Monthly Archives: settembre 2010

CONTRATTO DI APPRENDISTATO TRA PROFESSIONISTA E LAVORATORE DIPLOMATO

EM/mg commento su contratto di apprendistato, illegittimità, pagamento contribuzione, sentenza n. 19834.2010 corte di cassazione

CONTRATTO DI APPRENDISTATO STIPULATO DA UN PROFESSIONISTA CON UN LAVORATORE MUNITO DI DIPLOMA RILASCIATO DALL’ISTITUTO PER GEOMETRI.ILLEGITTIMITA’ DEL CONTRATTO CON CONSEGUENTE OBBLIGAZIONE A CARICO DEL PROFESSIONISTA DI PAGARE LA CONTRIBUZIONE RELATIVA AL RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO NELLA MISURA ORDINARIA ANZICHE’ AGEVOLATA. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA N. 19834/2010 DELLA CORTE DI CASSAZIONE.

La Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 19834/2010, confermando la pronuncia nel merito della Corte d’Appello, ha statuito che il lavoratore in possesso di diploma dell’Istitituto Geometri, al quale viene impartita durante la frequenza scolastica una preparazione in materia di disegno tecnico, non può essere assunto con contratto di apprendistato volto al conseguimento di formazione specifica in tale materia, con la conseguenza che l’Inps ha diritto al recupero della contribuzione nella misura differenziata tra la misura ordinaria e la misura agevolata, da escludersi nel caso di specie.

La vicenda prende avvio a seguito dell’invio di cartella esattoriale ad un professionista, volta al recupero della contribuzione dovuta nella posizione assicurativa Inps di un lavoratore, munito di diploma di geometra, nonché assunto con contratto di apprendistato volto allo svolgimento di mansioni di disegnatore tecnico.

A seguito della instaurazione del giudizio avverso la predetta cartella esattoriale, il Tribunale adito accoglieva il ricorso presentato dal professionista, ma la Corte di Appello, adita dall’Istituto previdenziale, riformava la statuizione assunta in primo grado, stabilendo la illegittimità del contratto di apprendistato stipulato con un lavoratore munito di diploma di geometra, ammesso all’apprendimento di attività di disegnatore tecnico.

La Corte di Cassazione, adita in terzo grado, ha confermato la pronuncia in grado di appello, ribadendo la valutazione di illegittimità di tale contratto alle concrete statuizioni contenute nel rapporto di lavoro.

In tale contesto, ha proseguito la Suprema Corte, alcun contrasto è configurabile con il disposto legislativo dell’art. 16, comma 2, L. 196/1997, secondo cui è consentito un minore impegno formativo “per i soggetti in possesso di titolo di studio post obbligo o di attestato di qualifica professionale idonei rispetto all’attività da svolgere”, atteso che l’accesso al regime contributivo agevolato deve essere riservato solo ai casi in cui l’addestramento pratico consenta la acquisizione di conoscenze specifiche di cui il lavoratore non sia munito, con esclusione, pertanto, dei casi, quali l’odierno, in cui tale addestramento si riveli del tutto inutile.

Avv. Emanuela Manini

DIRITTO PENSIONE AGENTE DI COMMERCIO

EM/mg commento su diritto alla pensione dell’agente di commercio, determinazione dell’importo, sentenza del 14/9/2010 trib. di firenze sez. lav.

DIRITTO DELL’AGENTE DI COMMERCIO AL PRIMO SUPPLEMENTO DI PENSIONE DOPO IL DECORSO DI CINQUE ANNI DALLA DATA DI CONSEGUIMENTO DEL DIRITTO ALLA PENSIONE. DETERMINAZIONE DELL’IMPORTO DEL SUPPLEMENTO DI PENSIONE CON RIFERIMENTO ALL’INTERO PERIODO DI CONTRIBUZIONE COME AGENTE DI COMMERCIO E NON SOLO AL PERIODO SUCCESSIVO AL PENSIONAMENTO, EX ART. 12 l. 12/1973 ED ART. 20 REGOLAMENTO ENASARCO 8/8/1998. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA DEL 14/9/2010 DEL TRIBUNALE DI FIRENZE, SEZ. LAV.

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Con ricorso ex art. 442 cpc dinanzi al Tribunale di Firenze, Sez. Lav., un agente di commercio, titolare di pensione di vecchiaia, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, conveniva in giudizio la Fondazione Enasarco al fine di sentire condannare l’Ente previdenziale alla liquidazione in suo favore del primo supplemento di pensione, decorsi cinque anni dal conseguimento del diritto alla pensione, che tenga conto della media provvigionale del periodo di cui trattasi per tutti gli anni di anzianità contributiva, in luogo della sola anzianità data dagli anni nel quinquennio ai quali si riferiscono i contributi, come preteso dall’Enasarco.

Assumeva, in particolare, il ricorrente che il chiaro tenore letterale dell’art. 20 commi quarto e quinto del Regolamento Enasarco, secondo cui è liquidato d’ufficio dalla Fondazione Enasarco un supplemento di pensione che “si determina moltiplicando la media provvigionale del periodo di cui trattasi per gli anni di anzianità contributiva e per i coefficienti di cui alla tabella dell’art. 15 comma secondo”, induce a ritenere che la anzianità contributiva cui ha inteso riferirsi la norma altro possa essere che quella data dall’intera carriera lavorativa dell’agente, durante la quale sono stati versati i contributi, e non certo dalla anzianità contributiva del quinquennio interessato dal supplemento, come preteso dalla Fondazione.

