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OBBLIGO CONTRIBUTIVO

OBBLIGO CONTRIBUTIVO A CARICO DI SOGGETTI PENSIONATI ISCRITTI AD ENTI PREVIDENZIALI PRIVATIZZATI CHE PERCEPISCONO REDDITI DERIVANTI DALLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA’ PROFESSIONALE. ART. 18, COMMI 11, 12, 13, DL 98/2011, CONVERTITO IN L. N. 111/2011. PRIMI CHIARIMENTI APPORTATI DALL’INPS CON CIRCOLARE N. 99 DEL 22/7/2011.

L’art. 18, comma 11, D.L. n. 98/2011 (convertito nela L. n. 111/2011), rubricato “Interventi in materia previdenziale”, dispone che per i soggetti già pensionati, gli enti previdenziali di diritto privato, di cui ai Dlgs n. 509/1994 e n. 103/1996 – Cassa nazionale di previdenza e assistenza avvocati (e procuratori legali; Cassa di previdenza tra dottori commercialisti; Cassa nazionale previdenza e assistenza ingegneri e architetti liberi professionisti; Cassa nazionale del notariato; Cassa nazionale previdenza e assistenza ragionieri e periti commerciali; Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentati di commercio (Enasarco); Ente nazionale di previdenza e assistenza consulenti del lavoro (Enpacl) Ente nazionale di previdenza e assistenza medici (Enpam); Ente nazionale di previdenza e assistenza farmacisti (Enpaf); Ente nazionale di previdenza e assistenza veterinaria (Enpav); Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli impiegati dell’agricoltura (Enpaia); Fondo di previdenza per gli impiegati delle imprese di spedizione e agenzie marittime; Istituto nazionale di previdenza dirigenti aziendali industriali (Inpdai); Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi); Opera nazionale assistenza orfani sanitari italiani (Onaosi) – entro sei mesi dalla entrata in vigore della legge dovranno adeguare i propri statuti e regolamenti prevedendo la obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione a carico di tutti coloro che risultino avere percepito un reddito derivante dallo svolgimento della relativa attività professionale.

Tali soggetti (pensionati, che svolgono attività professionale) dovranno essere assoggettati al versamento di un contributo soggettivo minimo della Cassa di appartenenza con aliquota non inferiore al cinquanta per cento di quelle previste in via ordinaria da ciascun ente per i propri iscritti.

La citata disciplina legislativa pone fine ad un contenzioso tra la Cassa dei liberi professionisti e l’Inps, in ordine alla contribuzione (ndr: all’esonero dalla contribuzione) dei professionisti con età superiore a sessantacinque anni di età, esonerati da alcune Casse dall’obbligo del versamento della contribuzione al compimento dell’età pensionabile (65 anni).

Scelta, quest’ultima, contestata dall’Inps, il quale escludendo la ammissibilità dello svolgimento di attività lavorativa senza il versamento della contribuzione, ha iscritto d’ufficio i professionisti, esonerati dal pagamento dei contributi dalle casse professionali di appartenenza alla gestione separata, istituita presso il predetto istituto.

Si inserisce dunque in tale contesto al varata manovra economica, la quale, semplificando la materia, nonché ponendo fine al contenzioso in atto, impone alle Casse privatizzate di esigere il versamento del contributo soggettivo minimo ai professionisti pensionati che proseguono lo svolgimento della attività lavorativa.

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Il comma 12 del citato art. 18, con norma di interpretazione autentica della L. n. 335/1995, art. 2 comma 26, chiarisce che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorchè non esclusiva, attività di lavoro autonomo, il cui esercizio non sia subordinato alla iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero che svolgono attività non soggette al versamento della contribuzione agli Enti previdenziali privatizzati, di cui al comma 11, sono tenuti alla iscrizione presso la gestione separata, istituita presso l’Inps.

La citata disposizione conferma l’orientamento interpretativo, seguito dall’Inps, nel senso che rientrano nell’ambito della gestione separata tutti i lavoratori autonomi, la cui attività non sia subordinata alla iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero non siano tenuti al versamento del contributo soggettivo presso la Cassa di appartenenza, in base alla disciplina dei rispettivi statuti o regolamenti (es: mancato raggiungimento di livello minimo di reddito, esistenza di altra copertura contributiva…).

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Infine il comma 13 del citato art. 18, senza innovare sulla previgente disciplina, conferma la natura integrativa della contribuzione Enasarco degli agenti e rappresentanti di commercio, di talchè gli iscritti continuato ad essere soggetti, oltrechè al versamento Enasarco, al versamento contributivo presso la gestione commercianti, istituita presso l’Inps.

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Da ultimo, chiarimenti alle innovazioni introdotte dalla art. 18 DL 98/2011 sono apportati dall’Inps con propria circolare n. 99 del 22/7/2011.

