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sentenza n. 542/2009 corte di appello

EM/mg commento alla sentenza del tribunale di Firenze n. 1373 del 26.10-21.12.06

Costituzione di rendita vitalizia, ai sensi dell’art. 13 L. 1338/1962, al fine di regolarizzare periodi contributivi scoperti perché omessi dal datore di lavoro e caduti in prescrizione. Imprescrittibilità del diritto del lavoratore a costituire rendita vitalizia presso l’Inps. Sentenza n. 542/2009 della Corte d’Appello di Firenze, Sez. Lav.

Una interessante sentenza della Corte d’Appello di Firenze (n. 542/2009), richiamando alcuni precedenti giurisprudenziali della Corte di Cassazione, ha stabilito che la facoltà di costituire una rendita vitalizia, ai sensi dell’art. 13 L. 1338/1962, per il caso di omesso versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, non è soggetta a prescrizione, decorrente dal momento in cui, a seguito della prescrizione dei contributi non versati dal datore di lavoro, la facoltà avrebbe potuto essere esercitata, ovvero da una decorrenza successiva, essendo consentito all’assicurato di chiedere in ogni momento la copertura della propria posizione assicurativa, dietro pagamento della rendita.

La vicenda prende avvio da una controversia radicata dinanzi al Tribunale di Firenze, Sez. Lavoro, con il patrocinio dell’Avv. Emanuela Manini, avverso l’Inps, nell’ambito della quale il ricorrente invocava l’accertamento del suo diritto alla costituzione di rendita vitalizia, ai sensi dell’art. 13 L. 1338/1962, afferente l’anno 1976, al fine di coprire contributi previdenziali omessi dal datore di lavoro durante l’esercizio della attività lavorativa e caduti in prescrizione, con conseguente condanna dell’Inps alla costituzione in suo favore della rendita vitalizia, al fine di regolarizzare il suddetto periodo.

L’Inps si costituiva in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso, atteso, a suo dire, che il diritto alla costituzione di rendita vitalizia si prescrive in dieci anni dal giorno in cui è verificata la prescrizione dei contributi non versati dal datore di lavoro, con conseguente esclusione del diritto dell’assicurato a coprire con la rendita vitalizia la contribuzione mancante.

Avverso la sentenza del Tribunale di Firenze, Sez. Lav., di accoglimento della domanda del ricorrente, l’Inps radicava giudizio di appello, insistendo nelle proprie conclusioni.

La Corte di Appello di Firenze, con la richiamata sentenza, ha accolto nuovamente la tesi del ricorrente, ammettendo la imprescrittibilità del diritto dell’assicurato a richiedere in qualunque momento la costituzione in suo favore di rendita vitalizia presso l’Inps, al fine di fare luogo alla copertura, dietro pagamento dell’importo, pari alla riserva matematica necessaria alla rendita, di periodi contributivi non versati dal datore di lavoro durante il periodo lavorato e pertanto risultati non coperti a seguito della prescrizione dei contributi.

Avv. Emanuela Manini

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commento a sentenza del 5-6-09

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Nota a sentenza 5/6/2009 del Tribunale di Firenze, Sez. Lav. nell’ambito di una controversia, instaurata con la procedura dell’art. 700 cpc, da una lavoratrice avverso Trenitalia Spa, volta ad invocare la sospensione della efficacia del provvedimento, con cui, all’atto della sua immissione in servizio, era assegnata ad un impianto di lavoro, diverso da quello da ultimo occupato.

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All’esito di un giudizio, intrapreso dinanzi al Tribunale di Firenze, Giudice del Lavoro, confermato nei successivi gradi di impugnazione, era riconosciuta la illecita intermediazione di mano d’opera, nonché la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra una lavoratrice e le Ferrovie dello Stato (in seguito denominate Trenitalia Spa), con diritto della stessa ad essere immessa nei ruoli della società nella sede di origine assegnata (Firenze) e nella qualifica riconosciuta.

All’atto della esecuzione della sopracitata sentenza, Trenitalia Spa, prospettando la impossibilità della collocazione presso la sede di appartenenza, assegnava la dipendente ad altro impianto di lavoro, dove la dipendente era invitata a prendere servizio.

Radicato dalla lavoratrice, rappresentata e difesa dall’Avv. Emanuela Manini, procedimento cautelare, ex art. 700 cpc, dinanzi al Tribunale di Firenze, il Giudice adito, a scioglimento della sua riserva, ordinava a Trenitalia Spa la immediata sospensione del provvedimento di assegnazione della ricorrente a sede di lavoro diversa da quella assegnata con sentenza di accertamento della illecita interposizione di manodopera (Firenze), ordinando alla società la sua adibizione alla predetta sede.

In particolare, ha osservato il Tribunale che risultava evidente la inottemperanza della società alle pronunce giudiziali di riconoscimento del rapporto di lavoro, proprio della lavoratrice, con Trenitalia Spa, a nulla rilevando la prospettata impossibilità di utilizzare presso la sede originaria la prestazione lavorativa della ricorrente, trattandosi di un aspetto da valutare, ai sensi dell’art. 2103 cc., in relazione al successivo corretto esercizio del potere di individuazione della sede di lavoro e della eventuale adozione di un trasferimento, nei limiti della disciplina contrattualistica di settore.

Inoltre, il Tribunale di Firenze, ha rilevato la sussistenza, nella fattispecie in esame, del periculum in mora, trattandosi di una lavoratrice, madre di un bambino in tenerissima età, la cui assegnazione ad una sede di lavoro molto lontana dal nucleo familiare avrebbe provocato pregiudizi irreparabili alla propria situazione familiare.

La ricorrente ha, dunque, potuto fare ritorno presso la propria sede di lavoro, in attesa del pronunciamento della fase di merito.                                                       Avv. Emanuela Manini