Inoltre, a sostegno della propria tesi, il ricorrente rilevava coma la nuova disciplina dilati i tempi di liquidazione del supplemento (da due anni a cinque anni) dovendosi ritenere per converso la introduzione della più favorevole modalità di calcolo a fronte della evidente penalizzazione introdotta dalla predetta normativa.

L’istituto previdenziale si costituiva in giudizio, argomentando a sostegno della propria tesi, nonché invocando il rigetto del ricorso avversario.

Il Tribunale di Firenze, con sentenza del 14/9/2010 ha accolto la domanda del pensionato, riconoscendo il diritto di questi alla liquidazione del supplemento di pensione nella maggiore misura rivendicata, che tenga conto della intera anzianità contributiva dell’agente, in luogo della sola anzianità successiva al pensionamento, oltre importi arretrati, per tale titolo maturati (liquidati, nel caso di specie, nella misura pari ad euro 41.519,45).

In proposito, si precisa che la sentenza in commento aderisce all’orientamento favorevole all’agente di commercio fatto proprio dalla giurisprudenza della Corte di Appello di Firenze, pronunciatasi favorevolmente agli agenti su controversie anch’esse patrocinate dallo studio legale Braschi e Manini.

Avv. Emanuela Manini

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Indennità integrativa speciale e diritti del pensionato

EM/mg commento indennità integrativa da parte del titolare di più pensioni, percepimento IIS su seconda pensione, commento sentenza n. 275.2010

CUMULO DI INDENNITA’ INTEGRATIVA SPECIALE (I.I.S.) DA PARTE DEL TITOLARE DI PIU’ PENSIONI. DIRITTO DEL PENSIONATO A PERCEPIRE LA I.I.S. SULLA SECONDA PENSIONE NEI LIMITI NECESSARI AD OTTENERE LA INTEGRAZIONE DELLA PENSIONE FINO ALL’IMPORTO CORRISPONDENTE AL TRATTAMENTO MINIMO PREVISTO PER IL F.P.L.D. (cd. minimo Inps). BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA N. 275/2010 DEL 7/7/2010 DELLA CORTE DEI CONTI, SEZ. GIURISD. PER LA TOSCANA.

Con sentenza n. 275/2010 del 7/7/2010, la Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale per la Toscana, intervenuta dopo la recente sentenza n. 197/2010 della Corte Costituzionale, confermando precedenti orientamenti giurisprudenziali in materia, ha dichiarato il diritto del pensionato alla attribuzione della indennità integrativa speciale (I.I.S.) sulla seconda pensione in godimento nella misura necessaria ad ottenere la integrazione della pensione medesima al trattamento Inps, ove goduto in misura inferiore.

La vicenda prende avvio dal ricorso, radicato da una ricorrente, assistita dall’Avv. Emanuela Manini, già dipendente delle Ferrovie dello Stato, titolare di pensione diretta, erogata dal Ministero del Tesoro (successivamente dall’Inps) priva di indennità integrativa speciale, nonché di pensione di reversibilità, erogata anch’essa dall’Inps, comprensiva della predetta indennità, avente ad oggetto la richiesta di declaratoria del diritto a percepire la I.I.S. in misura intera sul trattamento di pensione diretta, privo di tale emolumento.

A sostegno della propria domanda, la ricorrente richiamava la numerosa giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentt. n. 89/2005, 516/2000, 43/1998, 23/1992, 204/1992, 172/1991, 566/1988) da cui era dato trarre che il divieto di cumulo della I.I.S. su due (o più) trattamenti pensionistici doveva dirsi caducato, dopo le citate declaratorie di incostituzionalità, in difetto di specifica disciplina legislativa sul punto.

L’Inpdap, costituitosi nel giudizio, insisteva per la legittimità del proprio operato, eccependo altresì la prescrizione degli eventuali ratei, nei limiti del quinquennio decorrente dalla richiesta avanzata nei confronti della Amministrazione pubblica.

La Corte dei Conti, previa riunione con altri ricorsi, di analogo contenuto, ripercorrendo la copiosa giurisprudenza in materia, nonché richiamando la recentissima sentenza n. 197/2010 della Corte Costituzionale, ha concluso nel senso del (parziale) accoglimento della domanda, riconoscendo il diritto della ricorrente alla attribuzione della indennità integrativa speciale sulla seconda pensione in godimento nella misura necessaria ad ottenere l’integrazione della pensione medesima al trattamento minimo Inps, ove goduto in misura inferiore, con conseguente condanna dell’Istituto previdenziale alla corresponsione in suo favore degli importi arretrati, per tale titolo maturati, oltre il “maggiore importo” tra interessi e rivalutazione, ex art. 429, comma 3, cpc, come statuito dalle sezioni unite della Corte dei Conti con sentenza n. 10/2002/QM.

Ne discende che tutti i pensionati che fruiscono di due (o più) pensioni, una sola delle quali maggiorata della I.I.S., potranno avanzare richiesta all’Ente previdenziale erogatore della/e pensione/i priva/e della predetta indennità, di importo inferiore al c.d. minimo Inps, di corresponsione del beneficio economico mancante fino al conseguimento della somma corrispondente al predetto minimo (per il 2010 euro 460,97).

Avv. Emanuela Manini

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