Avv. Emanuela Manini

Esercizio contemporaneo di attività lavorative autonome, breve commento alla sentenza del 21.6.2011

ESERCIZIO CONTEMPORANEO DI ATTIVITA’ LAVORATIVE AUTONOME ASSOGGETTABILI A DIVERSE FORME DI ASSICURAZIONE PREVIDENZIALE OBBLIGATORIA, DOPO LA ENTRATA IN VIGORE DELL’ART. 12, COMMA 11 D.L. 78/2010, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALL’ART. 1, COMMA 1, L. N. 122/2010. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA 21/6/2011 DEL TRIBUNALE DI FIRENZE, SEZ. LAVORO.

Con sentenza del 21/6/2011 il Tribunale di Firenze, sez. lav., si è pronunciato sulla questione dell’esercizio contemporaneo di attività lavorative autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (gestione esercenti attività commerciali e gestione separata) dopo l’entrata in vigore dell’art. 12, comma 11, D.L. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, in L. n. 122/2010 (al vaglio della Corte Costituzionale), dando della norma una interessante applicazione.

La vicenda giudiziaria ha preso avvio con il radicamento di ricorsi, in seguito riuniti, promossi da un ricorrente, patrocinato dall’Avv. GianLuca Braschi, avverso l’Inps, la SCCI Spa ed Equitalia Spa, opponendo cartelle esattoriali, aventi ad oggetto la richiesta di somme da parte della società concessionaria a titolo di recupero contributi in favore della gestione commercianti per il periodo relativo agli anni 2008, 2009.

In particolare, assumeva il ricorrente che nel periodo di riferimento, questi non aveva svolto attività commerciale nell’ambito delle varie società di capitale e di persone di cui era socio amministratore, precisando di limitarsi ad esercitare attività di amministratore, senza essere attivamente coinvolto, in qualità di socio, nella attività di impresa, di talchè deduceva che l’unica iscrizione esigibile era quella della gestione separata presso l’Inps, alla quale il ricorrente era già iscritto.

L’Inps si costituiva in giudizio, anche per la SCCI Spa, invocando a sostegno del rigetto dei ricorsi, in fatto, che il ricorrente fosse già iscritto alla gestione commercianti, in diritto, la legittimità della contemporanea doppia imposizione tra gestione commercianti per la attività di socio e gestione separata per quella di amministratore.

Ritenendo la causa matura per la decisione, il Tribunale di Firenze, in accoglimento delle opposizioni, dichiarava inesigibile la pretesa contributiva dell’Inps, ed annullava le cartelle opposte, condannando altresì l’Istituto al pagamento delle spese di lite.

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Quanto alla questione, afferente la doppia imposizione contributiva, il Tribunale di Firenze ha preso atto della entrata in vigore dell’art. 12, comma 11, DL. 78/2010, quale norma di interpretazione autentica dell’art. 1, comma 208, L. 662/1996, e, per l’effetto, per il caso, quale l’odierno, in cui un soggetto espleti una pluralità di attività lavorative, non omogenee ed ontologicamente diverse, dalle quali derivi una pluralità di redditi, e per la quale l’ordinamento prevede una tutela assicurativa, l’assicurato dovrà essere sottoposto al duplice prelievo contributivo.

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Così chiarita la prima questione, la sentenza ha affrontato l’altro aspetto della vicenda, connesso al tema della effettiva ricorrenza in concreto dei presupposti per l’iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali ed, in particolare, della partecipazione personale del socio al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza (art. 1, comma 203, L. 662/1996).

Delineati i requisiti per la sussistenza dell’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa dei commercianti (art. 1, comma 203, L. 613/1966) – a) titolarità o gestione in proprio di impresa, organizzata e/o diretta prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia; b) piena responsabilità dell’impresa, con assunzione di oneri e rischi relativi alla gestione; c) partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; d) possesso, ora previsto da leggi e regolamenti, di licenza o autorizzazione e/o iscrizione in albi, registri, ruoli – il Tribunale di Firenze ha precisato che costituisce onere dell’Istituto previdenziale che invoca il pagamento dei contributi nella gestione commercianti, “fornire gli elementi di prova idonei a dimostrare lo svolgimento di una attività commerciale, quale socio delle due srl e il relativo connotato della abitualità e prevalenza”, atteso, ha proseguito il Tribunale, che l’accertamento della condizione soggettiva che determina l’insorgenza dell’obbligo contributivo ricade sull’Inps, quale soggetto che pretende di porre tale iscrizione a base della pretesa contributiva.

Ne discende che non avendo l’Inps provato, né chiesto di provare, la sussistenza dei requisiti, sopra indicati, utili ai fini della insorgenza dell’obbligo contributivo, questi deve intendersi soccombente in ordine alla pretesa contributiva fatta valere, con conseguente inesigibilità della contribuzione.

Di qui, l’accoglimento delle ragioni fatte valere dal ricorrente.

Firenze lì, 4 Luglio 2011

Avv. Emanuela Manini

sentenza Tribunale Firenze 21/6/2011

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