Licenziamento disciplinare e rifiuto di condurre il treno con modalità ad agente unico

Licenziamento disciplinare di un dipendente di Trenitalia Spa, intimato a seguito del reiterato rifiuto del lavoratore a condurre il treno con modalità “ad agente unico”. Declaratoria di illegittimità del licenziamento ed ordine Leggi tutto »

Superamento del comporto per malattia nel settore ferroviario e dichiarazione di illegittimità del licenziamento.

COMPORTO PER MALATTIA NEL SETTORE FERROVIARIO. CORRETTA INTERPRETAZIONE DELLA CLAUSOLA COLLETTIVA IN MATERIA (ART. 32 CCNL ATTIVITA’ FERROVIARIE 2012) DICHIARAZIONE DI ILLEGITTIMITA’ DEL LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO DEL PERIODO DI COMPORTO. Si segnala Leggi tutto »

Tutto sulle pensioni ai superstiti

 TUTTO SULLE PENSIONI AI SUPERSTITI La pensione ai superstiti è di due categorie: 1) pensione di reversibilità, la quale spetta al coniuge di persona deceduta, già in pensione al momento della morte; Leggi tutto »

Intermediazione illecita di manodopera negli appalti ferroviari. Prescrizione dei crediti retributivi

Intermediazione illecita di manodopera nell’ambito degli appalti ferroviari. Prescrizione delle differenze retributive maturate nei confronti della società intermittente. Insussistenza. Breve commento alla sentenza n. 146/2016, pronunciata in data 16/2/2016 dalla Corte di Leggi tutto »

Legge di Stabilità 2016, le novità più rilevanti

Legge di Stabilità 2016, le novità più rilevanti. 1) Nuove regole per la contribuzione Inps artigiani/commercianti. Viene modificato il regime previdenziale di vantaggio per gli artigiani e i commercianti iscritti alle relative Leggi tutto »

Tassazione separata delle somme percepite nell’ambito di una transazione novativa

Tassazione separata delle somme percepite nell’ambito di una transazione novativa, ancora una conferma dalla Commissione Tributaria provinciale di Firenze. Con sentenza n. 1332 del 26/10/2015 la Commissione Tributaria provinciale di Firenze consolida Leggi tutto »

Società di gestione di immobili ed obbligo contributivo

Iscrizione alla gestione commercianti presso l’Inps. Svolgimento di attività di impresa, consistente nella gestione di immobili di proprietà. Esclusione dall’obbligo contributivo. Breve commento alla sentenza n. 1079/2015 del Tribunale di Firenze, sez. Leggi tutto »

Transazione novativa e regime di tassazione separata

Somme corrisposte al lavoratore nell’ambito di transazione novativa. Regime di tassazione separata. Breve commento alla sentenza n. 1259/2015 pronunciata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Firenze. Con sentenza n. 1259/2015 la Commissione Tributaria Leggi tutto »

Intermediazione illecita di manodopera e contributi previdenziali

Rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato insorto con RFI Spa e/o Trenitalia Spa a seguito di accertamento di illecita intermediazione di manodopera, ai sensi dell’art. 1 L. 1639/1960. Onere della contribuzione Leggi tutto »

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Enasarco: modalità di calcolo della pensione

Con la recente sentenza n. 422/2015 la Corte di Appello di Torino, confermando la decisione n. 1323/2014 emessa in primo grado dal Tribunale di Torino, ha affermato la legittimità della interpretazione sostenuta Leggi tutto »

Modifiche nel mondo del lavoro

MODIFICHE NEL MONDO DEL LAVORO I decreti legislativi 80/2015 in materia di congedi parentali e 81/2015 in materia di contratti di lavoro flessibili hanno apportato importanti modifiche ai settori, oggetto di disciplina Leggi tutto »

Intermediazione illecita di manodopera e sede di lavoro

INTERMEDIAZIONE ILLECITA DI MANODOPERA NEL TRASPORTO FERROVIARIO. DIRITTO DEL LAVORATORE, ALL’ATTO DI IMMISSIONE IN SERVIZIO, ALL’ESPLETAMENTO DELLA MANSIONE PRESSO IL POSTO DI LAVORO DA ULTIMO OCCUPATO. BREVE COMMENTO ALLA ORDINANZA 28/5/2015 DELLA Leggi tutto »

