ai sensi dell’art. 24, comma 18, D.L. n. 201/2011, convertito, con modificazioni, in L. n. 214/2011, le nuove disposizioni relative all’accesso alle prestazioni pensionistiche si applicano anche ai lavoratori iscritti al Fondo Speciale Ferrovie.

Pertanto, a decorrere dal 1/1/2012, i precedenti limiti di età previsti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, differenziati in relazione all’attività svolta (58, 60, 62 per il personale “viaggiante” e “di macchina”, 65 o 66 per il restante personale) sono sostituiti dal requisito di 66 anni per gli uomini e di 62 per le donne con graduale elevazione fino a 66 anni (art. 24, comma 6).

I nuovi requisiti dovranno essere adeguati agli incrementi della speranza di vita previsti dal 2013 per la generalità dei lavoratori.

Ne discende che a partire dal 1/1/2012 non trovano più applicazione gli aumenti di valutazione del servizio ferroviario previsti per quelle qualifiche che conseguivano il diritto alla pensione di vecchiaia a 58 o 60 anni.

L’anzianità contributiva minima necessaria, in presenza del requisito anagrafico, è pari a 20 anni (art. 24, comma 7).

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I lavoratori del settore ferroviario che maturino entro il 31/12/2011 i requisiti di età e di anzianità contributiva, previsti dalla normativa vigente prima della entrata in vigore del D.L. n. 201/2011, ai fini del diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità, conseguono il diritto alla prestazione pensionistica secondo tale normativa, previa richiesta all’ente pensionistico della certificazione di tale diritto.

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Da ultimo, si precisa che per i lavoratori, titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà del settore rientranti in accordi stipulati alla data del 4/12/2011, è previsto che essi debbano rimanere a carico del fondo sino al compimento del 59mo anno di età, ancorché maturino prima del compimento della predetta età i requisiti per l’accesso alla pensione in base alle regole vigenti al 31/12/2011.

Avv. Emanuela Manini

Disciplina dell’apprendistato, chiarimenti applicativi

Disciplina dell’apprendistato, introdotta dal dlgs 15 settembre 2011 n. 167 (T.U. dell’apprendistato), e dalla l. n. 92/2012. Chiarimenti applicativi apportati dalla circolare Inps n. 128 del 2/11/2012.

Con circolare n. 128 del 2/11/2012, rubricata “Apprendistato Dlgs 15 settembre 2011 n. 167 (T.U. dell’apprendistato). Legge 12 novembre 2011 n. 183, art. 22”, l’Inps, a fronte del riordino della materia dell’apprendistato, attuato con una sequela di interventi legislativi – Dlgs n. 167/2011, L. n. 92/2012, L. n. 134/2012 (di conversione del D.L. n. 83/2012) – riassume i principali aspetti dell’istituto contrattuale, con particolare interesse ai tratti più marcatamente contributivi.

Di seguito, si ripercorrono gli aspetti salienti della disciplina.

L’art. 1 Dlgs n. 167/2011 definisce l’apprendistato come un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani. Tre sono le tipologie di apprendistato:

– apprendistato per la qualifica professionale. Esso è applicabile a tutti i settori di attività, è rivolto a giovani in età compresa tra 15 anni e 25 anni ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica o di un diploma professionale;

– apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere. Esso è applicabile a tutti i settori di attività, pubblici e privati, è finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale ai fini contrattuali, si rivolge a soggetti in età compresa tra i 18 anni ed i 29 anni, ha durata non superiore a 3 anni, ovvero a 5 anni per i profili caratterizzanti la figura dell’artigiano, individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento;

– apprendistato di alta formazione e ricerca. Anch’esso applicabile a tutti i settori di attività, pubblici e privati, si rivolge a giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, ed è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di livello secondario superiore, ovvero a titoli di studio universitari e di alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, alla specializzazione tecnica superiore, al praticantato per l’accesso e professioni ordinistiche o per esperienze professionali;

– apprendistato per lavoratori in mobilità. Esso si rivolge ai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, e prescinde dai requisiti di età del lavoratore, previsti dalla disciplina generale.

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Sul fronte della tutela previdenziale ed assistenziale, la sopracitata disciplina nulla innova rispetto alla previgente normativa (L. 296/2006, D.M. 28/3/2007) nel senso che gli apprendisti rimangono tutelati dall’IVS, malattia, maternità, assegno per il nucleo familiare, Inail.

A seguito delle modifiche, introdotte dalla L. n. 92/2012, dal 1/1/2013 anche gli apprendisti saranno destinatari dell’ASPI (Assicurazione sociale per l’impiego), la quale si aggiunge alle sopra elencate assicurazioni.

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Quanto ai limiti numerici nelle assunzioni di apprendisti, la L. n. 92/2012 ha fissato nuovi parametri quantitativi (fino al 31/12/2012 il numero di soggetti che un datore di lavoro può assumere con contratto di apprendistato non può superare il 100 per cento delle maestraenze; a partire dal 1/1/2013 la relazione non può superare il rapporto di 3 a 2, mentre è mantenuto il rapporto del 100 per cento per il caso di aziende che occupino un numero inferiore a 10 unità.

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Da ultimo, il Dlgs 167/2011 ribadisce l’esclusione degli apprendisti dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative ed istituti, fatte salve specifiche previsioni di legge o di contratto collettivo.

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Per ulteriori approfondimenti in tema di istruzioni operative, si rinvia alla circolare Inps n. 128/2012.

Avv. Emanuela Manini