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Ricongiunzione e totalizzazione, facoltà escluse per l’agente di commercio

CONTRIBUZIONE PREVIDENZIALE VERSATA PRESSO L’ENASARCO E PRESSO L’INPS. FACOLTA’ DI RICONGIUNZIONE PRESSO L’INPS DELLA CONTRIBUZIONE ENASARCO, OVVERO DI TOTALIZZAZIONE DEI PERIODI ASSICURATIVI AL FINE DELLA EROGAZIONE DI UN UNICO TRATTAMENTO PENSIONISTICO. ESCLUSIONE.

Ci vengono chiesti chiarimenti da un dipendente del settore privato, iscritto alla assicurazione generale obbligatoria (AGO) presso l’Inps, il quale abbia versato contributi previdenziali presso l’Enasarco, durante il periodo di espletamento di attività di agente di commercio, in ordine alla facoltà, o meno, di ricongiungere presso l’Inps, ovvero di totalizzare la predetta contribuzione, in vista della liquidazione di un unico trattamento pensionistico. Al fine di rispondere al quesito, è necessario ripercorrere i tratti salienti della disciplina legislativa in materia. Preliminarmente, occorre precisare che con legge n. 613/1966, rubricata “Estensione dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti agli esercenti attività commerciali ed ai loro familiari coaudiutori e coordinamento degli ordinamenti pensionistici per i lavoratori autonomi” è stato disposto che il trattamento previdenziale per gli agenti e rappresentanti di commercio, riconosciuto in attuazione degli accordi economici collettivi per la disciplina del rapporto di agenzia e rappresentanza commerciale, assume natura integrativa del trattamento obbligatorio istituito per legge (art. 29). Successivamente, l’art. 2, primo comma, L. n. 12/1973, avente ad oggetto la trasformazione dell’Enasarco in Fondazione, con assunzione di personalità giuridica di diritto privato, ha ribadito la natura integrativa dei trattamenti pensionistici erogati dall’Enasarco in favore degli agenti e rappresentanti di commercio.

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 Sotto altro aspetto, in tema di ricongiunzione di periodi assicurativi, da intendersi come passaggio della contribuzione dalla gestione dove sono stati versati alla gestione accentratrice, erogatrice del trattamento pensionistico per l’intero periodo, l’art. 1 L. n. 29/1979, rubricata “Ricongiunzione dei periodi assicurativi dei lavoratori ai fini previdenziali” ha disposto la facoltà per il lavoratore dipendente, pubblico e privato, che sia o sia stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria per la invalidità, vecchiaia, superstiti, gestita dall’Inps, di ricongiungere tutti i periodi di contribuzione presso la sopracitata forma previdenziale mediante costituzione presso l’Inps della corrispondente posizione assicurativa. Stando così le cose, a fronte della natura integrativa e non sostitutiva del trattamento previdenziale Enasarco, di cui alle sopra citate fonti normative, deve escludersi che sia consentita al dipendente, iscritto all’AGO, la facoltà di ricongiungere presso la gestione INPS di appartenenza la contribuzione versata all’Enasarco, atteso che presupposto per il diritto alla ricongiunzione, ai sensi della L. n. 29/1979, è che si tratti di forma di previdenza sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria, laddove il trattamento previdenziale Enasarco, per espressa statuizione di legge, ha natura integrativa.

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 Quanto alla totalizzazione di periodi assicurativi, da intendersi quale cumulo di contribuzione non coincidente, al fine di acquisire la anzianità assicurativa e contributiva necessaria per il diritto a pensione, con conseguente erogazione a carico di ciascuna gestione di una quota corrispondente al periodo della propria iscrizione (pro rata), occorre dire che ai sensi dell’art. 1, L. n. 42/2006 rubricata “Disposizioni in materia di totalizzazione di periodi assicurativi”, la facoltà di cumulare periodi assicurativi non coincidenti è consentita “agli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima…”.

Restano pertanto escluse dalla facoltà della totalizzazione le forme di previdenza integrativa, quali l’Enasarco. Ne discende che per il dipendente privato non è possibile neppure la totalizzazione dei periodi assicurativi, di cui alla sopracitata legge, per effetto di espressa preclusione legislativa.

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Per completezza, si precisa l’art. 36 del Regolamento Enasarco del 1/1/2004 (approvato dal CDA il 30/12/2003, modificato dal CDA il 19/2/2004) espressamente dispone che l’agente, che per effetto del mutamento dell’attività professionale sia obbligato ad iscriversi presso altro fondo di previdenza integrativa obbligatoria per legge, può chiedere il trasferimento in favore di quest’ultimo dei contributi versati, in misura non superiore al 30%, a condizione tuttavia che non possa acquisire il diritto alle prestazioni pensionistiche erogate dalla Fondazione.