Contributi Enpals. Commento alla sentenza 410/2015

CONTRIBUTI ENPALS (ORA INPS).QUANDO SUSSISTE L’OBBLIGO CONTRIBUTIVO. ONERE PROBATORIO A CARICO DELL’ISTITUTO PREVIDENZIALE, CHE INVOCA IL PAGAMENTO DELLA CONTRIBUZIONE. BREVE COMMENTO ALLA SENTENZA N. 410/2015 DEL TRIBUNALE DI FIRENZE, SEZ. LAV. Una Leggi tutto »

Riforma del diritto del lavoro (jobs act). Ultima novità legislativa

RIFORMA DEL DIRITTO DEL LAVORO (JOBS ACT). ULTIMA NOVITA’ LEGISLATIVA. Dal 7/3/2015 sono entrati in vigore i decreti legislativi n. 22/2015 “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali Leggi tutto »

Novità dal mondo del lavoro

NOVITA’ DAL MONDO DEL LAVORO 1) TFR in busta paga, dal 1 marzo 2015 è possibile. A partire dal 1 marzo 2015 il lavoratore dipendente del settore privato, che vanti una anzianità Leggi tutto »

Appalto di servizi ferroviari. Omesso pagamento del TFR da parte della società appaltatrice. Solidarietà tra Trenitalia Spa e la società appaltatrice in ordine al pagamento del TFR

Contratto di appalto tra Trenitalia Spa e società di appalto di servizi ferroviari. Omesso pagamento da parte della società appaltatrice in favore del dipendente di quest’ultima di quote di TFR maturate nel Leggi tutto »

Licenziamento dei dipendenti pubblici e privati, disciplina legislativa applicabile

Licenziamento dei dipendenti pubblici e privati. La diversità della disciplina legislativa, ad essi applicabile, alla luce del Jobs Act. A) Licenziamento dei dipendenti pubblici. A1) Licenziamento disciplinare. La disciplina dei licenziamenti disciplinari Leggi tutto »

Licenziamento disciplinare e rifiuto di condurre il treno con modalità ad agente unico

Licenziamento disciplinare di un dipendente di Trenitalia Spa, intimato a seguito del reiterato rifiuto del lavoratore a condurre il treno con modalità “ad agente unico”. Declaratoria di illegittimità del licenziamento ed ordine di reintegra del lavoratore per insussistenza giuridica del fatto contestato. Breve commento alla sentenza n. 320/2016 del 19/7/2016, pronunciata dalla Corte di Appello di Genova, sez. lav.

Si segnala la interessante sentenza n. 320/2016, pubblicata il 19/7/2016, della Corte di Appello di Genova sez. lav., chiamata a pronunciarsi in una controversia avente ad oggetto il licenziamento disciplinare, intimato da Trenitalia Spa ad un macchinista, a seguito del rifiuto di quest’ultimo di condurre il treno con modalità ad agente unico.

Dichiarata la illegittimità del licenziamento dal Tribunale di Genova sia nella prima fase che in quella di opposizione, la Corte di Appello di Genova, sez. lav., è stata investita della controversia in sede di reclamo da Trenitalia Spa, la quale ha invocato la declaratoria di illegittimità del licenziamento e per l’effetto la riforma della sentenza confermativa della ordinanza resa nella fase sommaria.

La adita Corte di Appello, nel rigettare il ricorso promosso da Trenitalia Spa, ha ripercorso i ragionamenti seguiti dal Tribunale nelle precedenti fasi, offrendo interessanti spunti di riflessione.

