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Declaratoria di incostituzionalità della norma del D.L. n. 78/2010, contributo di solidarietà, breve commento alla sentenza n. 223/2012 Corte Costituzionale

Declaratoria di incostituzionalità della norma del D.L. n. 78/2010 nella parte in cui prevedeva la trattenuta del 2,5% sul TFR dei dipendenti pubblici, nonché il contributo di solidarietà del 5% e del 10% sulla parte di retribuzione eccedente, rispettivamente, 90 e 150 mila euro lordi annui. Breve commento alla sentenza n. 223/2012 della Corte Costituzionale (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 17/10/2012).

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 223/2012, ha dichiarato incostituzionale la disciplina contenuta nell’art. 9, comma 2, D.L. 78/2010, la quale disponeva un prelievo, per il triennio 2011-2013, pari al 5% ed al 10% sulla parte di retribuzione dei dipendenti pubblici eccedente, rispettivamente, 90 e 150 mila euro lordi annui (c.d. contributo di solidarietà) nonché nell’art. 12, comma 10, la quale prevedeva una ritenuta previdenziale del 2,5% relativa al TFR dei dipendenti pubblici.

Quanto alla prima questione, al vaglio della Corte Costituzionale, essa riguardava la legittimità costituzionale della norma, contenuta nel D.L. 78/2010, secondo cui “a decorrere del 1 gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2012 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche…superiori ai 90.000 euro lordi l’anno sono ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro”.

La Corte Costituzionale, con la citata sentenza, ha dichiarato la illegittimità costituzionale della previsione legislativa sul presupposto che tale prelievo costituisse una imposta speciale prevista nei confronti dei soli dipendenti pubblici, come tale lesiva dal principio di parità di trattamento, sancito dalla Costituzione (artt. 3, 53 Cost.).

Che la disposizione impugnata costituisse un tributo, è circostanza desumibile a giudizio della Corte dalla sussistenza di tutti gli elementi caratterizzanti il prelievo fiscale, ovvero la doverosità della prestazione, la finalità di tale prestazione al concorso alle pubbliche spese, attesa la acquisizione delle risorse rese disponibili allo Stato (e non agli enti pubblici statali, in qualità di datori di lavoro dei dipendenti), infine la permanenza degli obblighi previdenziali al lordo delle riduzioni.

Di qui, la declaratoria di incostituzionalità della norma, lesiva dei principi di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, non derogabile nemmeno in situazioni, quali l’odierna, di emergenza economica.

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La Corte Costituzionale ha dichiarato altresì la illegittimità costituzionale della norma che introduceva la ritenuta del 2,5% sul TFR dei dipendenti pubblici, non prevista per i dipendenti del settore privato.

La vicenda prende avvio dalla volontà di eliminare il beneficio del trattamento di fine servizio (TFS) in godimento dei dipendenti pubblici assunti prima del 2001, e di estendere anche a questi ultimi il regime del trattamento di fine rapporto (TFR), come disciplinato dal codice civile.

Di qui, l’art. 12, comma 10, D.L. 78/2010, disponeva che l’accantonamento del TFR, previsto fino al 2010 sull’80% della retribuzione lorda, con una trattenuta del 2,5%, calcolata anch’essa sull’80% della retribuzione, operasse sull’intera retribuzione, ferma restando la rivalsa sul dipendente attraverso la sopra indicata trattenuta.

La Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale della norma sul presupposto che nel sistema del lavoro privato gli oneri di accantonamento del TFR sono per l’intero a carico del datore di lavoro, mentre nel sistema pubblico era prevista la ritenuta del 2,5% a carico del dipendente, con conseguente violazione del principio di parità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati, non soggetti a rivalsa da parte del datore di lavoro.

Di qui, la incostituzionalità della norma al vaglio della Corte costituzionale.

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Da ultimo, con decreto legge, approvato in data 26/10/2012, il Governo ha disposto che a partire dal mese di novembre 2012 la retribuzione dei dipendenti pubblici sarà corrisposta senza la trattenuta del 2,5% relativa al TFR.

Quanto alle liquidazioni dei trattamenti di fine servizio secondo la previgente normativa, essi saranno riliquidati d’ufficio entro un anno dalla data di entrata in vigore del D.L.

Tutte le cause pendenti, avviate dai dipendenti pubblici, al fine di ottenere la restituzione del contributo previdenziale del 2,5% saranno dichiarate estinte di diritto.

Avv. Emanuela Manini

Tardiva regolarizzazione contributiva da parte di Trenitalia Spanei confronti di lavoratore ammesso nei ruoli aziendali.