Avv. GianLuca Braschi

Novità sul pensionamento del dipendente pubblico

NOVITA’ SUL PENSIONAMENTO DEL DIPENDENTE PUBBLICO

A) Dipendente pubblico prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo. Presupposti legali per l’esercizio della facoltà del dipendente pubblico di permanere in servizio oltre i limiti di età, dopo l’entrata in vigore dell’art. 72 D.L. 112/2008, convertito con modificazioni nella L. 133/2008, nonché dell’art. 1 D.L. n. 138/2011 convertito con modificazioni in L. n. 148/2011 (manovra finanziaria 2011).

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Vengono chiesti chiarimenti in ordine al diritto, o meno, alla permanenza in servizio di un dipendente pubblico che abbia compiuto l’età pensionabile in base all’ordinamento di appartenenza. Al fine di comprendere la portata innovativa dell’art. 72 D.L. 112/2008, convertito con modificazioni nella L. 133/2008, rubricato “Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo”, è necessario ripercorrere la normativa in tema di prosecuzione del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti. In passato, la materia era disciplinata dall’art. 16 Dlgs n. 503/1992 (emanato in attuazione della delega dell’art. 3 L. n. 421/1992), recante norme in materia di riordino del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, rubricato “Prosecuzione del rapporto di lavoro”, il quale disponeva: “E’ in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio…per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi”. La richiesta di trattenimento in servizio andava presentata all’Amministrazione di appartenenza dai 24 ai 12 mesi precedenti il compimento dei limiti di età previsti per il collocamento a riposo, come disciplinati dal proprio ordinamento di appartenenza. In tale contesto normativo era riconosciuto ai dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici un vero e proprio diritto potestativo a permanere in servizio per il periodo sopra descritto (in tal senso, per tutte Consiglio di Stato, sent. 573/2005). L’art. 16 Dlgs cit. è stato integralmente modificato dall’art. 72, comma 7, D.L. n. 112/2008, convertito con modificazioni in L. n. 133/2008, il quale ha espressamente disposto: “E’ in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio……, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti. In tal caso è data facoltà all’amministrazione, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali, di accogliere la richiesta in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambienti ed in funzione dell’efficiente andamento dei servizi”. Per effetto di tale sopravvenuta normativa non è, dunque, più contemplato un diritto soggettivo alla permanenza in servizio del pubblico dipendente, bensì è previsto che l’istanza sia valutata discrezionalmente dalla P.A., la quale ha facoltà di accoglierla, alla presenza di specifici presupposti, quali la sussistenza di profili organizzativi propri della Amministrazione, “esigenze organizzative e funzionali”, nonché la situazione specifica del lavoratore, ovvero la “particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati e specifici ambiti ed in funzione dell’efficiente andamento dei servizi”. In definitiva, per effetto della sopracitata normativa la permanenza in servizio oltre i limiti di età è divenuta istituto eccezionale, finalizzato al contenimento della spesa pubblica, come perseguito dal D.L., nel cui contesto la norma è inserita, di talché la sua determinazione in concreto deve essere sorretta da motivate giustificazioni, in relazione ai sopracitati parametri normativi. Da ultimo, la disciplina legislativa contenuta nell’art. 16 Dlgs n. 503/1992 è stata ulteriormente modificata, nella direzione sopracitata, dall’art. 1 D.L. n. 138/2011, convertito con modificazioni in L. 148/2011 (manovra finanziaria 2011) il quale, al comma 17, ha inteso modificare il comma 1 del citato articolo 16, riducendo la facoltà del dipendente pubblico a richiedere la permanenza in servizio oltre i limiti di età a mera espressione di “disponibilità”, con facoltà alla P.A. di “trattenere in servizio” il dipendente in relazione a specifiche e comprovate esigenze pubbliche.

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B) Risoluzione del rapporto di lavoro per raggiungimento della anzianità contributiva maturata, ai sensi dell’art. 72, comma 11, D.L. n. 112/2008, convertito in L. n. 133/2008. Applicazione della norma anche agli anni 2012, 2013, 2014, per effetto dell’art. 1, comma 16, D.L. n. 138/2011, convertito in L. 188/2011.

Come noto, l’art. 72, comma 11 D.L. n. 112/2008, convertito in L. n. 133/2008, ha attribuito alla P.A., limitatamente agli anni 2009 – 2011, ed in occasione del raggiungimento della soglia dei 40 anni di contributi, la facoltà di risolvere il rapporto di lavoro con il dipendente pubblico, nel termine di preavviso di sei mesi, sempreché sia garantita al prestatore di lavoro la continuità tra il trattamento retributivo e quello di quiescenza. Il potere di recesso datoriale è subordinato alla sussistenza del requisito contributivo dei 40 anni di anzianità, riconoscendosi rilievo ai fini del computo della anzianità quarantennale anche a periodi accreditati figurativamente, ovvero riscattati, o comunque coperti sul piano previdenziale. Al verificarsi della condizione contributiva, la P.A. potrà procedere allo scioglimento del vincolo lavorativo, fermo restando che l’esercizio della facoltà datoriale deve tenere conto della decorrenza della pensione, evitando che cessato il rapporto di lavoro per volontà della P.A., il dipendente possa trovarsi privo del trattamento retributivo e di quello previdenziale. Di qui, l’obbligo della Amministrazione di cadenzare il recesso (ed il preavviso) al fine di garantire continuità tra retribuzione e godimento della pensione. Da ultimo, l’art. 1, comma 16, D.L. 138/2011, convertito in L. n. 148/2011, ha prorogato la efficacia delle disposizioni dell’art. 72, comma 11, D.L. n. 112/2008, anche agli anni 2012, 2013, e 2014.

