Monthly Archives: novembre 2009

commento fondo enasarco del 30-11-2009

EM/mg commento fondo enasarco del 30-11-2009

Versamento dei contributi in favore di un agente di commercio sul Fondo Enasarco, maturati precedentemente alla data di conseguimento del diritto a pensione, ma effettivamente versati dopo tale data. Diritto dell’agente, ai sensi dell’art. 12 Reg. Enasarco 1/1/2004, al supplemento di pensione al compimento del 70° anno di età, e comunque non prima del trascorrere di un quinquennio dalla data del pensionamento previa cessazione di tutti i rapporti di agenzia. Esclusione della revisione della pensione già liquidata. Diritto dell’agente di commercio al risarcimento del danno pensionistico da parte della società preponente che non abbia versato correttamente, alla scadenza, i contributi previdenziali maturati in relazione alle provvigioni dovute.

—°—

Come noto, ai sensi dell’art. 5 L. 12/1973 tutti gli agenti di commercio che operano sul territorio nazionale debbono essere obbligatoriamente iscritti al Fondo di Previdenza Enasarco e alla iscrizione degli agenti deve provvedere il preponente entro tre mesi dalla data di inizio del rapporto di agenzia.

Per la parte che qui interessa, nel sistema Enasarco la materiale ed effettiva disponibilità dei contributi da parte dell’ente condiziona la erogazione delle prestazioni dovute restando esclusa in tale ambito l’applicazione del principio di automaticità delle prestazioni stabilito dall’art. 2116 cc per il rapporto di lavoro subordinato (per tutte Cass. n. 8201 del 27/7/1995 in Giust. Civ. Mass. 1995, 1435).

Ai sensi dell’art. 12 del Regolamento delle Attività Istituzionali del 1/1/2004, per i contributi pervenuti successivamente alla data di acquisizione del diritto alla pensione, prescindendo dal periodo cui gli stessi si riferiscono, gli agenti possono chiedere la liquidazione di un supplemento della pensione, distinto dal trattamento pensionistico in essere. Detto supplemento di pensione potrà essere liquidato al compimento del 70° anno di età e comunque non prima del trascorrere di un quinquennio dalla data del pensionamento, previa cessazione di tutti i rapporti di agenzia.

A seguito di tale previsione normativa, che ha modificato l’art. 11 L. 12/1973 citata, resta pertanto escluso che per il caso di versamento di contributi a Fondazione Enasarco, maturati precedentemente alla data di conseguimento del diritto a pensione, ma effettivamente versati dopo tale data, debba farsi luogo, come previsto dalla previgente normativa, alla revisione della pensione già liquidata, imputando il ritardato versamento all’anno di riferimento nonché facendo luogo a ricalcolo di pensione base con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al versamento del relativo contributo.

– – –

Così delineata la legislazione e la regolamentazione in materia, occorre dire che per il caso di versamento di contributi da parte della preponente in un momento successivo alla maturazione del trattamento pensionistico, il rateo di pensione subisce una significativa riduzione, attesa la mancata considerazione dei contributi, versati tardivamente rispetto alla maturazione, sia sul montante di calcolo del miglior triennio ai fini del computo della cd. quota A) di pensione, sia sul montante di calcolo dell’ultimo quindicennio assicurato, ai fini del computo della c.d. quota B) di pensione.

Il danno che conseguentemente l’agente di commercio andrà a patire sarà costituito dalla diminuzione patrimoniale subita, individuata dalla differenza tra l’importo della pensione percepita e quella che sarebbe stata spettante (danno emergente) e dai futuri mancati introiti pensionistici, costituiti dalla differenza tra l’importo della pensione che l’agente andrà a percepire nel corso della sua vita e quella che in tale lasso di tempo gli sarebbe spettata di diritto (lucro cessante).

Pertanto, in tutti i casi in cui si verifichi l’evenienza, sopra prospettata, – versamento dei contributi Enasarco in un momento successivo alla loro scadenza, nonché successivamente alla maturazione del trattamento pensionistico – l’agente di commercio potrà radicare un contenzioso avverso la società preponente, invocando il risarcimento del danno pensionistico, per differenze tra l’importo della pensione percepita e quella che sarebbe spettata di diritto, e per capitalizzazione delle differenze pensionistiche che andranno a verificarsi successivamente alla data del pensionamento.

Firenze lì, 30 Novembre 2009

Avv. Emanuela Manini

Commento sentenza n. 275-09 della Corte Costituzionale

EM/mg commento sentenza n. 275-09 della Corte Costituzionale

Onere a carico delle lavoratrici che intendono proseguire nel rapporto di lavoro oltre il compimento del sessantesimo anno di età, di darne tempestiva comunicazione al datore di lavoro, almeno tre mesi prima della data di perfezionamento del diritto alla maturazione del diritto alla pensione. Declaratoria di incostituzionalità dell’art. 30 Dlgs 198/2006 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna) nella parte in cui prevede tale onere di comunicazione. Breve commento alla sentenza n. 275/2009 della Corte Costituzionale.

