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Spetta a Trenitalia Spa organizzare le attività di aggiornamento professionale del personale di condotta dei treni. Lo ha stabilito la sentenza 4817/2011 della Corte di Appello di Roma

RITIRO, LETTURA ED AGGIORNAMENTO DELLE PUBBLICAZIONI DI SERVIZIO (CIRCOLARI, TESTI NORMATIVI…) DISTRIBUITE DA TRENITALIA SPA AL PERSONALE DI MACCHINA. MANCATA INDICAZIONE DA PARTE DELLA SOCIETA’ DI PRECISI SPAZI DI TEMPO E DI LUOGO, FINALIZZATI AL RITIRO ED ALL’AGGIORNAMENTO DELLE PUBBLICAZIONI. ILLEGITTIMITA’ DELLA CONDOTTA DATORIALE DI IRROGAZIONE DI SANZIONE DISCIPLINARE A MACCHINISTA CHE ABBIA PROCEDUTO ALLE INCOMBENZE DELL’AGGIORNAMENTO IN LUOGO DELL’ESPLETAMENTO DI SERVIZIO DI CONDOTTA. COMMENTO ALLA SENTENZA N. 4817/2011 DELLA CORTE DI APPELLO DI ROMA, SEZIONE LAVORO.

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Si ritiene di commentare e pubblicare una sentenza della Corte di Appello di Roma, sez. lavoro, pronunciata nell’ambito di una controversia radicata da Trenitalia Spa avverso un macchinista, avente ad oggetto la declaratoria di legittimità di una sanzione disciplinare irrogata al lavoratore, pari a giorni due di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, per avere questi proceduto al ritiro di circolari e pubblicazioni di servizio, distribuite dalla società, in luogo della effettuazione della condotta dei treni, assegnati nel turno lavorativo della giornata.

Il lavoratore convenuto in giudizio, a sostegno della correttezza del proprio operato, rilevava di avere proceduto al ritiro, alla lettura ed all’aggiornamento delle circolari e delle pubblicazioni di servizio, già distribuite dalla società, in luogo della effettuazione del servizio di condotta, assegnato ad inizio turno, atteso che costituiva preciso dovere del macchinista accingersi alla condotta del treno solo dopo avere proceduto alla lettura ed all’aggiornamento dei testi normativi (recanti variazioni ai tratti di linea assegnati in turno), cui andava ad aggiungersi la circostanza che la società aveva omesso di indicare al lavoratore quando questi avrebbe dovuto procedere al ritiro ed all’aggiornamento, di talchè non doveva dirsi consentito alla società di sanzionarlo per non avere prescelto la giornata di gradimento per la effettuazione delle suddette incombenze di lavoro.

Il Tribunale di Roma, giudice del lavoro, accoglieva il ricorso di Trenitalia Spa dichiarando la legittimità della sanzione disciplinare inflitta al lavoratore nonché condannava questi al pagamento delle spese di lite.

Avverso la sentenza in primo grado, il lavoratore radicava giudizio di appello dinanzi alla Corte di Appello di Roma, sez. lavoro, invocando la integrale riforma del giudizio di primo grado, nonché la declaratoria di illegittimità del provvedimento disciplinare inflitto.

Con sentenza 4817/2011 la Corte di Appello di Roma,  sez. lavoro, ribaltando interamente il giudizio di primo grado, ha accolto le ragioni del lavoratore, dichiarando la illegittimità della sanzione disciplinare inflittagli, condannando altresì Trenitalia Spa al pagamento delle spese processuali del doppio grado di giudizio.

In particolare, a fondamento della propria decisione di ingiustificatezza della sanzione, la Corte di Appello di Roma ha assunto il fondamentale rilievo che il provvedimento disciplinare è basato sull’errato presupposto che spettasse al lavoratore organizzarsi e scegliere il momento della consultazione elle pubblicazioni.