Avv. Emanuela Manini

Pensionamento lavoratori impegnati in attività usuranti

Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose ed usuranti, ai sensi dell’art. 2 Dlgs. N. 67/2011. Lavoratori che hanno già maturato o che maturino i requisiti agevolati entro il 31/12/2011. Data ultima di presentazione della domanda entro il 30 settembre 2011. Chiarimenti apportati alla materia dalle circolari Inps n. 12693/2011, n. 16762/2011.

Come noto, in data 26 maggio 2011 è entrato in vigore il Dlgs n. 67/2011, rubricato “Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, a norma dell’articolo 1 della legge 4 novembre 2010 n. 183”, il quale consente l’accesso al pensionamento di anzianità per i lavoratori addetti a lavorazioni usuranti, con requisiti agevolati rispetto a quelli previsti per la generalità dei lavoratori dipendenti.

Si riportano, di seguito, i tratti salienti della disciplina legislativa in materia.

A) Requisiti soggettivi.

Ai sensi dell’art. 1 Dlgs cit. possono accedere al trattamento pensionistico di anzianità anticipato (fermi restando i requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica, di cui si dirà in seguito):

a) lavoratori impegnati in attività particolarmente usuranti (di cui all’art. 2 D.M.L.P.S. 19/5/1999, quali lavori in galleria, cava o miniera, lavori che espongono ad alte temperature, lavori del vetro cavo, lavori espletati in spazi ristretti, lavori di asportazione dell’amianto;

b) lavoratori notturni, come definiti dal dlgs n. 66/2003, ovvero lavoratori a turni, che prestano attività di notte per almeno 6 ore, tra la mezzanotte e le cinque del mattino per un numero minimo di giorni lavorativi annui non inferiore a 78 o a 64, lavoratori che prestano la loro attività per almeno 3 ore tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di lavoro di durata pari all’intero anno lavorativo;

c) lavoratori addetti alla c.d. “linea catena”;

d) conducenti di veicoli pesanti adibiti a servizi pubblici di trasporto, con un limite minimo di capienza del veicolo pari a 9 posti, compreso il conducente.

B) Requisiti oggettivi.

Il trattamento pensionistico anticipato è riconosciuto ai lavoratori, sopra indicati, che abbiano svolto le attività usuranti:

a) per almeno sette anni, compreso l’anno di maturazione dei requisiti, negli ultimi dieci di attività lavorativa, per pensioni con decorrenza entro il 31/12/2017;

b) per almeno la metà della vita lavorativa complessiva, per pensioni con decorrenza dal 1/1/2018.

Sono computati nella anzianità contributiva i periodi di lavoro effettivamente svolto, con esclusione dei periodi coperti da contribuzione figurativa.

C) Conseguimento del beneficio.

A decorrere dal 1/1/2013 per i destinatari del beneficio in oggetto, il diritto alla pensione di anzianità si consegue al compimento di 58 anni di età (anziché 61) e con una quota (somma di anzianità contributiva ed età anagrafica) pari a 94 (anziché 97) fermi restando gli adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita (art. 12 D.L. n. 78/2010, converito in L. n. 122/2010)

E’ previsto che nell’arco temporale 2008-2012, in via transitoria, il diritto al trattamento pensionistico sia conseguito in presenza di una età anagrafica pari a 57 anni ed un quota pari a 93 nel periodo 1/7/2009 -–31/12/2009, una quota pari a 94 negli anni 2010, 2011, 2012.

Termini di presentazione della domanda.

L’art. 2 del citato dlgs fissa i termini per la presentazione della domanda, da inoltrarsi alla sede Inps, territorialmente competente, corredata della necessaria documentazione, ovvero:

entro il 30 settembre 2011, qualora siano già maturati o maturino i requisiti agevolati entro il 31/12/2011;

entro il 1 marzo dell’anno di maturazione dei requisiti agevolati, qualora tali requisiti siano maturati dal 1/1/2012.

La presentazione della domanda oltre i termini stabiliti comporta, per il caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento del diritto al trattamento pensionistico anticipato pari ad un mese per un ritardo di presentazione, di un mese, due mesi per un ritardo di presentazione compreso tra un mese e due mesi, pari a tre mesi per un ritardo di presentazione di tre mesi ed oltre.

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Importanti chiarimenti in materia sono stati apportati dalla circolare n. 22/2011 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nonché dalle circolari Inps n. 12693/2011 e 16762/2011.

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Avv. Emanuela Manini