Come noto, l’art. 30 del Dlgs 198/2006, rubricato “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell’art. 6 della legge 28 novembre 2005 n. 246”, dispone che la lavoratrice, in possesso dei requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia (anzianità contributiva e compimento del 60° anno di età) può continuare a lavorare fino agli stessi limiti di età previsti per gli uomini (compimento del 65° anno di età), e tuttavia, al fine di evitare la risoluzione del rapporto di lavoro per sopravvenuti limiti di età, deve comunicare al datore di lavoro la propria intenzione di proseguire l’attività lavorativa fino al sessantacinquesimo anno di età, da effettuarsi almeno tre mesi prima della data di perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia.

La Corte Costituzionale, investita della questione, ha dichiarato con sentenza n. 275/2009 la illegittimità costituzionale dell’art. 30 Dlgs 198/2006 nella parte in cui prevede a carico della lavoratrice, prossima al compimento dei 60 anni di età, l’onere di comunicazione al datore di lavoro della propria intenzione di proseguire l’attività lavorativa, nonché nella parte in cui subordina a tale adempimento l’applicazione al rapporto di lavoro della tutela accordata dalla legge in materia di licenziamenti individuali.

In definitiva, la Corte Costituzionale completa il percorso intrapreso con le sentenze n. 137/1986 e n. 498/1998, nella direzione della piena uniformazione del lavoro femminile a quello maschile e della equiparazione in materia di età massima di durata del rapporto di lavoro, precisando che il datore di lavoro, nell’organizzare il proprio personale, dovrà considerare come normale la permanenza in servizio della donna oltre il compimento dell’età per accedere al pensionamento di vecchiaia, non condizionando il diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro all’adempimento dell’onere di comunicazione, non previsto per l’uomo e, come tale, di effetto discriminante nei confronti del lavoro femminile.

Avv. Emanuela Manini

Commento circolare Inps n. 89 del 10-7-2009

EM/mg commento circolare inps n. 89 del 10-7-2009

Pensione di anzianità e cessazione della attività lavorativa con successiva rioccupazione. Commento alla circolare Inps n. 89 del 10/7/2009.

Con circolare n. 89 del 10/7/2009 rubricata: “Pensione di anzianità e di vecchiaia. Cessazione dell’attività lavorativa con successiva rioccupazione. Chiarimenti”, l’Inps pone fine a contrasti e dubbi applicativi ed interpretativi, insorti per il caso di soggetto che, in possesso dei requisiti per l’accesso alla pensione di anzianità, invochi la liquidazione del trattamento pensionistico, dopo avere cessato il rapporto di lavoro, nonché, di seguito, si reimpieghi come lavoratore subordinato, alle dipendenze dello stesso o di diverso datore di lavoro.

A fronte di tale evenienza l’Inps, al fine di fare luogo alla erogazione della prestazione pensionistica richiesta, riteneva necessario che decorresse un “congruo” arco temporale (circa un mese) tra la cessazione del rapporto di lavoro e la sua ripresa presso lo stesso od altro datore di lavoro, negando, per tutti i casi di mancato decorso del tempo, la pensione richiesta, ovvero pretendendo in restituzione i ratei di pensione già erogati.

Con circolare n. 89/2009 l’Inps, in coerenza con la posizione assunta dal Dicastero del Lavoro, nonché con i precedenti giurisprudenziali in materia, ha chiarito che è possibile liquidare il richiesto trattamento pensionistico in favore di soggetto che si rioccupi presso il medesimo datore di lavoro, ovvero presso un datore di lavoro diverso da quello alle cui dipendenze si trovava al momento della domanda di pensione, a prescindere dalla durata del periodo di inattività, essendo sufficiente che non vi sia coincidenza tra la data di decorrenza della pensione e la data di rioccupazione.

Al fine di accertare la avvenuta interruzione del precedente rapporto di lavoro, sarà necessario unicamente riscontrare l’avvenuto esperimento delle formalità conseguenti alla cessazione del rapporto di lavoro, quali le dimissioni del lavoratore, le comunicazioni e scritture di legge, la liquidazione delle competenze economiche e quant’altro.

Dunque, conformemente alla circolare interpretativa, sopra richiamata, per tutti i casi in cui sia stata presentata da soggetto, rioccupatosi presso lo stesso o altro datore di lavoro, domanda di pensione di anzianità, la quale sia stata negata dall’Inps, in ragione della non congruità della durata del periodo di inattività, ovvero sia stata pretesa dall’Istituto previdenziale la restituzione dei ratei di pensione, frattanto pagati, il richiedente potrà presentare ricorso amministrativo dinanzi al Comitato provinciale Inps, nonché, in caso di rigetto, ricorso giudiziario dinanzi al Tribunale, giudice del lavoro, invocando la erogazione in suo favore del trattamento pensionistico richiesto, ovvero la corresponsione dei ratei di pensione riscossi ed in seguito pretesi dall’Inps in restituzione.

Avv. Emanuela Manini