Tardiva regolarizzazione contributiva da parte di Trenitalia Spa nei confronti di lavoratore ammesso nei ruoli aziendali di Tre-nitalia Spa (già FS Spa) a seguito di accertamento di illecita in-termediazione. Onere contributivo interamente a carico della società del trasporto ferroviario. Commento alla sentenza n. 338/2012 della Corte di Appello di Firenze, sez. lav.

Con sentenza n. 338/2012 la Corte di Appello di Firenze, sez. lav., pronunciandosi su controversia radicata da Trenitalia Spa avverso un dipendente patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini per la riforma della sentenza, pronunciata in primo grado dal Tribunale di Firenze, sez. lav., ha rigettato la impugnazione della società, consolidando un orientamento giurisprudenziale in tema di tardiva regolarizzazione contributiva a seguito di accertamento di intermediazione illecita di manodopera, per violazione dell’art. 1 L. 1369/1960, vigente all’epoca dei fatti in contestazione. La vicenda prende avvio a seguito della immissione nei ruoli aziendali di Trenitalia Spa di lavoratore, in virtù dell’accertato insorgere di rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato per effetto di illecita intermediazione di manodopera, nonché della pretesa del-la società di recuperare, con oneri a carico del dipendente, la con-tribuzione versata al Fondo speciale Inps dipendenti FS, afferente il periodo del ricostituito rapporto di lavoro, ritenuta di pertinenza del lavoratore. La Corte di Appello di Firenze, sez. lav., respingendo la impugnazio-ne promossa da Trenitalia Spa avverso la sentenza n. 1162/2010 del Tribunale di Firenze, sez. lav., ad essa sfavorevole, ha ribadito il principio secondo cui, a distanza di molti anni, la società non può recuperare a carico del lavoratore le mancate trattenute contributi-ve, allegando a proprio vantaggio la situazione di illecità, insorta per effetto della illecita intermediazione. E’ così, è dato leggere nella sentenza, oggetto di commento: “Contrariamente a quanto sostiene la società appellante, il principio fissato dall’art. 23 legge 4/4/1952, n. 218, ha carattere generale nell’ordinamento previdenziale e, come ha correttamente notato il Tribunale, costituisce attuazione di un elementare principio di buona fede e correttezza nell’attuazione del contratto di lavoro: – il datore di lavoro che non provvede al pagamento dei contributi en-tro il termine stabilito o vi provvede in misura inferiore alla dovuta è tenuto al pagamento dei contributi o delle parti di contributo non versate tanto per la quota a proprio carico quanto per quella a carico dei lavoratori, nonché al versamento di una somma aggiuntiva pari a quella dovuta, ed è punito con la sanzione amministrativa da lire 5.000 a lire 100.000 per ogni dipendente per il quale sia stato omes-so in tutto o in parte il pagamento del contributo. Risulta persino superfluo prospettare quale tipo di aberrranti conseguenze deriverebbero dalla deroga al criterio legale di cui all’art. 23, ove si venisse a consentire al datore negligente e inadempiente di recuperare “i più svariati e mutevoli importi contributivi sulla retribuzione corrente del lavoratore subordinato (al riguardo, il nostro caso si rivela paradigmatico, dove dovrebbe vedersi decurtare le retribuzioni ancora nel 2007 e nel 2008 in forza di errori e illiceità commesse dal datore oltre dieci anni fa). Ed è il caso anche di ricordare che, nell’ambito del rapporto di lavoro, non operano neppure le limitazioni vigenti per l’istituto civilistico della compensazione (artt. 1241 e segg. c.c.), in quanto non si verte, come è noto, in materia di compensazione in senso tecnico, ma soltanto nella regolazione di rapporti di dare-avere. Proprio per questo motivo, il legislatore dal 1952 intese porre il principio per cui la “ritenuta contributiva” ha carattere del tutto speciale e non può essere effettuata dal datore secondo criteri e cadenze arbi-trari (o addirittura dopo molti anni, come vorrebbe l’appellante)”.

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La Corte di appello di Firenze si è altresì pronunciata sulla eccezione, sollevata da Trenitalia Spa, avente ad oggetto il prospettato difetto di legittimazione passiva, essendo il lavoratore passato successivamente alle dipendenze di RFI Spa, da ritenersi, a suo dire, il soggetto da convenire in giudizio. Respingendo la sollevata eccezione, la Corte di Appello di Firenze ha rilevato che il periodo, oggetto di ricostituzione, sia sul piano retri-butivo che sul piano contributivo, doveva dirsi di competenza di Trenitalia Spa, di talché a nulla rilevava la circostanza che succes-sivamente il lavoratore fosse passato alle dipendenze di RFI Spa.

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Di qui, il rigetto integrale del ricorso in appello promosso da Trenitalia Spa e la conferma della fondatezza delle ragioni fatte valere dal dipendente.

Avv. Emanuela Manini

 

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