In proposito, i fatti, oggetto di causa, non erano in contestazione, trattandosi unicamente di stabilire se il rifiuto del macchinista alla condotta del treno, con equipaggio composto da un macchinista e da un tecnico polifunzionale deputato ad attività di supporto ma senza abilitazione alla condotta (modulo di condotta ad agente unico) fosse giustificato dal dedotto inadempimento da parte di Trenitalia Spa rispetto alle obbligazioni di sicurezza (art. 2087 cc., art. 45 dlgs n. 81/2008 “Pronto Soccorso”, Decreti ministeriali 388/2003, 19/2011) e se , per l’effetto, il ricorrente potesse invocare l’eccezione di inadempimento, di cui all’art. 1460 cc.

A sostegno della propria decisione di dichiarare illegittimo il licenziamento disciplinare, intimato al lavoratore, la Corte territoriale ha condiviso la tesi del Tribunale, secondo cui il modulo di condotta ad agente unico costituisse “un arretramento della tutela antinfortunistica essendosi dilatati i tempi di soccorso per il macchinista che, colto da malore, sia impossibilitato a proseguire nella conduzione del treno. Ed ha ritenuto di ravvisare, in ciò, una violazione sia dell’art. 2087 cc., sia delle disposizioni relative al pronto soccorso laddove impongono ai gestori delle infrastrutture e alle imprese ferroviarie di predisporre “…procedure operative per attuare uno specifico piano di intervento che preveda per ciascun punto della rete ferroviaria le modalità più efficaci al fine di garantire un soccorso qualificato nei tempi più rapidi possibili anche per il trasporto degli infortunati” (art. 4 del decreto interministeriale n. 19/2011)”.

Anche sul fronte dei soccorsi al macchinista colto da malore, la Corte di Appello ha condiviso le argomentazioni della impugnata sentenza, secondo cui “l’adozione del modulo di equipaggio misto determina un rallentamento dei primi soccorsi da prestare al macchinista qualora un malore o altro evento gli impedisca di proseguire nella guida con conseguente aumento del rischio che (a fronte di eventi quali l’infarto del miocardio ed altri analoghi) i soccorsi possono arrivare quando ormai vi è stato un esito letale”.

Proseguendo nel proprio ragionamento, la Corte territoriale è giunta alla seguente conclusione “In definitiva, questa Corte territoriale ritiene di dover recepire le valutazioni formulate dal giudice di primo grado in ordine alla effettiva sussistenza di un inadempimento datoriale, per aver Trenitalia Spa adottato una modifica dell’assetto organizzativo che, specie con riferimento alle linee ferroviarie che vengono in rilievo nella presente decisione, ha determinato un significativo incremento del rischio per la salute del macchinista. Vanno qui ribadite le valutazioni del giudice di primo grado quanto alla necessità di dare piena protezione al diritto alla salute dei lavoratori laddove sia materialmente possibile da parte dell’imprenditore adottare un modello organizzativo maggiormente efficace; e, nel caso in esame, che vi fosse tale possibilità emerge in modo indiscutibile dal fatto che un modello maggiormente efficace a fornire un primo soccorso sollecito era stato già adottato da Trenitalia Spa con il precedente modulo di equipaggio, poi dismesso unicamente per ridurre i costi a carico dell’azienda”.

Da ultimo, quanto alla invocata applicazione da parte di Trenitalia Spa dell’art. 56, lett. h, CCNL della Mobilità, secondo cui “il lavoratore deve eseguire gli ordini inerenti all’esplicazione delle proprie funzioni e mansioni che gli siano impartite dai superiori gerarchici e funzionali; se l’ordine è palesemente contrario ai regolamenti ed istruzioni deve farne rimostranza al superiore che lo ha impartito dichiarandone le ragioni; se l’ordine è rinnovato per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Non deve, comunque eseguire l’ordine quando la sua esecuzione possa comportare la violazione di norme penalmente sanzionate”;

la Corte di Appello, a sostegno della inapplicabilità del citato articolo, ha dichiarato che “…il succitato art. 56, lettera h, del CCNL di categoria non possa interpretarsi nel senso invocato dalla reclamante (ndr: Trenitalia), non essendo infatti ammissibile che le parti sociali abbiano derogato a norma imperativa pregiudicando il diritto dei lavoratori a far valere l’eccezione di inadempimento di cui all’art. 1460 cc. a tutela della loro integrità psicofisica”.