E’ così, si legge nella sentenza “Al contrario, come giustamente ritenuto nelle decisioni dei Collegi arbitrali che hanno annullato analoghe precedenti sanzioni, e come deciso da questa Corte in fattispecie analoga (sent. 23/1/2009 nella causa R.G. n. 10084/2006 Marzani/Trenitalia), poiché è il datore di lavoro che organizza i tempi di lavoro è lui che deve indicare tempi e modalità per la consultazione delle circolari e i successivi adempimento, rientrando pienamente tale attività nella prestazione lavorativa. Spettava quindi alla società indicare all’appellante il giorno della consultazione, ma, avendo omesso qualsiasi indicazione e avendo lasciato quindi la scelta al lavoratore, non poteva poi legittimamente sanzionare tale scelta. Infatti, sul presupposto pacifico che la consultazione poteva essere pretesa solo durante l’orario di lavoro, qualsiasi scelta avesse fatto il lavoratore avrebbe potuto comportare un disservizio (anche durante l’attività di riserva), che solo il datore di lavoro era in grado di valutare pienamente e, in questo senso non appare conforme a correttezza e buona fede lasciare libera scelta al lavoratore e poi sanzionarlo per il disservizio causato”.

Peraltro, la Corte di Appello di Roma ha apprezzato la condotta del lavoratore, ritenuta conforme ai principi di buona fede e correttezza, avendo questi informato per tempo il proprio superiore gerarchico della data in cui avrebbe proceduto ad effettuare la consultazione delle circolari in distribuzione, senza peraltro ricevere indicazioni di segno contrario.

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Tale sentenza, preceduta da altra, di analogo tenore (richiamata dalla stessa Corte di Appello nella parte motivazionale del testo) segna un importante traguardo per il personale di macchina alle dipendenze di Trenitalia Spa, chiamato a cadenza periodica al ritiro di pubblicazioni di servizio nonché all’aggiornamento professionale, quali attività accessorie alla prestazione lavorativa principale, tuttavia, senza indicazione da parte della società di tempi e modalità di svolgimento delle predette attività.

Poiché tale omessa indicazione costituisce palese violazione del dovere, a questa facente capo, di organizzazione del lavoro dei propri dipendenti, attraverso la preordinazione delle singole prestazioni lavorative, costituisce fondata pretesa da parte dei lavoratori addetti alla condotta dei treni, la predeterminazione datoriale della attività di aggiornamento delle pubblicazioni, da effettuarsi in orario di lavoro, attraverso la destinazione nel turno di lavoro di tempi per la lettura dei testi normativi nonché per il loro aggiornamento.

Avv. Emanuela Manini

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NOVITA’ LEGISLATIVE IN MATERIA PREVIDENZIALE

Le novità legislative in materia previdenziale, introdotte dal D.L. n. 98/2011, convertito, con modificazioni in L. n. 111/2011, recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria (manovra economica).

Con il presente articolo si ritiene opportuno fornire il quadro delle principali novità legislative in materia pensionistica, introdotte dagli articoli 18 e 38 del D.L. n. 98/2011, convertito, con modificazioni, in L. n. 111/2011 (Manovra economica).

L’art. 18, comma 1, in materia di innalzamento dell’età pensionabile, dispone che a decorrere dal 1 gennaio 2014, ferma restando la disciplina vigente in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici e di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, per le lavoratrici dipendenti ed autonome la cui pensione è liquidata a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive di detto regime, nonché della gestione separata, il requisito anagrafico di 60 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema retributivo, misto e contributivo, è incrementato di un mese. Tali requisiti anagrafici sono incrementati di ulteriori due mesi a decorrere dal 1/1/2015, di ulteriori tre mesi a decorrere dal 1/1/2016, di ulteriori quattro mesi a decorrere dal 1/1/2017, di ulteriori cinque mesi a decorrere dal 1/1/2018, di ulteriori sei mesi a decorrere dal 1/1/2019 e per ogni anno successivo fino al 2025 e di ulteriori tre mesi a decorrere dal 1/1/2026.

L’art. 18, comma 3, in materia di rivalutazione delle pensioni, dispone che per il biennio 2012-2013 la rivalutazione automatica delle pensioni superiori a cinque volte il trattamento minimo (per l’anno 2011, euro 33.829,50 annui) non è concessa, ad esclusione della fascia di importo inferiore a tre volte il trattamento minimo Inps (per l’anno 2011, euro 18.229,77 annui), con riferimento alla quale l’indice di rivalutazione automatica delle pensioni è applicato nella misura del 70 per cento.

