Monthly Archives: novembre 2010

Modifiche alla disciplina di rateazione dei debiti contributivi nei confronti dell’Inps, riflessioni, circolare inps n. 148

MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DI RATEAZIONE DEI DEBITI CONTRIBUTIVI NEI CONFRONTI DELL’INPS, CON DECORRENZA A PARTIRE DAL 3/8/2010. RIFLESSI DELLA RATEAZIONE AI FINI DEL RILASCIO DEL DURC. CIRCOLARE INPS N. 148 DEL 24/11/2010 CONTENENTE CHIARIMENTI ALLA NUOVA DISCIPLINA IN MATERIA.

Con circolare n. 148 del 24/11/2010, rubricata “Circolare 106 del 3 agosto 2010. Modifiche della disciplina delle rateazioni dei crediti in fase amministrativa. Chiarimenti. Riflessioni ai fini dell’obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 2 della legge 11 Novembre 1983 n. 638, e del rilascio del DURC”, l’Inps chiarisce le modifiche apportate alle rateazioni dei debiti contributivi, da applicarsi alle domande, presentate a partire dal 3 agosto 2010, riepilogandone l’iter procedurale.
E’ così, precisa l’Istituto previdenziale che il contribuente, già ammesso al pagamento rateale anteriormente al 3 Agosto 2010, il quale dopo tale data presenti nuova istanza per debiti maturati nel corso della precedente rateazione, potrà ottenere l’accoglimento della rateazione con le nuove regole (purchè in regola con i versamenti rateali già scaduti).
Al fine di ottenere il pagamento dei debiti INPS in forma rateizzata il richiedente dovrà inserire nella domanda tutti i crediti ancora in fase amministrativa e quelli iscritti a ruolo ma non ancora notificati con cartella di pagamento, senza che l’esistenza di ulteriori crediti iscritti a ruolo e notificati dall’Agenzia della Riscossione, per i quali non sia stata chiesta la rateazione presso Equitalia Spa, impedisca l’accoglimento della istanza.
Tuttavia, qualora il debito di cui si chiede la rateazione sia maturato nel corso di una precedente dilazione, sarà necessario prestare una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa.
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Nella circolare in esame viene ribadito che l’accoglimento della rateazione amministrativa non è più subordinato al preventivo versamento delle ritenute previdenziali a carico dei lavoratori, e tuttavia permane l’obbligo dell’istituto previdenziale di provvedere alla denuncia all’Autorità giudiziaria competente, ai sensi dell’art. 2L. n. 638/1983, come modificato dal dlgs. n. 211/1994.
Una importante precisazione, contenuta nella circolare, riguarda l’ipotesi del rilascio del DURC in presenza di pagamento rateale.
Sul punto, per il caso in cui il datore di lavoro abbia ottenuto l’accoglimento della domanda di rateazione (ora demandato agli Agenti alla Riscossione), essa non preclude all’Inps il rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), anche in sede di successiva richiesta, seppure, in tale ultimo caso, previa verifica di regolarità dei versamenti con riferimento alle scadenze contenute nel piano di ammortamento.

Avv. Emanuela Manini

Allegati: circolare Inps n. 148/2010.