Di qui, la Corte di Appello ha dichiarato la illegittimità del licenziamento disciplinare intimato da Trenitalia Spa ed ha ordinato a quest’ultima di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro, ai sensi dell’art. 18, 4 comma, L. 300/1970 (Legge Fornero), sul presupposto che il fatto contestato fosse sussistente dal punto di vista materiale, ma fosse connotato da “antigiuridicità”.

Avv. Emanuela Manini

Allegata: sentenza 320/2016

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Superamento del comporto per malattia nel settore ferroviario e dichiarazione di illegittimità del licenziamento.

COMPORTO PER MALATTIA NEL SETTORE FERROVIARIO. CORRETTA INTERPRETAZIONE DELLA CLAUSOLA COLLETTIVA IN MATERIA (ART. 32 CCNL ATTIVITA’ FERROVIARIE 2012) DICHIARAZIONE DI ILLEGITTIMITA’ DEL LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO DEL PERIODO DI COMPORTO.

Si segnala la interessante sentenza n. 386/2016, pronunciata dalla Corte di Appello di Firenze, sez. lav., sul reclamo presentato da un lavoratore, patrocinato dall’Avv. Emanuela Manini, licenziato da Trenitalia Spa per superamento del periodo di comporto, ai sensi dell’art. 32 CCNL della Mobilità/Area Contrattuale Attività Ferroviarie 20/7/2012.

La vicenda prende avvio a seguito del licenziamento intimato da Trenitalia Spa ad un lavoratore che prima della scadenza del periodo di comporto breve (12 mesi) certificava un ulteriore periodo di malattia che si protraeva, senza soluzione di continuità, per complessivi 41 giorni.

Ritenendo che nella fattispecie dovesse applicarsi il comporto lungo (15 mesi), il lavoratore impugnava il licenziamento, frattanto intimatogli, dinanzi al Tribunale di Firenze, sez. lav., che tuttavia sia nella fase sommaria che in quella di opposizione, rigettava il ricorso.

La Corte di Appello di Firenze, adita dal lavoratore in sede di reclamo, con sentenza n. 386/2016, ha dato ragione a quest’ultimo, fornendo la corretta interpretazione della norma collettiva applicata, la quale recita: “qualora l’ultimo evento morboso in atto al termine del periodo di comporto (ndr: di dodici mesi) risulti di durata superiore a 40 giorni, il periodo di comporto sarà pari a 15 mesi…” (art. 32 CCNL della Mobilità/Area contrattuale attività ferroviarie).

Si legge nella citata sentenza: “La ratio di tale disposizione obbedisce all’esigenza di un prolungamento della sospensione del rapporto in considerazione della sussistenza di uno stato di malattia di una certa gravità e che quindi impedisca la prestazione per almeno 41 giorni.

Se alla scadenza dei dodici mesi è in atto una ulteriore malattia che risulti di durata superiore a 40 giorni il comporto si prolunga per altri tre mesi, ancorchè con una consistente riduzione della retribuzione.

La parti sostanzialmente concordano su tale premessa, tuttavia il datore di lavoro ritiene (in linea con la pronuncia in primo grado oggi reclamata) che la nuova malattia, in atto alla scadenza del comporto ordinario, debba essere certificata con una durata di più di 40 giorni e questo per consentire di avvalersi del recesso per il superamento del periodo massimo di sospensione o prorogarlo fino ai quindici mesi. Al contrario, il lavoratore sostiene che sia indifferente se il superamento dei 40 giorni sia certificato da una o più attestazioni e cioè se la durata della nuova malattia debba valutarsi ex ante od ex post.

E’, ora, opinione del Collegio che la valutazione ex post trovi il suo fondamento nella lettera della previsione contrattuale, se si pone mente all’uso del termine “risulti” ad opera delle parti negoziali.