L’art. 18, comma 4, lett. a) e b), in materia di aggancio delle pensioni di anzianità, di vecchiaia ed assegno sociale agli incrementi della speranza di vita, dispone che a partire dal 1/1/2003 i requisiti di età ed i valori di somme di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tab. B allegata alla L. 243/2004 e successive modifiche, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia (nonché i requisiti anagrafici di cui all’art. 22-ter, comma 1, D.L. 78/2009, convertito in L. 102/2009 ed all’art. 1, comma 20, art. 3, comma 6, L. 335/1995) devono essere aggiornati a cadenza triennale, con decreto del Ministero dell’Economia e Finanza di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, da emanarsi almeno 12 mesi prima dell’aggiornamento. A partire dall’anno 2011 l’Istat renderà disponibile entro il 31 dicembre dell’anno medesimo il dato relativo alla variazione nel triennio precedente della speranza di vita all’età corrispondente a 65 anni, con riferimento alla media della popolazione italiana. In sede di prima applicazione tale aggiornamento non può superare i tre mesi e lo stesso non è effettuato per il caso di diminuzione della speranza di vita. A partire dal 1/1/2016 l’aggiornamento avrà cadenza triennale.

L’art. 18, comma 5, in materia di pensione ai superstiti, dispone a partire dal 1/1/2012 una riduzione della aliquota percentuale della pensione a favore del coniuge superstite di assicurato o pensionato nel regime dell’AGO, delle forme esclusive o sostitutive, nonché della gestione separata, “nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiore a sessanta anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a venti anni”. La riduzione è stabilita in misura del 10% “in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di dieci” con proporzionale rideterminazione nei casi di frazione di anno. Tali regole non si applicano nei casi di presenza di figli di minore età, studenti, ovvero inabili al lavoro.

L’art. 18, commi 6, 7, 8, 9, in materia di indennità integrativa speciale, (di interesse, tra gli altri, per i trattamenti pensionistici a carico del Fondo Speciale dipendenti FS Spa e quelli ex IPOST), dopo avere disposto la implicita abrogazione dell’art. 10, comma quarto, D.L. n. 17/1983, convertito in L. n. 79/1983 da parte dell’art. 21 L. 730/1983 (legge finanziaria 1984), (il quale disponeva la attribuzione delle variazioni della L.L.S. per l’intero importo dalla data del raggiungimento dell’età di pensionamento da parte del titolare della pensione di reversibilità a favore dei superstiti) precisa che secondo il citato art. 21 le percentuali di incremento della indennità integrativa speciale vanno corrisposte “nell’aliquota massima, calcolata sulla quota della indennità medesima effettivamente spettante in proporzione all’anzianità conseguente alla data di cessazione dal servizio”. Sono fatti salvi i trattamenti pensionistici più favorevoli in godimento alla data di entrata in vigore del decreto, già definiti in via giudiziale o amministrativa.

L’art. 18, commi 22-ter, 22-quinquies, in materia di posticipo di decorrenza del trattamento pensionistico, dispone che coloro che maturino i requisiti per il diritto al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica (40 anni di contribuzione) conseguono il diritto al trattamento pensionistico con un posticipo ulteriore di un mese dalla data di maturazione dei previsti requisiti per coloro che maturino i requisiti nell’anno 2012, di due mesi per coloro che maturino i requisiti nell’anno 2013 e di tre mesi per coloro che maturino i requisiti a decorrere dal 1/1/2014.

L’art. 38, rubricato “Disposizioni in materia di contenzioso previdenziale” apporta modifiche al codice di procedura civile, introducendo l’art. 445 bis (accertamento tecnico preventivo obbligatorio), il quale in materia di invalidità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno ordinario di invalidità dispone che chi intende proporre in giudizio domanda per il riconoscimento dei propri diritti deve presentare con ricorso al Tribunale territorialmente competente istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie.

A conclusione del predetto accertamento, per il caso di contestazione degli esiti della CTU medico legale, la parte dovrà depositare dinanzi allo stesso Tribunale ricorso, specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione.

Inoltre, il citato articolo introduce un nuovo comma all’art. 47 DPR 639/1970, che prevede la applicazione delle decadenze dall’azione giudiziaria, di cui ai commi precedenti, alle controversie aventi ad oggetto l’adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito (interessi legali). Infine, il citato articolo (comma 1, lett. d, 2) introduce norme in materia di prescrizione dei ratei di pensione, stabilendo la prescrizione nel termine di cinque anni per i ratei dei trattamenti pensionistici e per differenze a seguito di riliquidazioni.

Avv. Emanuela Manini