COLLEGATO LAVORO

EM/mg collegato lavoro
IL COLLEGATO LAVORO ED I CONTRATTI A TERMINE. UN SIGNIFICATIVO CHIARIMENTO ALLA NUOVA DISCIPLINA LEGISLATIVA IN MATERIA.
La nuova disciplina legislativa, introdotta con L. n. 183/2010, entrata in vigore il 24/11/2010 (cd. collegato lavoro) all’art. 32, comma 5 ha espressamente disposto “Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il Giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo una indennità omnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dall’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 della legge 15 luglio 1966 n. 604”.
Tale previsione normativa ha fatto insorgere dubbi interpretativi, anche alla luce dell’art. 2 comma 1 bis del D.L. n. 112/2008 convertito con modificazioni dalla L. n. 133/2008, (in seguito dichiarato incostituzionale dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 214/2009), il quale, come noto, limitava, per il caso di violazione delle disposizioni sul rapporto di lavoro a tempo determinato, la condanna del datore di lavoro alla corresponsione in favore del prestatore d’opera di una indennità pari a sei mensilità dell’ultima retribuzione.
In particolare, la norma ha fatto insorgere dubbi sulla natura della indennità risarcitoria, non essendo mancato qualche interprete, il quale ha attribuito natura omnicomprensiva alla predetta indennità, con la conseguente esclusione, per il caso di illegittima apposizione del termine, della conversione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato.
A fronte di tali dubbi sulla interpretazione della norma, il Ministero del lavoro, per il tramite dei propri rappresentanti, ha ritenuto di chiarire la portata del disposto legislativo, precisando nel corso di incontri tenutisi in materia che il diritto alla conversione del contratto non è in discussione, nel mentre la norma ha inteso soltanto precostituire la misura della indennità risarcitoria.
Per completezza, si ricorda che nella previgente disciplina il consolidato orientamento giurisprudenziale riconosceva al lavoratore, all’atto della conversione del contratto, una indennità commisurata alle retribuzioni da questi maturate e maturande dalla messa a disposizione della forza lavorativa fino alla effettiva riammissione in servizio.
Avv. Emanuela Manini

VERSAMENTO CONTRIBUZIONE INPS PER LAVORATORE EXTRACOMUNITARIO. CORTE DI CASSAZIONE COMMENTO SENT. N. 22559 DEL 5/11/10

OBBLIGO DI VERSAMENTO DELLA CONTRIBUZIONE INPS A CARICO DEL DATORE DI LAVORO CHE ABBIA OCCUPETO LAVORATORE EXTRACOMUNITARIO PRIVO DI PERMESSO DI SOGGIORNO. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE SEZ. LAV. N. 22559 DEL 5/11/2010.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22559 del 5/11/2010, ribadendo l’orientamento già espresso con la sentenza n. 7380/2010, ha statuito che il datore di lavoro che stipuli un contratto di lavoro con un lavoratore extracomunitario, privo del permesso di soggiorno, ha l’obbligo di versare i contributi Inps in relazione alle retribuzioni dovute, a nulla valendo invocare la condizione di clandestino, propria del lavoratore.
La vicenda prende avvio dalla impugnazione promossa da un imprenditore avverso un avviso di accertamento emesso dall’Inps per omissioni contributive a fronte di prestazioni lavorative rese da lavoratori extracomunitari privi del permesso di soggiorno.
Rigettato il ricorso avverso il predetto verbale sia in primo che in secondo grado, il datore di lavoro ha adito la Corte di Cassazione, sostenendo che doveva dirsi preclusa all’Inps la possibilità di recuperare in via coattiva la contribuzione essendo, a suo dire, esclusa la regolarizzazione contributiva a fronte del divieto di stipulare contratti di lavoro con extracomunitari clandestini.
La Corte di Cassazione, richiamando il proprio precedente giurisprudenziale, ha precisato che se è pur vero che il contratto di lavoro stipulato con il lavoratore privo del permesso di soggiorno è un contratto in violazione della legge in materia di immigrazione (art. 22, comma dodicesimo, Dlgs 286/1998), tuttavia tale illegittimità non comporta il venir meno del diritto del lavoratore alla retribuzione (e, di qui, alla contribuzione) per il lavoro eseguito, secondo le indicazioni dell’art. 2126 cc.
Del resto, tale conclusione, prosegue la Suprema Corte, è coerente con la razionalità complessiva del sistema, atteso che diversamente ragionando si consentirebbe a chi viola la legge sulla immigrazione di fruire di condizioni più vantaggiose rispetto a quelle, cui è soggetto il datore di lavoro che rispetta la legge.
Ne discende che il datore di lavoro che impieghi lavoratori extracomunitari in violazione della legge sulla immigrazione, oltre ad incorrere nella sanzione penale, è tenuto al pagamento della contribuzione all’Inps, quale obbligazione derivante dell’instaurato rapporto di lavoro.
Avv. Emanuela Manini