Nell’affermare il diritto al comporto lungo, la clausola contrattuale la subordina alla circostanza che l’evento morboso “risulti di durata superiore ai quaranta giorni”. Risultare, infatti, indica una ricognizione ex post, cioè la verifica di un risultato e tale verifica, ovviamente, non può farsi sulla base di una originaria previsione, posto che, per definizione, la malattia può esordire suggerendo una prognosi veloce e poi progredire comportando un prolungamento dello stato di inabilità.

Solo alla sua cessazione, dunque, è possibile stabilire quale sia (stata) la sua durata. Né a soluzione contraria può condurre l’argomento datoriale sulla esigenza di conoscere subito, alla scadenza del comporto ordinario, quali siano le condizioni del dipendente, in considerazione dell’impegno contrattuale assunto con la previsione di cui all’art. 32 CCNL che impone al datore di lavoro di attendere 12 mesi e quaranta giorni prima di esercitare il recesso, qualora, come nella specie, la malattia sia in atto alla scadenza dell’anno”.

—°—

Muovendo da tale (corretta) interpretazione della norma collettiva, la Corte di Appello ha dichiarato la illegittimità del licenziamento intimato ed ha ordinato a Trenitalia Spa di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro, nonché di corrispondergli il risarcimento del danno.

—°—

Sentenza n. 386/2016.

Avv. Emanuela Manini

 

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Tutto sulle pensioni ai superstiti

 TUTTO SULLE PENSIONI AI SUPERSTITI

La pensione ai superstiti è di due categorie:

1) pensione di reversibilità, la quale spetta al coniuge di persona deceduta, già in pensione al momento della morte; 2) pensione indiretta, la quale spetta per il caso di coniuge defunto non pensionato, che abbia versato cinque anni di contributi, di cui almeno tre negli ultimi cinque.

In entrambi i casi, al coniuge spetta, in linea generale, il 60% dell’importo maturato dal coniuge deceduto, sulla base della retribuzione dichiarata e della contribuzione versata.

L’importo liquidato a titolo di pensione ai superstiti subisce una riduzione in relazione al reddito del coniuge beneficiario: del 25% se il reddito è superiore a tre volte il trattamento minimo di pensione (nel 2015, 26.098,28); Per il caso di reddito superiore fino a cinque volte il trattamento minimo (nel 2015, 32.622,85) la pensione si riduce del 40%; infine, per redditi superiori la riduzione è pari al 50%.

Con decorrenza a far data dal 1/1/2012 la aliquota si riduce ulteriormente se il deceduto aveva superato i 70 anni al momento del matrimonio, se la differenza di età tra coniugi è superiore a 20 anni e se il matrimonio è durato meno di 10 anni.

La riduzione è pari al 10% per ogni anno di matrimonio mancante per raggiungere i dieci anni ed essa rimane immutata, essendo cristallizzati i requisiti al momento del decesso del coniuge.

—°—

Il diritto alla pensione ai superstiti cessa per il caso che il beneficiario passi a nuove nozze, tuttavia questi ha diritto alla corresponsione di un assegno una tantum, purchè ne faccia apposita domanda.

—°—

Per il caso in cui il coniuge superstite sia legalmente separato al momento del decesso dell’altro coniuge, esso mantiene inalterato il diritto al trattamento pensionistico, ad eccezione del caso di addebito della separazione ed in assenza di diritto all’assegno di mantenimento.

—°—

In caso di divorzio, occorre distinguere. Se il coniuge divorziato superstite non abbia contratto nuove nozze esso ha diritto al trattamento pensionistico, purchè fosse titolare al momento del decesso di assegno divorzile (ma il diritto a pensione si perde se i coniugi si erano accordati per la corresponsione di assegno una tantum).

Il diritto alla pensione si perde in caso di contrazione di nuove nozze.

Infine, per il caso in cui il coniuge divorziato deceduto abbia contratto nuove nozze, la quota del 60% della pensione si ripartisce tra coniuge divorziato e coniuge superstite.

Tuttavia, poiché la legge non stabilisce criteri univoci, spetta al Tribunale determinare la quota di pensione da attribuire a ciascun avente diritto, che tenga conto della durata legale dei rispettivi matrimoni (circolari INPS 211/1998, 185/2015).

Avv. Emanuela Manini

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